" DELITTO A TRAPANI "
OMICIDIO ALLA PROCESSIONE DEI MISTERI
di Gian Mauro Costa
Pubblicato su " LA REPUBBLICA" - Edizione PALERMO - mercoledì 3 settembre 2008
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Mostra il suo distintivo alla cassa, più per automatismo che per scelta, sale per quelle scale maestose, che da piccola le sembravano di un palazzo reale, non si sorprende più nel trovare solo una dozzina di persone nelle sale che ospitano le tele di Caravaggio. Davanti a una si ferma, folgorata. È l’estasi della Maddalena. Si perde a guardare quegli occhi, le pieghe delle vesti, quell’abbandono, il colore bianco della carne, il buio dietro il suo corpo. Quando un commento alle sue spalle la fa tornare alla realtà, guarda l’orologio, le sfugge una smorfia di disappunto. È tardi, Claudio la starà aspettando da almeno mezz’ora nel ristorante di via Giudecca, dove le ha detto che le avrebbe fatto mangiare pesce freschissimo.
Lui la accoglie con
un sorriso e riempie subito un bicchiere di vino bianco ghiacciato, che
si chiama Grillo Parlante. E Angela risponde, infatti, si rilassa,
racconta a Claudio le sue emozioni, gli
L’indomani mattina Angela si sveglia di ottimo umore. Claudio è già da un paio d’ore al lavoro. Si porta una tazza di caffellatte sulla terrazzina, si gode la vista del mare e assapora le briciole delle coccole notturne che Claudio le ha saputo sparpagliare addosso dopo l’enfasi del contatto tra i corpi. Angela sa dove lui tiene i raccoglitori rossi con le carte delle indagini. Va a prendere quelle del caso Gaetano Vinciguerra. Le sistema sul tavolino esterno accanto alla fruttiera con agrumi di plastica (beh, pensa, se la storia dovrà continuare sarà necessario spiegare qualcosa a Claudio a proposito di buongusto), si gode la prima delle cinque sigarette della giornata, si immerge nella lettura.
Scarta le relazioni
interne della polizia, si concentra sui verbali delle testimonianze.
Incontra cognomi che le ricordano vecchi episodi, frammenti d’infanzia
(e questo Firrarello non sarà forse il nipote del mezzadro della nonna?
E quel Bellisà non è che sia magari il figlio della mia vecchia
insegnante?). Ritrova i cocci delle sue emozioni, dei suoi stupori
infantili quando gli interrogati parlano della processione, delle
annacate, dei sussulti della folla, dei balconi gremiti di gente, della
musica della banda, del ritmo dei tamburi che scandisce i battiti del
cuore di tutta la città. Si bea così, con un sole che le fa un solletico
gradevole sulla pelle. Ha tempo, Claudio non arriverà prima delle
quattro del pomeriggio. Dopo un paio d’ore dà un morso a un pomodoro e
la sua attenzione viene catturata da una frase. Un certo Tommaso
Badagliacca, della Confraternita di San Michele, nel racconto di quella
giornata parla del secondo gruppo, quello della Lavanda dei piedi. E a
un certo punto dice: “E proprio quando i massari hanno fatto pausa
fermando la vara sulle forcelle, ne ho approfittato per bere un po’
d’acqua che una signora...”. Le forcelle, riflette Angela. Le forcelle
su cui si posa la vara si usano a Erice, dove
A un tratto decide di accendere il portatile, di collegarsi in Internet. Entra nel sito dedicato ai Misteri. Comincia un confronto, punto per punto. E dopo un po’ trova “qualcosa”. Molto più del lapsus sulle forcelle. Badagliacca nel parlare dell’ultima volta che ha visto il suo confratello Gaetano fa riferimento a un momento della processione, quando il corteo passa da via San Francesco di Paola a via Mercé. Angela ha controllato: nell’itinerario di quell’anno (perché ci sono leggere variazioni del tracciato, Angela se lo ricorda bene, dettate da esigenze ecclesiali o di opportunità diplomatica tra strade storiche e di nuova formazione urbanistica) non figurava via Mercé. Il corteo deviava in via Argentieri. Un altro errore, è possibile. Ma vale la pena di approfondire. Si fa una bella insalata di pomodoro condita di olio, sale e origano. Si gode l’aria della terrazzina, si appisola. Quando arriva Claudio gli racconta la sua scoperta. Insiste, come una bambina capricciosa. E lo convince.
L’indomani Claudio torna con le sue informazioni. Badagliacca è stato uno degli amici di Gaetano, hanno frequentato assieme le superiori. Poi, Tommaso, anzi il Tommaso come dice Claudio (anche in questo caso, riflette paziente Angela, dovrò lavorare per togliergli questo vizio linguistico da sbirro), ha deciso di fermarsi con gli studi. È stato un po’ a fare il fannullone, ad arrangiarsi, sempre alla ricerca di qualche quattrino. Poi, a un tratto, si è aperto un negozio di bigiotteria, e proprio in via Fardella, nella strada commercialmente più ambita. E le cose per lui hanno cominciato a girare bene. Angela stavolta deve faticare di più a convincere Claudio a procedere. Deve arrivare a sussurrargli all’orecchio qualcosa che lo fa arrossire. E pure in questo ambito, pazienza, si dice Angela stavolta un po’ stupita. Ma la promessa spinta fa il suo effetto. Claudio accetta di compiere quella che per lui è una trasgressione deontologica. Contatta un amico funzionario di banca, una delle tante banche di quella “strana” provincia che detiene il record di sportelli rispetto al numero di abitanti. E il colpo arriva a segno. Badagliacca ha aperto un conto corrente “in bianco” poco prima di Pasqua e, qualche giorno dopo la Processione, ha fatto un corposo versamento. Lascia fare a me, gli dice Angela.
Quando si presenta
con i suoi jeans scoloriti, la camicetta bianca leggera e gli stivaletti
scamosciati nel negozio “Articoli da regalo” di via Fardella, la prima
cosa che la colpisce sono gli occhi azzurri di Tommaso. È una sbirra
brava, Angela. Lo lascia fare, accetta i suoi complimenti, lo fa
parlare, prova una decina di collanine e braccialetti che non si
sognerebbe mai di indossare, gli confida di essere una turista e di non
orientarsi bene in città. Sto per chiudere il
Non sono stato io, dice facendo una sceneggiata di lacrime e mani che strappano i capelli, io non sono capace di fare male a nessuno. Ho solo accettato dei soldi che mi servivano. E non erano i trenta soldi di Giuda, no. Giuro, non lo sapevo che doveva finire così. Quando si è presentato l’uomo di don Nonò per offrirmi quella somma soltanto per levarmi di mezzo, nel giorno della Processione, per farmi sostituire nel corteo della Confraternita, ho pensato che era solo un giochetto. Gli dobbiamo dare una lezione, al tuo amico Gaetano, mi hanno detto. Io a Gaetano gli volevo bene, gli volevo. Glielo dicevo che si sarebbe messo nei guai un giorno a continuare così ad assicutari fimmine e piccioli a poker. C’è tutto un giro, qui, che voi non vi immaginate. Fimmine, signore per bene, che si rivelano di nascosto delle gran buttanazze. E che se la spassano coi picciotti, si sparano nel naso le polverine, e ci fanno purcarie di tutti i tipi. Io, ve lo giuro, non ci sono mai voluto andare a questi festini, io ci ho rispetto della buona educazione, ci ho. La minchiata che fici Gaetano è stata quella di portarsi darrieri anche Totuccio, ’u figghiu di don Nonò. Ma che potevo pensare io... solo una lezione, una fracchiata di lignate che magari gli facevano bene al povero Gaetano, ’u facevano rinsavire. Niente, finì accussì... A lezione don Nonò ce l’ha voluta dare giusta... per questo ha voluto le cose combinate accussì... Li fici giuste, pure a uno con gli occhi azzurri coma a mia ci misi per sostituirmi, che così Gaetano lo poteva seguire senza sospetto, nel giorno della Passione di Nostro Signore, dentro la Confraternita. Don Nonò ci è affezionato assai ai fratelli, quell’anno fece arrivare al cassiere una bella somma. Ci tiene ai valori, lui, alla tradizione. È un uomo all’antica, fatto così. Non è che lo voglio giustificare, ma vedere a suo figlio ridotto come a un pappamolla qualsiasi... Adesso tira dritto Totuccio. Chissà, se a Gaetano suo padre gli rompeva le corna, forse... ma io che c’entro, comunque? Solo piccioli ho preso. Che fa, li restituisco adesso? .
Angela e Claudio sono sdraiati su uno scoglio di Favignana. Le vacanze sono cominciate. Ma finiranno presto. Dopo due giorni di mare e due notti in albergo, lui ha smesso di arrossire. Anche perché la sua pelle è diventata nera come mai in vita sua. Azzarda: non è che chiederesti un trasferimento? Angela lo guarda, sorride. Poi si fa seria e sta in silenzio per un lungo minuto. Alla fine: “Mah, chissà. Forse è arrivato il momento di tornare”.
Gian Mauro
Costa
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Un sentito ringraziamento al dott. Gian Mauro Costa, per la cortese disponibilità e per aver concesso la pubblicazione del racconto
Grazie a Gino Lipari per la segnalazione, a Salvatore Accardi per avermi recuperato la copia del quotidiano mentre mi trovavo in vacanza e grazie infine al quotidiano LA REPUBBLICA
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