IL RIENTRO
 


 

 

 

 

Fa spesso freddo nella zona delle " Barracche ", il tipico quartiere dei pescatori, quando i Misteri, terminare la lunga e affascinante  notte nelle vie trapanesi si preparano al rientro. Ma è quel freddo siciliano primaverile, ricco di vento e povero di gelo ed in quei momenti nei quali il buio cede alla luce, i gruppi si preparano al lungo rientro verso la chiesa del Purgatorio.

 

Lentamente i ceti ricompongono le processioni, i gruppi iniziano a sfilare lungo il Corso Vittorio Emanuele, i volti dei massari, dei consoli, dei processionanti sono stanchi, ma è una stanchezza particolare perché si vorrebbe prolungare quell' emozione per chissà quante ore ed invece sta tutto terminando.

 

Alle 6,30 la Piazzetta Purgatorio è già piena di gente, sono i trapanesi che non vogliono perdersi le fasi da " trasuta n'chiesa " .

 

Ecco il rullio dei tamburi che annunciano l'approssimarsi del sacro corteo, quel suono che il giorno prima era stato tanto atteso, oggi è sinonimo di tristezza perché annuncia il concludersi della processione, in un sentimento di stanchezza e malinconia.

 

I Misteri sembrano non voler più entrate e con tristezza si congedano dalla città che li ha eletti protagonisti.

La marcia funebre accompagna il rientro ( i gruppi non entrano mai di spalle) salutando per l'ultima volta la folla che assiepa la piazza. Ai massari che per tutta la durata hanno sobbarcato sulle spalle il pesante peso delle " vare ",  spesso si sostituiscono i consoli e i collaboratori dei ceti. 

 Le ultime note, l'ultima " battuta " , il gruppo lentamente entra in chiesa e negli occhi di tutti gli addetti si scorge una profonda emozione che esplode in un pianto liberatorio quando il colpo di "ciaccula" pone fine alla processione.

 E' un abbraccio d'amore, di fatica, speranza e attesa e quando anche il volto di madre piangente dell'Addolorata scomparirà gli occhi della piazza, un lungo e commosso applauso saluterà la Processione dei Misteri di Trapani.

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo foto e video di Beppino Tartaro

 

 

 

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