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I Sacri gruppi che
compongono la Processione dei Misteri sono diciotto, più i due simulacri di Gesù
Morto e di Maria Addolorata.
La tecnica di
realizzazione delle statue, iniziata da Giovanni Matera, consiste nello scolpire
nel legno i volti, le mani ed i piedi, così come di legno è lo scheletro. Internamente sostenuti da ossature in sughero, sui quali si
modellava gli abiti grazie al fatto che la stoffa, precedentemente immersi in
una mistura di colla e gesso permetteva una maggiore naturalezza degli
abiti e maggiore plasticità espressiva, secondo una tecnica tipicamente
trapanese, detta " carchèt ".
In tal modo nei drappeggi dei vestiti vennero realizzate quelle pieghe
che si plasmavano alla diversità della scena rappresentata e rendevano ogni
figura diversa dall'altra.
Per la realizzazione di
questi gruppi non ci ispirò all' iconografia classica, ma ad episodi citati nei
Sacri Testi o nei Vangeli Apocrifi ed aggiungendo anche delle personali
interpretazioni e gli artisti trapanesi seppero dare a questi gruppi una
dinamicità rappresentativa unica nel vasto panorama della Sacre
Rappresentazioni.
Le statue sono fissate
ad una base lignea detta "
vara
" , con un procedimento particolare, al fine di consentire una certa
oscillazione durante il trasporto, tale da esprimere una scenica
rappresentatività al gruppo.
Analizzando la parte inferiore della
vara, notiamo come i singoli gruppi vengono tenuti fermi da un pezzo di
legno ( " cugnu " ) posto trasversalmente che ne assicura la stabilità, sia in
occasione degli spostamenti e soprattutto
durante la processione.
Le più antiche vare sono
state stupendamente intagliate dagli artigiani trapanesi con le raffigurazioni
di putti, simboli del ceto di appartenenza o vedute di Trapani
La
" vara " appoggia su " cavalletti " di legno e quest'ultimi
sostituirono le
forcelle.
Infatti nei primi anni della processione, quando i gruppi dovevano effettuare
delle soste, appoggiavano proprio sulle forcelle che sostenevano l'intero peso.
Tuttavia, questa soluzione presentava molte difficoltà ed erano frequenti
rovinose cadute dell' intero gruppo. Si pensò pertanto di sostituirle con i
" cavalletti " che, se hanno aumentato il peso dell'intero gruppo,
hanno tuttavia permesso una maggiore sicurezza nel trasporto. Le antiche forcelle
sono ancora oggi presenti nella
Processione
dei Misteri di Erice, dove le dimensioni d il peso dei gruppi sono di gran
lunga inferiori a
quelli del capoluogo.
Tornando
ai "Misteri trapanesi" è da ricordare che dal 1950, si iniziò a
coprire i cavalletti con un sontuoso mantello nero (
a'
manta ), sul quale è impresso il nome del ceto di appartenenza.
La rappresentazione
scenografica dei Misteri è ambientata più nell'epoca medievale che ai tempi
dell'occupazione romana della Palestina. Si possono notare soldati dalla
divisa spagnoleggiante o elmi sostituiti da immaginari pennacchi, per non dir
poi che spesso i volti di alcuni personaggi ( come il giudeo della Spogliazione
) altro non erano che raffigurazioni di uomini dell'epoca ( nel caso specifico,
sembra che il giudeo fosse tal " Setticarini ", l'aiutante del boia allora presente a Trapani ).
La
data di costruzione dei gruppi non è certa, quello che si conosce è invece la
data del più antico atto di concessione : è' il 20 aprile 1612, quando
si affidò ai " poveri jurnateri ", il
gruppo dell' Ascesa al Calvario.
Sono
pochissimi i gruppi rimasti pressoché originali; molti di essi, a causa dei danni
patiti a seguito delle
accidentali
cadute dei portatori ( specialmente nel periodo precedente all'istituzione dei
cavalletti ) o
per
i danni conseguenti alle bombe del secondo conflitto mondiale, hanno subito
modifiche o notevoli interventi di restauro ed in alcuni casi una totale
ricostruzione.
E a proposito della ricostruzione post-bellica dei gruppi, furono tanti trapanesi
amanti della processione a far sì che essa potesse risorgere dai danni, non
solo materiali, del conflitto mondiale e tra essi, ricordiamo i concittadini
Mario Serraino , Salvatore Cassisa Mazzei, Giuseppe
Savona, Antonio Tartaro ed il sindaco di allora, Francesco
Manzo che, con amore e passione, si prodigarono a far rivivere quel pezzo
di storia cittadina.
Negli ultimi tempi si è provveduto ad una pulitura delle superfici dei gruppi. Dopo tanti anni, nei quali la polvere, il fumo delle candele e le pennellate di
vernice avevano scurito le colorite espressioni ed i drappeggi, si è così
pervenuti ad una immagine nuova ( ma in realtà originale ) nella colorazione
delle statue.
Ci si augura altresì,
che si proceda con uniformità anche nelle modalità di addobbo dei gruppi
in occasione della processione del Venerdì Santo, evitando la
collocazione di vistose e pacchiane decorazioni argentee ( cuori,
ramoscelli d'ulivo ecc... ) in totale contrasto con l'ambientazione
scenografica e con il valore artistico e spirituale dei gruppi stessi.
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