PROCESSIONE DEI MISTERI    
 

di Anna Mauro  


Pa-papa tutututu
Pa-papa tutututu
Pa-papa tutututu
Parappapparappapà
Lo stereo è ad alto volume e trasmette la musica di un concerto bandistico.
Mentre lavo i piatti, i miei piedi cominciano a muoversi automaticamente al ritmo di “annacata dei misteri”.
Un piede avanti-riunisco
Un piede dietro-riunisco
Uno a sinistra-riunisco
Uno a destra-riunisco.
E ricomincio sul parappapparapapà.
Solo un trapanese può capire ciò che sta avvenendo in questo preciso momento nella cucina di casa mia.
Io non lo sono, ma ne ho sposato uno, e mezza elica del DNA dei miei figli è trapanese.
Ma, per me, la “processione dei misteri” è un evento unico al mondo.
La prima volta che l’ho vista il cuore m’è balzato in gola e sono stata sopraffatta dall’emozione. Il tutto s’è puntualmente ripetuto ogni volta che l’ho rivista.
La vera Trapani, abitualmente città dormiente ed apatica, esplode in tutta la sua straordinaria bellezza e in tutto il suo fulgore.
Con le “vare”, i massari, i cortei delle maestranze e tutta la gente per strada a rendere omaggio al “Signore morto”, tutto assume un colore diverso e una magnificenza inaudita.
E le bande, quelle bande che hanno il potere (così come lo hanno i ritmi tribali) di uniformare il tuo passo, il tuo battito cardiaco e il tuo atto respiratorio a quello di tutti gli altri presenti , fa diventare anche te, che non lo sei, figlio della ”grande falce immersa nel sale”.
La Processione dei misteri è la radice più profonda di ogni trapanese e, in quel momento, vorresti che fosse anche tua e ti rammarichi che non lo sia.
Pa-papa-tutututu
Per ventiquattro ore a contatto con i volti orgogliosi dei cittadini che godono delle espressioni stupite dei turisti, con gli occhi che sembrano dire a tutti…Guardate un po’ di cosa siamo capaci, noi! Altro che apatici, altro che dormienti!
E una straordinaria voglia t’invade l’anima…Ti piacerebbe stare sotto le “vare”, abbracciata ai massari, per aiutarli a ritmo di musica. Ma tu non sei trapanese e non glielo chiederesti mai…
E allora lo fai sui marciapiedi, insieme a gente di tutte le età, con passo leggero e senza l’angoscia del peso sulle spalle. E il tempo neanche ti sfiora, le gambe neanche le senti…neanche i piedi ti fanno male…Sei capace di andare avanti così per ore. Vuoi assistere per tutta la notte, quando le statue, immerse negli straordinari addobbi floreali, cambiano espressione alla nuova luce dei ceri, quando le bambine vestite da Veronica e i bambini incappucciati abbandonano le file e vanno a nanna per ritrovarsi in processione nelle prime ore del mattino, quando ai massari sfiniti dalla stanchezza, danno il cambio altri compagni, rifocillati e tirati a lustro, quando altri rimangono per voto a massacrarsi e ad ingollare, a tappe, latte o vino, fornito dalle loro mogli.
Parappapparappapà
Ma ecco che la musica mi riporta indietro nel tempo…la perdita di mio suocero e a ciò che avvenne in quei dolorosi momenti. Qualche ora prima del suo funerale, si presentarono i componenti della banda municipale di Trapani (che era stata diretta da lui) e chiesero il permesso “di accompagnarlo a suon di musica al cimitero”. Qualcuno storse il muso…(qui, in Sicilia, l’essere accompagnati dalla banda è un’usanza tascia, cioè volgare)…A me sembrò un omaggio grandioso. La famiglia accettò e l’indomani ebbe luogo un evento incredibile: il feretro, seguito dalla “sua” banda che eseguiva le musiche del venerdì santo, percorreva la lunghissima via G.B. Fardella e precedeva il corteo funebre. Le musiche richiamarono una moltitudine di gente stupita che chiedeva…”Cu mossi?” Alla risposta si univa al corteo. La folla s’ingigantì. E i piedi di tutti cominciarono ad annacarsi all’unisono. E tutti uniformarono passo, cuore e respiro, fino a diventare uno solo per l’addio ad un grande uomo. Oggi rifletto sul fatto che sarebbe giusto che ogni trapanese godesse di questo commiato, perché quando morirà non sia solo una scheggia della grande falce, ma parte integrante di una profonda radice, che porterà con sé per l’eternità: la processione dei misteri.


                                                                                                                                                     Anna Mauro    
                                                                                                                                                29 giugno 2003

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