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Pa-papa
tutututu
Pa-papa tutututu
Pa-papa tutututu
Parappapparappapà
Lo stereo è ad alto volume e trasmette la musica di un concerto
bandistico.
Mentre lavo i piatti, i miei piedi cominciano a muoversi automaticamente
al ritmo di “annacata dei misteri”.
Un piede avanti-riunisco
Un piede dietro-riunisco
Uno a sinistra-riunisco
Uno a destra-riunisco.
E ricomincio sul parappapparapapà.
Solo un trapanese può capire ciò che sta avvenendo in questo preciso
momento nella cucina di casa mia.
Io non lo sono, ma ne ho sposato uno, e mezza elica del DNA dei miei
figli è trapanese.
Ma, per me, la “processione dei misteri” è un evento unico al
mondo.
La prima volta che l’ho vista il cuore m’è balzato in gola e sono
stata sopraffatta dall’emozione. Il tutto s’è puntualmente ripetuto
ogni volta che l’ho rivista.
La vera Trapani, abitualmente città dormiente ed apatica, esplode in
tutta la sua straordinaria bellezza e in tutto il suo fulgore.
Con le “vare”, i massari, i cortei delle maestranze e tutta la gente
per strada a rendere omaggio al “Signore morto”, tutto assume un
colore diverso e una magnificenza inaudita.
E le bande, quelle bande che hanno il potere (così come lo hanno i
ritmi tribali) di uniformare il tuo passo, il tuo battito cardiaco e il
tuo atto respiratorio a quello di tutti gli altri presenti , fa
diventare anche te, che non lo sei, figlio della ”grande falce immersa
nel sale”.
La Processione dei misteri è la radice più profonda di ogni trapanese
e, in quel momento, vorresti che fosse anche tua e ti rammarichi che non
lo sia.
Pa-papa-tutututu
Per ventiquattro ore a contatto con i volti orgogliosi dei cittadini che
godono delle espressioni stupite dei turisti, con gli occhi che sembrano
dire a tutti…Guardate un po’ di cosa siamo capaci, noi! Altro che
apatici, altro che dormienti!
E una straordinaria voglia t’invade l’anima…Ti piacerebbe stare
sotto le “vare”, abbracciata ai massari, per aiutarli a ritmo di
musica. Ma tu non sei trapanese e non glielo chiederesti mai…
E allora lo fai sui marciapiedi, insieme a gente di tutte le età, con
passo leggero e senza l’angoscia del peso sulle spalle. E il tempo
neanche ti sfiora, le gambe neanche le senti…neanche i piedi ti fanno
male…Sei capace di andare avanti così per ore. Vuoi assistere per
tutta la notte, quando le statue, immerse negli straordinari addobbi
floreali, cambiano espressione alla nuova luce dei ceri, quando le
bambine vestite da Veronica e i bambini incappucciati abbandonano le
file e vanno a nanna per ritrovarsi in processione nelle prime ore del
mattino, quando ai massari sfiniti dalla stanchezza, danno il cambio
altri compagni, rifocillati e tirati a lustro, quando altri rimangono
per voto a massacrarsi e ad ingollare, a tappe, latte o vino, fornito
dalle loro mogli.
Parappapparappapà
Ma ecco che la musica mi riporta indietro nel tempo…la perdita di mio
suocero e a ciò che avvenne in quei dolorosi momenti. Qualche ora prima
del suo funerale, si presentarono i componenti della banda municipale di
Trapani (che era stata diretta da lui) e chiesero il permesso “di
accompagnarlo a suon di musica al cimitero”. Qualcuno storse il
muso…(qui, in Sicilia, l’essere accompagnati dalla banda è
un’usanza tascia, cioè volgare)…A me sembrò un omaggio grandioso.
La famiglia accettò e l’indomani ebbe luogo un evento incredibile: il
feretro, seguito dalla “sua” banda che eseguiva le musiche del
venerdì santo, percorreva la lunghissima via G.B. Fardella e precedeva
il corteo funebre. Le musiche richiamarono una moltitudine di gente
stupita che chiedeva…”Cu mossi?” Alla risposta si univa al corteo.
La folla s’ingigantì. E i piedi di tutti cominciarono ad annacarsi
all’unisono. E tutti uniformarono passo, cuore e respiro, fino a
diventare uno solo per l’addio ad un grande uomo. Oggi rifletto sul
fatto che sarebbe giusto che ogni trapanese godesse di questo commiato,
perché quando morirà non sia solo una scheggia della grande falce, ma
parte integrante di una profonda radice, che porterà con sé per
l’eternità: la processione dei misteri.
Anna Mauro
29 giugno 2003
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