I  TAMBURINI DELL'UNIONE MAESTRANZE


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al 1986 la processione dei Misteri viene aperta da un gruppo di otto tamburini di età compresa tra i 18 e i 30 anni. I tamburi annunciano, per tutta la durata della processione, il passaggio dei gruppi sacri. Il loro rullo, all’uscita dalla chiesa, contrassegna l’inizio della manifestazione e, assieme al suono delle ciaccole, connota fortemente il campo sonoro della notte, quando, scioltesi le bande, i gruppi vengono ricondotti tra le vie del centro storico.

Nei contesti festivi l’uso del tamburo è diffuso in tutta la Sicilia. «Le cadenze dei tammurinara annunciano l’imminenza di una festa, richiamano l’attenzione per la questua (raccolta, cogghiuta), caratterizzano lo svolgimento di processioni o fiaccolate (ciacculati). Ogni processione va seguita con il suo particolare ritmo, così come peculiari sono i ritmi che accompagnano il passaggio delle autorità, delle confraternite, dei simulacri, degli stendardi, dei ceri votivi, delle macchine festive. Il rullo dei tamburi richiama l’attenzione sulla sacralità dell’evento e circoscrive “sonoramente” lo spazio instaurando la convenzione processionale» (Bonanzinga 1992: 52). Il tamburo svolge la funzione di segnalare un corteo, l’inizio delle esecuzioni bandistiche, la comunicazione di una notizia ufficiale. Fino agli anni Cinquanta, la figura del banditore municipale (bbanniaturi, abbanniaturi, vanniaturi) era molto comune. Gli avvisi venivano declamati ad alta voce e alternati a semplici ritmi di tamburo che servivano ad attirare l’attenzione (Bonanzinga 1995: 52). «Il tammurinaru, imbracciato il suo strumento, compiva la firriata, cioè il giro delle strade, eseguendo ritmi specifici a seconda della circostanza da pubblicizzare» (Pennino 1990a: 419). Interessante è il ruolo che il tamburo svolge in alcuni contesti festivi: regolare le azioni, i gesti, i movimenti dei produttori della festa. Talvolta il tamburo dà vita a vere e proprie rappresentazioni coreutiche e drammatiche. Ne rappresentano degli esempi il mastro ri campu di Mezzojuso, la festa del Tataratà di Casteltermini, il ballu, o iocu, du stinnardu ricorrente in numerosi centri della Sicilia. (Bonanzinga 1992: 52). Durante la Settimana Santa, in molti paesi, i tamburi sono listati a lutto e “scordati” per conferire al suono maggiore gravità. Per raggiungere sonorità gravi e cupe, il tamburino allenta la tensione delle corde e di conseguenza delle membrane di pelle su cui si sbattono le bacchette.   

A Trapani, l’idea di formare un gruppo di tamburini che avesse la funzione di segnalare il passaggio della processione fu dell’Unione Maestranze, l’ente che, dal 1976, aggrega tutte le corporazioni che curano i Sacri Gruppi e che si occupa dell’organizzazione generale dei riti pasquali. Il gruppo negli anni ha acquisito una propria autonomia che gli ha permesso di partecipare a diverse festività siciliane. Responsabile ne è stato, fino all’edizione 2003, il suo fondatore, il maestro Nicolò Lombardo. Un carattere particolare del gruppo è l’improvvisazione. Non esiste una trascrizione di queste marce. Il maestro o il capo-gruppo dirige durante l’esecuzione delle “marcette” i tamburini impartendo vari ordini con le mani. Ad ogni ordine della mano destra o sinistra corrisponde un colpo di tamburo. Questo metodo è utilizzato da diversi maestri tammurinara. Ottavio Tiby afferma che nelle culture tradizionali lo studio dei rulli rappresenta la parte principale dell’insegnamento del tamburo. «Secondo un esperto tammurinaru, questo studio va incominciato lentamente, con suoni di egual durata: tatà (mano destra), manà (mano sinistra), indi si va gradualmente accelerando. Un altro esercizio consiste in un colpo per mano: ta (destra) e ma (sinistra); anche qui suoni di egual durata, che vanno poco a poco stringendo. Un terzo esercizio è giambico: rattà con la destra, rattà con la sinistra; un giambo per mano, prima lentamente, poi man mano più veloce» (Tiby 1957: 88). A Trapani i rulli vengono distinti e denominati in base alla configurazione ritmica che li caratterizza (duine, terzine, quartine). Il rullo eseguito con maggior frequenza è abbastanza semplice e si effettua mentre il gruppo è in movimento. Per identificarlo viene chiamato dai tamburini “marcia normale”. Gli otto tamburini suonano all’unisono per poi variare l’intensità del ritmo. Durante le soste, che in genere durano pochi minuti, al rullo fondamentale si combinano interventi solisti dei vari tamburini consistenti nella produzione di terzine, quartine o quintine al posto delle crome. Queste esibizioni, di solito, iniziano con due o tre tamburi, ai quali lentamente si aggiungono tutti gli altri. Si crea così un crescendo sonoro che si conclude con la ripresa del rullo principale. Ogni sequenza ritmica viene ripetuta più volte. È il maestro a ordinare quando e come variarla. Soltanto durante la fase notturna della processione i tamburini non vengono diretti. Durante la notte viene ripetuto più volte il rullo principale. A questo, i ragazzi alternano veri e propri esibizionismi, eseguendo rulli velocissimi e fortissimi, che vengono improvvisati al momento. In realtà, durante queste realizzazioni sono individuabili i diversi moduli ritmici che caratterizzano il rullo principale e che, ora, vengono ripetuti continuamente con un’intensità sonora altissima. Anche in questa fase, i tamburi hanno la funzione di annunziare il passaggio dei gruppi scultorei che, adesso, ritornano tra le vecchie mura della città. È qui che il suono dei tamburi viene amplificato ancor di più con lo scopo di richiamare quanti erano andati a dormire.

Pasquale Gianno

 

( tratto dalla tesi di laurea del Dr.Pasquale Gianno : " La Musica dei Misteri " )
 

Dello stesso autore :  " La Ciaccola "

 

 Un sentito ringraziamento al caro amico Pasquale che ha voluto onorare queste pagine con gli approfondimenti musicali tratti dalla sua testi di laurea.

 

 

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 Foto di Angelo Guarnotta e Beppino Tartaro

 

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