LO STENDARDO


 

            I Sacri gruppi sono preceduti dalla processione del singolo ceto, anticamente composta dalla maestranza affidataria e dinanzi ad essa sfilava uno stendardo nero simbolo del ceto.

L'arte di condurre in processione lo stendardo non si improvvisava ma si trattava di una vera e propria scuola di " stendardisti" che imprimevano al loro lento incedere un solenne movimento, cadenzato e serio. Uno stile che si imponeva anche ai piccoli stendardisti

Oggi, purtroppo, tranne poche e rare eccezioni, quell' arte sta venendo meno e sovente assistiamo a veri e propri movimenti ritmici, sempre più simili ad una danza, poco consoni con la sacralità dell'evento. Così come si assiste ad un vero e proprio fiorire di stendardi, che non solo cancellano il valore rappresentato da quel drappo listato a lutto.

Recentemente poi i ceti hanno cominciato a far sfilare in processione dei gonfaloni riproducenti l'arte o la scena del gruppo. Si tratta, invero, di una forzatura, di un falso storico, più adatto ad una sfilata di corpi bandistici che al senso vero della nostra processione che si esprimeva attraverso l'omaggio delle singole maestranze e del loro stendardo .

L'augurio è che si posa costituire una scuola di " stendardisti "per insegnare l'arte di " purtari 'u stinnardu "e al contempo ci si augura diminuiscano o meglio cessi la moda de gonfaloni per ridare la storia e la serietà alla processione.


  Testo e foto di Beppino Tartaro

 

 

Le foto d'epoca sono state cortesemente inviate da Nino Barone

 

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