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1947.
Avevo poco più di vent'anni, venivamo da una guerra perduta alla quale
molti di noi avevano partecipato, perchè nel '40 eravamo ancora
imberbi.
La città era semidistrutta . Pochi edifici del centro storico erano
stati ricostruiti e la gente si dava da fare arrangiandosi : l'artigiano
riapriva bottega, piccole imprese iniziavano nuove costruzioni,
pastifici semiartigianali, dopo anni di razionamenti, lavoravano a pieno
ritmo per soddisfare la fame arretrata, piccoli pescatori facendo debiti
armavano paranze e cianciuoli, veniva su una piccola e media industria
conserviera, qualche raffineria di alimentari, ed il porto cosparso
ancora di qualche carcassa, faceva del suo meglio per consentire il
carico di marmi a qualche nave. Era l'inizio di una ripresa
principalmente voluta dal basso. Sorgevano circoli culturali di
universitari ( Corda Frates), di lavoratori ( ENAL) con il suo Coro
delle Egadi, risorgeva una modesta attività teatrale con la compagnia
" Gli allegri studenti " creata dal sottoscritto e da quel
grande sconosciuto genio musicale da poco defunto che fu Enzo Mascari e
tanti altri giovani. Sorse il primo circolo del cinema ( del quale per
qualche tempo fui il segretario) con Simone Gatto ( poi senatore), Nello
Piacentino (poi Presidente della Camera di Commercio), moro giovanissimo
e più tardi il Circolo di cultura. In questo clima di dinamismo, qui da
noi ( dove purtroppo non esisteva più un teatro ), che eravamo lontani
le cento miglia dai grandi centri culturali, una parte prominente della
diffusione della cultura, ebbe il cinema. Imperversava il neo-realismo e
per noi giovani films come Roma città aperta, Miracolo a Milano, La
terra trema, furono emozionali scoperte.
Nel giusto
tempo, perciò, a quel punto, cominciò il piccolo boom delle cineprese
amatoriali. Avevano un prezzo relativamente accessibile (si potevano
pagare anche a rate) e, soprattutto il costo di produzione di un filmino
amatoriale non arrivava forse a mille lire. I più, invece di far "
cinema " facevano soltanto fotografie in movimento (proprio come i
Lùmiere); i più esigenti, pochini per la verità, inseguirono qualche
testo di cinematografia, si esercitarono con mezzi primordiali ( un paio
di forbici, una lente d'ingrandimento, una lametta ed un collante ) a
fare, attraverso il montaggio, un discorso, costruire cioè una
inquadratura e con tante inquadrature una sequenza e poi con tante
sequenze montare un film. Poco a poco, raffinandosi, iniziarono ad
abbozzare dei canovacci di ripresa e poi delle quasi sceneggiature.
Sino al 1960,
i films dei cineamatori erano in bianco e nero, muti e nel formato 8
millimetri.
La pellicola non
poteva essere duplicata perché il supporto sensibile era "
invertibile" per cui i films erano tutti monocopie, salvo rarissime
eccezioni costosissime, che consentivano alla monocopia di divenire un
negativo.
Le macchinette da
ripresa non avevano accessori; disponevano di un solo obbiettivo di
normale lunghezza focale ( quindi niente teleobbiettivi o grandangolari
o zoom ), il trascinamento della pellicola non era motorizzato ma a
spirale da caricare a mano; non esistevano automatismi espositivi, né
filtri ottici per effetti speciali ed inoltre le pellicole non avevano
una grande sensibilità.
Tutto doveva essere
fatto dall'operatore con il movimento del suo corpo: avanzare a lenti
passi per una carrellata, eseguire torsioni del busto per le
panoramiche, mettere sul muso del soggetto la macchina per un primo
piano. Inoltre per il montaggio del film no esistevano né titolatrici, né
moviole, né incollatrici.
Il documentario
amatoriale I Misteri è stato da me girato nel 1950 con questi
poverissimi mezzi : una cinepresa Movikon Zeiss monobbiettivo e un
esposimetro manuale a parte, neanche poi tanto preciso.
Avevo preparato un canovaccio di massima che poi, travolto
dall'entusiasmo, dalla folla ed affascinato dai personaggi che mi
ruotavano intorno ho finito per abbandonare.
Il film ha
soprattutto un pregio : è genuino perché fatto con amore.
Tore Mazzeo
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