LE   POESIE  DI   RANIERI BARGHIGIANI


 

 

Non tradiscano il nome e d il cognome. Seppur di origini toscane da parte paterna, Ranieri Barghigiani è un trapanese d.o.c. che si ascrive a tutti gli effetti al  “popolo dei Misteri", a quella meravigliosa gente che condivide le emozioni del Venerdì Santo.

Laureato in giurisprudenza con l' abilitazione all’esercizio della professione forense, si occupa da sempre di poesia con la passione di Cristo e la nostra Trapani quali sue principali fonti d'ispirazione. 

Ha composte 15 liriche dedicate al Venerdì Santo.

Ranieri deve la sua passione poetica alla madre Maria Pia Galatioto, da poco scomparsa ed ai nonni materni, Maria Morana e Francesco Galatioto (don Ciccio u varvere).

Presentiamo in questa pagina le quindici poesie dedicate alla nostra Settimana Santa  e facenti parte delle" Liriche del Venerdì Santo ". Infine un omaggio in memoria di Giovanni Paolo II.

 

 

 

 

AL CEDRON NEGAZIONE DI PIETRO DENUDAZIONE FERITA AL COSTATO

 

LE LACRIME DELL'ADDOLORATA IN UNO SCURO MANTO DI LUTTO IN QUELLA CROCE

 

AD UN CALVARIO LONTANO MADRE DELLA PASSIONE AL SEPOLCRO

 

ASSISTO AL TUO SUPPLIZIO IN TENEBRE E SILENZIO CAMPANE A MORTO

 

LUNGO LA VIA DELLA CROCE VEDENDOTI AL SEPOLCRO

 

HO ATTESO

 

 

AL CEDRON

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)
 

Il Tuo volto
così risplende
tra le notturne rocce:
umano turbamento
si legge
e divina rassegnazione.

Di fronte a Te,
il male:
è ritto,
potente,
dallo sguardo truce,
dal contegno severo
ed arrogante.

Cadi,
poi ti rialzi:
non ti curi
di quanti
t'hanno preso,
non guardi intorno
e così
non ti ribelli.

Cerchi solo
nell'amaro calice
la forza, quella vera,
della pietà,
del giusto perdono.

 

 

 

 

NEGAZIONE DI PIETRO

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)


 

Ti negò Pietro
con le sue parole
e con il cenno
del capo, invero.

Sapevi già
come e quando
sarebbe avvenuto
ma patisti ugualmente
quell'estremo gesto
di dolore
nella notte diffusa
mentre il gallo
col suo canto ripetuto
testimoniava la verità
delle Tue frasi dette. 

 

 

 

 

DENUDAZIONE

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)


Denudato
delle sole vesti,
giammai
della dignità
che ti appartenne.

Apristi
per una volta
ancora
le porte del cielo
al mondo
allorquando sospeso
dall'altezza della croce
chiedesti un perdono
per l'uomo che era lì,
pronto ad ucciderti
sotto lo sguardo
fedele
della Madre.

 

 

 

 

FERITA AL COSTATO

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)


Ferita al costato,
ferita profonda,
tanto più atta
a recidere
il senso
dell'umana pietà.

Gesto
ancor più crudele
per incidere il male
allorquando il Cristo
con sembianze sconfitte
venne avvolto
dal più cupo silenzio
in balìa
dell'incontrollata violenza
dell'uomo.

 

 

 

 

LE LACRIME DELL'ADDOLORATA

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)


Sofferente
ti ho vista
più che mai
quest'oggi.

Bagliori
di lacrime
luccicavano
sul Tuo viso.
 

 

N.d.A.- Il brevissimo brano "Le Lacrime dell'Addolorata" lo scrissi sulla scia dell'emozione suscitatami nel vedere, nel corso di un venerdì Santo mattina - mentre erano in corso gli ultimi preparativi prima dell'uscita processionale - la spendita statua della Vergine trafitta da un raggio di luce che penetrava fin dentro la chiesa del Purgatorio e che nell'illuminare il volto della stessa la faceva apparire come se stesse lacrimando realmente. L'emozione è stata grandissima e mi sono trovato al cospetto della sofferenza

 

 

 

 

IN UNO SCURO MANTO DI LUTTO

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)


 

E così

l’ho vista

camminare

tra le strade

amiche o sconosciute

dove era il sangue

che sgorgava

dalle umane ferite

e dalle lacerazioni

del conflitto.

 

L’ho vista

camminare

avvolta

in uno scuro

manto di lutto

per raccogliere

il respiro,

un segno

dell’ultimo

suo figlio.

 

L’ho vista,

infine,

come quel giorno

fece

per testimoniare

fedele presenza

di madre

quando gli occhi

dolenti del Cristo

si abbandonarono

tra le braccia

ingenerose

della morte.
 

 

 

 

AD UN CALVARIO LONTANO

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)


 

Non ebbe pietà
chi ti trafisse
e condusse a morte,
non ebbe pietà,
non ascoltò il cuore
e si fece beffa
delle lacrime
imperlate di sangue.

Ti porto, anzi,
ad un Calvario lontano,
tanto più lontano
che disperazione era
nel luogo
dell'estremo sacrificio.

Fu un attimo
e s'indignò,
pianse il cielo.

Cessò, allora,
di essere
il regno
dell'effimero saccente.

 

 

 

 

IN QUELLA CROCE

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)


 

In quella croce
che solo porti
ci sono io
con i miei peccati,
il mio
non sapere amare.

Eppure Tu sei lì,
col volto Tuo sudato,
col sangue
che sgorga dalla carne
tra rivoli infiniti
di dolore fisico
e dell'anima.

Tu sei lì
ed abbracci quel legno
così rozzo e scarno,
non l'allontani, mai,
anzi forte lo stringi,
strumento di morte
e salvezza futura.

In quella croce
che solo porti
ci sono io,
ancora una volta
lo ripeto,
ma nel Tuo sepolcro vuoto
è quel tanto di buono
che tra mille cose dette
ancora vive dentro me.

 

 

 

 

MADRE DELLA PASSIONE

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)


 

O Madre
che sei
di già avvolta
nei tristi colori
della passione del Figlio,
solleva le lacrime
di quanti piangono ancora.

Un Tuo sguardo
rivolgi
in luce di sola speranza
laddove di rosso
- colore del sangue -
si nutre incurante
la terra.

Per Te,
questa preghiera,
per Te che soffristi
al punto più alto
i dolori finali
del Cristo
che appeso
dal legno di croce
quel giorno lontano
moriva.
 

 

 

 

AL SEPOLCRO

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)


 

Gesù
con le pieghe
(i mille risvolti
della Sua sofferenza).

Cristo
avvolto
dal sudario
del lutto
tra lamentose
sequele
di angeli
a far da scorta
al mesto corteo
fino al luogo
del momentaneo sepolcro.

 

 

 

 

ASSISTO AL TUO SUPPLIZIO

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)


 

Assisto

a Tuo supplizio,

o mio Signore,

alla Tua povera

morte d’uomo.

 

In questo monte

ce ha le fattezze ossute

come un cranio

è da poco fissata

la Tua croce,

issata,

piantata alla sua terra

per dar terrore

alle frasi

della Tua predicazione.

 

Che pena!

Che grande pena

il vederti adesso sottomesso

alla volontà

di quell’arbusto rinsecchito

che non trasuda anima

ma i dolori atroci

della morte!

 

Che grande pena!

 

E il bene,

quel bene

che ti offristi di servire,

non ti assiste ancora,

ancor non ti soccorre?

 

Ti prego: attendo

qui in disparte

Tue parole

giacché pace

avrò soltanto

al mio sapere !
 

 

 

 

IN TENEBRE E SILENZIO

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)


 

Si trasforma

il cielo

in tenebre  e silenzio

alle ore prime

di un pomeriggio

non qualunque,

di un venerdì santo.

 

Porta la Madre

insieme al Figlio

i segni della croce

ed offre al mondo

parole

di una preghiera nuova

e lacrime

per una misericordiosa

salvezza.
 

 

 

 

CAMPANE A MORTO

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)

 

 

Battiti

di campane

a morto:

la Chiesa

piange

il suo Re.

 

Gente

al Santuario vicino

così raccolta

in mesta preghiera

col cuore

che crede in speranza

nel corpo

martoriato

del Cristo.

 

 

 

 

LUNGO LA VIA DELLA CROCE

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)


 

Cristo

percosso ed infamato

lungo la via

della croce,

Cristo

rivestito di porpora

e coronato di spine.

 

Cristo

schernito ed ingiuriato,

spogliato con rabbia

delle sole vesti

dell’uomo.

 

Cristo

inchiodato

e crocifisso,

Cristo

disceso

dal segno della morte.

 

Cristo

custodito

tra le rocce fredde

del sepolcro

in attesa

che si manifesti

l’alba

in luce

di Sua resurrezione.


 

 

 

 

VEDENDOTI

(Da Le Liriche del Venerdì Santo)


 

O Cristo,

mio Signore,

che rito insano

e malpensato

stanno compiendo ora

i tuoi aguzzini

al grido

del già pronunciato

crucifige”?

 

No, mio bene,

Verbo di salvezza,

non voglio assistere

quest’oggi

alla Tua morte,

non voglio nutrire

lo spazio dei miei occhi

alla vista

delle Tue carni lacerate.

 

So già

che lacrime

bagneranno tra poco

questa terra,

questa fragile

mia terra

che in parte ignora

ancora

il Tuo messaggio.

 

So già

e spero in fede

nella verità

delle Tue parole

che si nutrono di vita,

di tanta vita,

dei profumi,

dei modi della primavera.

 

Se fine, poi,

verrà

al giorno che m’accompagna

attenderò

a mani aperte

il Tuo domani

e non avrò paura,

più non avrò paura

e pregherò al cielo

compartecipe alla speranza.

 

 

 

 

HO ATTESO

 ( in memoria di Giovanni Paolo II )


 

Ho atteso

tra le rive

accese

delle acque

del tramonto.

 

Ho atteso

sperando

in cuor mio

che mai

si spegnesse

quel fiotto

di luce

e mia speranza.

 

Ho atteso,

in preghiera

ho atteso.

 

Ho trovato

così

parole

nel silenzio,

nella fragilità

indiscussa

del mio dolore.

 

 

Trapani, 3 aprile 2005
 

 

 

 

 

 

 

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