IL TRIBUNALE DI PERUGIA CONDANNA ANDREOTTI PER DIFFAMAZIONE

 

di Salvatore Borsellino


   

  Milano, 15 ottobre 2007

 

Vi allego i riferimenti agli unici tre siti che,  a quanto finora mi risulta, hanno pubblicato la notizia della condanna del senatore a vita Giulio Andreotti nella causa causa per diffamazione intentatagli dal Giudice Almerighi, attuale presidente del Tribunale di Civitavecchia.

La sentenza fa ulteriore luce, per chi ne avesse ancora bisogno, sul vero volto di Giulio Andreotti.

Il fatto pero' che solo tre siti la abbiano finora pubblicata, per non parlare dell'assoluto silenzio della stampa e della televisione, mi fa pensare che purtroppo la censura, imposta o volontaria, sia gia' arrivata a toccare anche la Rete.

Da parte nostra cerchiamo di fare il possibile, pubblichiamo la notizia su qualsiasi sito, forum  o blog nostro che ci capita di frequentare, cerchiamo di fare si che ancora una volta la verita' non venga omessa o nascosta.

 

Grazie a tutti

Salvatore Borsellino

 

 

 

 

   

Andreotti ha diffamato: ecco le motivazioni della condanna inflitta a Perugia
Il senatore a vita dovrà pagare ad un giudice di Civitavecchia 20 mila euro per danni morali

 

Palermo – Perugia è una strada pericolosa anche per i potenti. Da Palermo era approdata a Perugia la causa di diffamazione contro l’on. Andreotti per frasi “gravemente diffamatorie” nei confronti del giudice romano Mario Almerighi, attuale presidente del tribunale di Civitavecchia.
L’accusa faceva riferimento alle dichiarazioni fatte da Andreotti all'indomani della sentenza di assoluzione, il 23 ottobre 1999, emessa nei suoi confronti dal tribunale di Palermo per associazione mafiosa.
In quell'occasione l'ex presidente del Consiglio attribuì ad Almerighi di aver reso una deposizione falsa, riguardo presunte pressioni esercitate dallo stesso Andreotti sull'allora Ministro di Grazia e Giustizia Virginio Rognoni al fine di bloccare un procedimento disciplinare contro il presidente della prima sezione della Cassazione Corrado Carnevale
Per il giudice monocratico di Perugia Massimo Ricciarelli, è stato giusto condannare a duemila euro di multa Giulio Andreotti, il 15 giugno scorso, per diffamazione. Al senatore a vita fu inflitta anche una provvisionale di 20 mila euro e la liquidazione del risarcimento danni in separata sede.
Il giudice, nella motivazione della sentenza ora pubblicata afferma che non c'è dubbio che il senatore “fosse ben consapevole che le sue parole, inutilmente volte a gettare fango erano destinate alla divulgazione e alla pubblicazione”.


 


Diffamazione: condannato Andreotti, Sue frasi gravi

13 Ottobre 2007, 14:00
 

ROMA - Giulio Andreotti ha offeso con frasi ''gravemente diffamatoriè' il giudice romano Mario Almerighi, attuale presidente del tribunale di Civitavecchia. Questa la motivazione della sentenza che ha visto condannare per diffamazione il senatore a vita il 15 giugno scorso. Secondo il giudice monocratico non c'è dubbio che Andreotti ''fosse ben consapevole che le sue parole, inutilmente volte a gettare fango erano destinate alla divulgazione e alla pubblicazionè'. (Agr)

 


DIFFAMO’ GIUDICE: TRIB., FRASI ANDREOTTI VOLTE A GETTARE FANGO

(AGI) - Roma, 13 ott. - Per il tribunale umbro, Almerighi, ex pretore di ‘assalto’ a Genova negli anni Settanta, ha ragione perche’ “in questo dibattimento puo’ ritenersi provata la circostanza che quel tipo di confidenza gli era stata fatta per davvero”. Lo provano, a parere del giudice Ricciarelli, “le concordi deposizioni” di almeno tre magistrati, “tutti vicini, tanto ad Almerighi quanto a Casadei Monti” che ricordarono di aver appreso dal primo quanto successo nell’87, compresa la successiva amarezza del collega quando il Capo di Gabinetto non confermo’ ai pm di Palermo l’episodio della confidenza. E lo prova anche l’atteggiamento dello stesso Almerighi il quale “spinto da una ansia di verita’, che muoveva dallo sdegno per i tanti morti tra le file dei suoi amici” (da Ciaccio Montalto su cui aveva indagato proprio Lo Curto, a Falcone e Borsellino), giunse “a divaricare la sua posizione da quella dell’amico confidente Casadei Monti, a costo di esporre lui o se stesso al rischio di non essere creduto”.
“Non e’ in alcun modo plausibile - si legge nelle motivazioni - che fin dal primo momento Almerighi potesse essersi inventato l’episodio dell’intervento dall’alto, per come a lui narrato, tanto piu’ che nel 1987 non si sarebbe potuto immaginare che taluno volesse precostituire elementi surrettizi di prova, tanto meno in funzione di una pretesa collateralita’ mafiosa di Andreotti, da nessuno concretamente affacciata”. Per il tribunale di Perugia, insomma, “l’insieme degli elementi raccolti non consente in alcun modo di affermare che Almerighi avesse detto il falso, cioe’ che, con la piena consapevolezza di aggravare la posizione processuale del senatore Andreotti, egli avesse dolosamente inteso rendere una deposizione incentrata su un episodio mai verificatosi, come invece il senatore ha chiaramente voluto far intendere in occasione delle sue plurime esternazioni menzogne”.
Andreotti, per il quale la Consulta ha escluso l’immunita’ parlamentare annullando una precedente delibera della giunta, “non si e’ limitato a formulare opinioni ma ha dedotto dati di fatto, accusando Almerighi di aver reso una falsa deposizione e di aver detto infamie”. Dunque, ne’ diritto di cronaca ne’ diritto di critica: secondo il tribunale di Perugia, quelle di Andreotti, che ha parlato di “miccia nelle mani di un bambino”, ha paragonato Almerighi ai falsi pentiti e lo bollato come “pazzo”, “epiteto lanciato come uno strale dinanzi al quale si resta impietriti”, sono tutte “esternazioni” al limite della gratuita contumelia “non legittimate da alcun elemento processualmente acquisito”. (AGI)
Cop

 

 

 

 

© 2007 -  www.processionemisteritp.it