|
La
processione trapanese dei Misteri del Venerdì Santo rappresenta un
complesso di succedersi d’eventi che, nel corso di quattrocento anni,
pur modificando la componente esteriore e spettacolare, ha mantenuto
intatti il valore spirituale ed il profondo legame tra la processione e
la città.
Le mutazioni si legano
all’avvenuto affidamento dei gruppi della componente religiosa (
malgrado i componenti delle confraternite fossero dei laici ) alle
maestranze cittadine, al sorgere di quest’ultime come forza
determinante e propositrice della processione con la ricostruzione degli
stessi, agli abbellimenti argentei, al decadimento d’alcune attività
economiche con la conseguente sostituzione dei vecchi con nuovi ceti,
all’ordine d’uscita d’alcuni gruppi, alla comparsa di bande
musicali che hanno soppiantato gli antichi cantori, ai portatori e
processionanti adesso retribuiti, ai nuovi percorsi dei gruppi per le
vie cittadine fuori dalla secolarità e storicità avuta in passato nel
centro storico, al maggiore sfarzo ovunque presente. L’insieme di
questi cambiamenti costituiscono modifiche sostanziali che lasciano
intendere come la processione del Venerdì Santo che oggi ammiriamo per
le vie di Trapani, è la conseguenza di un lungo divenire storico della
città e del suo tempo.
Prima di addentrarci nello
specifico dei Misteri, è opportuno tracciare il periodo storico e
descrivere gli eventi per i quali ebbe origine la processione trapanese.
“
La consuetudine di rappresentare in forma teatrale la storia sacra va
fatta risalire, nell’Europa cristiana, al Medioevo, epoca in cui
vennero inscenati spettacoli con soggetti tratti da passi scritturali e
da vite da santi. Si trattava di componimenti dialogati che raramente
assurgevano a dignità letteraria e che, rispondevano ad esigenze di
religiosità popolare. Dette rappresentazioni, informa il Pitrè, erano
note anche in Sicilia sotto diverse denominazioni fra le quali
prevalsero quelle di < Mistero > e di < Sacra rappresentazione >”.
In Sicilia, sul finire del
1500, lo spirito della Controriforma combatté la diffusione della
drammaturgia sacra determinando un progressivo allontanamento dal testo
scritto. Con la minaccia di scomuniche e di condanne detentive, la
Chiesa contribuì al decadimento di queste rappresentazioni, dalle quali
scaturirono i primi generi recitativi sul tema della passione di Cristo
detti “ Mortori ”.
Nel
1543, su istanza del Viceré Gonzaga, Teofilo Folengo
(sotto lo pseudonimo di Marlin Coccaio) scrisse la prima
rappresentazione sacra della quale si ha notizie in Sicilia: “L’Atto
della Pinta”.
Dopo
il Concilio di Trento (1545-1563)
s’ebbe un’azione moralizzatrice sui riti della Settimana Santa, cui intervenne il popolo con forza
ed attiva partecipazione, persino nei riti penitenziali. Alla
drammaturgia teatrale si sostituiva la figurativa delle processioni,
aventi come tema episodi del Vecchio Testamento che culminavano con la
rappresentazione della Morte di Gesù. Già nel 1262, la Compagnia del
Gonfalone celebra va una simile rappresentazione a Roma e dentro il
Colosseo di Roma.
Quei riti erano conosciuti a
Genova, dove, intorno al
1260, la Confraternita dei Disciplinanti si riuniva per pregare in
grandi case, dette casacce o casazze. Terminata la
preparazione spirituale, i confratelli partecipavano in processione
seminudi ed armati di flagelli ( “ disciplina “ )
per auto punirsi. Da
queste “grandi case o casacce”, si ritiene che derivi il termine
" Casazza " e i continui contatti commerciali tra la città
ligure e le altre portuali siciliane, ne favorirono il diffondersi anche
nell’isola. Erano contatti che la stessa Genova aveva al contempo con
la Spagna, dove quelle rappresentazioni erano frutto del " teatro
de los misterios", che con la dominazione spagnola in Sicilia
(dal 1412 al 1713), cominciavano lentamente a diffondersi
identificandosi come processioni penitenziali sui Misteri Dolorosi.
“E la Spagna determinò per
lunghi secoli, dal Vespro al dominio sabaudo del 1713-18, la vita
culturale e religiosa della Sicilia, oltre che quella economica e
sociale (si pensi anche alla condanna degli Ebrei e dell’ebraismo, di
cui esiste qualche eco nelle stesse figurazioni dei Misteri) “.
Forse riscontriamo una testimonianza che risale a quel periodo
nella denominazione di " Casa Santa ", omonima periferia
trapanese, dove si ritiene esistessero dei posti per tali
rappresentazioni.
Per avere notizie delle “Casazze“ in Sicilia dobbiamo risalire al
1591 quando a Palermo si ha memoria di un rito celebrato dalla Reale
Confraternita della Madonna de la Soledad.
Un po’ in tutta l’isola si assistette al diffondersi delle “
casazze” e sempre con molti partecipanti: “sino a milleduecento
nella casazza di Nicosia “.
Furono generalmente le Confraternite ad occuparsi della loro
organizzazione anche se, col passare degli anni, così com’era
avvenuto per le rappresentazioni sacre, si perdeva l’originario
spirito religioso per un’eccessiva spettacolarizzazione dell’evento.
Nei primi tempi, erano gli stessi nobili ed il clero a parteciparvi e
successivamente furono i ceti artigianali ad intervenire, delegando
sempre alle Confraternite il compito di vigilare sul mantenimento dei
canoni religiosi.
Le
rappresentazioni consistevano in una processione composta di bambini
vestiti da angeli, monaci autoflagellanti e gruppi formati da persone
viventi, detti paxos, (dallo spagnolo pasos), che erano montati
su piattaforme lignee sostenute da uomini ricoperti di ampi drappi.
Quelle rappresentazioni viventi si trasformavano spesso in farse con
evidenti eccessi e ilarità. I vescovi siciliani, per evitare il loro
degenerare, promulgarono Costituzioni e Decreti, con i quali avocavano
la censura preventiva delle “ sacre azioni teatrali “. Ricordiamo
tra questi, il Sinodo di Mazara, che nel 1575 <
sub Il.mo et Rev.mo D.A.Lombardo Episcop. >,
minacciò
ai profanatori addirittura il carcere <
ad
arbitrio Vescovo > “.
A tal proposto nell' Archivio di
Stato di Trapani un atto così recita :
Pietro lo Monaco, tesoriere di questa Città di Trapani, di
qualsivoglia dinari reservati quelli della Regia Corte et altri
assignati, pagati al Cavaliere fra’ Francisco Palisi, governatore della
Compagnia del Santissimo Sangue di Cristo di questa Città, onze due.
Quali dinari ci facimo pagarsi per lo motivo per suplirsi alle spese che
si hanno di fari nella processioni che essa Compagnia sole fari ogn’anno
nel giorno del venerdì santo, per manifestazione della passione di
nostro Signore Jesu Cristo di questa Città con li Misterij di detta
Santissima passione et con li battenti che si battono in sangue in ditta
processioni e li paghirisi con la sottoscritta nostra dello Sindaco et
detemptioni di libri recuperando lo presenti in apoca di riciputa.
In Trapani il V aprile X Indictione 1612.
Nei primi anni del ‘600, quindi per ovviare a tali inconvenienti si
assistette al progressivo trasformarsi e sostituirsi delle processioni
animate con statue ed al contempo, all’abbandono della
rappresentazione dell’Antico Testamento, preferendo raffigurare
esclusivamente la Passione e Morte di Gesù. Simile ricordo, di prima
rappresentazione animata è riconoscibile nella processione marsalese
del Giovedì Santo. Assistiamo così alla fioritura di sacre
rappresentazioni, tra cui “ La conversione di S. Margherita da Cortona“,
un dramma a soggetto sacro scritto dal trapanese Bernardo Bonaiuto, che
si compiaceva firmarsi con lo pseudonimo di Aci Drepaneo.
E veniamo ai Misteri di Trapani.
“ Misteri, cosa significa esattamente? Molta pubblicistica fa
derivare il termine dal latino
<
ministerium
>, cioè ufficio religioso. Etimologia a mio avviso impropria. Basti
consultare il Battaglia ad vocem per apprendere che il termine < misteri >
(nel suo singolare, mistero), significa prevalentemente mistero
religioso ma anche, seppur in un accezione più desueta <
mestiere, categoria sociale, ceto >.
Pertanto, considerato che i gruppi sacri vennero concessi alle
corporazioni sin dai primi anni, il termine va a mio avviso fatto
risalire ad una felice intersecazione etimologica che sta ad indicare,
insieme, il carattere prettamente religioso e quelle
popolare-corporativo: le due anime, appunto, dei MISTERI “ .
E’ certo che fino al 1594 non esisteva a Trapani alcuna cerimonia
per il Venerdì Santo e a tal riguardo sembra che la scomparsa Processione
delle Marie , organizzata a Trapani il
Giovedì Santo dalla Confraternita di Monserrato, possa essere
considerata come un rito anticipatore della processione dei Misteri .
A questo punto accenniamo a due tra le tante confraternite che
fiorivano in città in quegli anni.
Cominciamo con la Confraternita di San Michele che esisteva
a Trapani dal 1366.
Nel 1603 i sacerdoti Nicola Galluzzo e Giovanni Manriquez
istituiscono la Confraternita del Preziosissimo Sangue di Cristo,
già fondata in Spagna intorno al 1450. Dal titolo di " Societas
Pretiosissimi Sanguinis Christi et Misteriorum ", si può
forse dedurre, che tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII, si
siano svolti dei riti definibili come " Misteri ".
Nella reviviscenza religiosa che seguì grande la Riforma
tridentina “, il popolo divenne il vero destinatario, e promotore, della
nuova pietà religiosa, incaricandosi direttamente delle manifestazioni
di fede. Del resto, i tempora disiecta della crisi economica (carestie e
rivoluzione dei prezzi), delle epidemie di peste, delle sudditanze
politiche straniere e del rigurgito baronale (i Fardella, a Trapani,
fondarono due nuovi Comuni feudali), oltre che della non dismessa
schiavitù causata dalle guerre di corsa, avevano accentuato il bisogno
esistenziale del popolo di pervenire alla pienezza del messaggio di
speranza e di fede del Cristianesimo cattolico attraverso una mostra
antropologica della Passione, in cui si compendiavano –
figurativamente - le
metafore della violenza militare e della persecuzione del Giusto (lucida
e trasparente è, in questo, la condanna del Potere), del lutto della
Madre (di tutte le madri), della Croce, come espiazione e morte “.
La testimonianza della costituzione e dei propositi della compagnia
sono manifestati nel testo di un manoscritto intitolato “Indice
della Venerabile e Pietosa Compagnia del Preziosissimo Sangue di Cristo
e S. Michele Arcangelo di questa Invittissima e Fidelissima Città di
Trapani, anno V’ indizione 1697 ”, dove si legge: “ Nell’anno
1603 il Rev. Sac. Nicolò Galluzzo e Giovanni Manriques investiti da un
ardentissimo desiderio di far cosa grata a Dio e un’opera, la quale
risultasse a pro delle anime, fondarono una Compagnia nominandola del
Preziosissimo Sangue di Cristo in memoria della di Lui sacralissima
passione, i di cui fratelli si dovevano vestire con sacchi e cappelli
cotte e mantello annaurato (indorato), e ciò accadette nella
chiesa di Santo Spirito, secondo la relazione trasmessaci dai nostri
veterani fratelli, e quivi ella trattennesi alcuni lustri
.
Nella relazione del 1614 di Monsignore La Cava, vescovo di Mazara,
apprendiamo che la Compagnia del Sangue di Cristo, detta anche dei
Battitori : “ … ogni venerdì santo, dopo mangiari, (faceva) la cercha con 180 battenti in circa et portandosi in processione tutti li
misterii della S.S. Passione di Jesu X.to nostro et il X.to nel
monumento con grandissima devozione et pietà et sua musica “.
Sugli studi sin qui compiuti, non è possibile datare con certezza
l’anno d’inizio della processione dei Misteri. Probabilmente essa fu
il divenire di vari riti che caratterizzavano lo spirito e la vita di
quel tempo.
Per molti anni si è ritenuto che il gruppo oggi denominato “ L’Ascesa al Calvario “
sia stato il primo della serie e ciò in virtuù del suo atto di
concessione alla categoria dei jurnateri
L’atto è stato stipulato il 6 aprile 1612 dal notaio Antonio
Migliorino, nel quale leggiamo: “ Societas Sanguinis Jesu
Christi inter alia misteria passionis Domini Nostri Jesu Christi est
misterium ut dicitur di “ Christu chi porta la cruci in collo ” (…)
Franciscus de Parisio, Petrus de Pirao, coadiutor, e parecchi altri
Confrati della stessa Società, concedono il detto misterio agli
Ufficiali della “ Compagnia delli poveri jurnateri ”. Su quanto
scritto, apprendiamo che la Società del Preziosissimo Sangue di Cristo
aveva in suo potere altri misteri, cioè altri gruppi statuari.
ma probabilmente in quell'aprile 1612 alcuni misteri erano già presenti.
Ciò lo si deduce da un documento di
appena un giorno precedente la concessione e cioè del 5 aprile 1612
dove
afferma l'esistenza a quella data di misterij anche se ancora non si
è in grado di sapere quali scene evangeliche rappresentassero. E'
probabile quindi che detta concessione del 1612 dagli jurnateri sia
stata la prima ma ciò non equivale alla considerazione che tale gruppo
fu il primo ad esser costruito , malgrado oggi , nella sua componente
artistica sia il più antico gruppo, quasi originario, pervenuto ai
nostri giorni.
Tornando alla Compagnia, leggiamo, nell'atto del
notaio Pietro Adamo del 21 dicembre 1643 il fatto che la
Compagnia eleggeva i suoi officiali e questi si impegnavano “ costruire
sue facere quorum misterium novum illudque exire in processionem
“.
L’antica Confraternita di San Michele ebbe sede, dal 1539 al
1582, nell’edificio annesso all’omonima chiesa e ciò sino a quando
non dovette cedere, su decisione del Senato, lo stesso edificio ai Padri
Gesuiti giunti a Trapani nel 1561, permettendo ai confrati di trovare
ospitalità nella Chiesa di Santo Spirito o di San Giacomo Minore, dove
era la sede della Confraternita del Preziosissimo Sangue.
Il
contributo e ruolo dei Padri Gesuiti nella processione dei Misteri s’è
rivelato fondamentale. Ci troviamo, del resto, nel periodo di poco
successivo al Concilio di Trento quando, sotto l’influenza spagnola e
nel generale clima dell’Inquisizione, si provò ad interpretare in
modo autentico lo spirito della Controriforma, divulgando il concetto
della Passione di Gesù trasferito negli aspetti e pose dei personaggi
dei gruppi statuari, che presero il posto delle rappresentazioni
animate. Soprattutto nell’Italia meridionale, i Gesuiti, specialmente
sotto la guida di Padre Claudio Acquaviva (Provinciale dell’ordine e
successivamente Capo della Compagnia di Gesù), stimolarono le missioni
popolari tramite esercizi penitenziali ed in particolar modo quelle
rivolte ai ceti artigianali.
Il loro principio si fondava sulla considerazione che il popolo
possedendo la fede non poteva metterla in discussione e la si alimentava
con il divenire di elementi spettacolari quali le pubbliche cerimonie
penitenziali e processionali, al fine di mantenere vivo il messaggio
della parola di Gesù.
E nella realtà trapanese, i Gesuiti, tramite la Società del
Preziosissimo Sangue, stimolarono il coinvolgimento delle classi
artigianali attraverso questi atti di penitenza e di partecipazione. Si
presume quindi che, in tale logica, oltre le difficoltà economiche per
sostenere la processione si pervenne, da parte della Società del
Preziosissimo Sangue, alle concessioni dei Sacri gruppi dei Misteri alle
maestranze trapanesi, le quali già intervenivano come tali nella
processione del Cereo o Cilio che si svolgeva il Lunedì di Pasqua
e che “
aveva carattere ben diverso, perché prevalentemente dedicata a
raccogliere elemosine e a far mostra della devozione dei notabili di
allora, che facevano portare in processione i loro ceri votivi “.
Tornando
alle Confraternite, si crede che a seguito del trasferimento dei “
bianchi “ di San Michele nella Chiesa di Santo Spirito nacque una
stretta collaborazione con i “ rossi “ del Preziosissimo Sangue, che
proseguì anche dopo il 1622, quando i
confrati di San Michele
ritornarono nella loro chiesa omonima ed in tale occasione ricambiarono
la cortesia, concedendo ospitalità a quelli del Preziosissimo Sangue :
“…. ma perché l’angustia del luogo non era capevole delli
fratelli che vieppiù si augumentavano furono costretti conferirsi nella
chiesa di S. Giuliano, dove al presente v’ha la Compagnia della Luce,
con essere da tutti benignamente ricevuta. Dopo alcun tempo fu loro
offerta dalla Confraternita di S. Michele Arcangelo e loro rettori la
chiesa è però si trasmisero colà (29.2.1622) mantenendo sempre
detti fratelli della Compagnia del Preziosissimo Sangue di Cristo con
quelli della Compagnia della Luce fino ai nostri tempi reciproca
corrispondenza”.
Il 21 gennaio 1643, su iniziativa del dottor Giacomo Licata,
rettore della Confraternita di San Michele Arcangelo, del notaio
Vincenzo Costa e del barone Francesco Sieri Pepoli nel tentativo di
riportare il sodalizio all’antico rigore dei suoi compiti
istituzionali, in un momento storico che vedeva la degenerazione di
molte confraternite, quella di “San Michele” fu trasformata in
“Compagnia”, grazie all’appoggio e con decreto di don Giovanni
Domenico Spinola, vescovo di Mazara.
E poiché “… tra queste due Compagnie di S. Michele e il Sangue
di Cristo unite in una chiesa ne provenivano varie questioni e risse,
l’Illustrissimo e Reverendissimo Signore don Diego Requensens, olim
Vescovo di Mazara, ambe le ridusse in una nel 26.2.1646, trovandosi in
decorso di vista (in Trapani), vestendosi egli il primo con il
russo in segno del preziosissimo sangue di Cristo, con visiera e
mantello bianco in segno di S. Michele Arcangelo, restando, detto Mons.
Illustrissimo, Fratello di detta Compagnia, ed oggidì l’è rimasto il
titolo del Preziosissimo Sangue di Cristo e di S. Michele Arcangelo”.
.
Il 26 febbraio 1646, con atto rogato dal Notaio Antonio Valentino
(n.corda archivistica 10986 Archivio di Stato -Trapani) , Giacomo
Licata, Governatore della Compagnia di San Michele Arcangelo e Don
Giuseppe Castiglione, Governatore della Compagnia del Preziosissimo
Sangue di Cristo, sancirono la fusione tra i due sodalizi nella
“Venerabilis Societatis Sancti Michaelis Arcangeli et Pretiosissimi
Sanguinis et Misteriorum Passionis et Mortis Domini nostri Jesu Christi
”. Si compilò lo statuto, detto capitolo, con cui si univano le due
compagnie, inviato all’approvazione di Don Antonino de Napola e del
protonotaro Leonardo Ximenes. ”
.
La
fusione tra le due compagnie sollevava l’adozione di un nuovo
vestimento. Quindi, “ quod confrates tam dicte Societatis
Preziosissimi Sanguinis Christii ac misteriorum eiusdem ac etiam Sancti
Michaelis Arcangeli in una reducte“, decisero d’indossare nelle
cerimonie ufficiali un sacco di tela colore rosso con mantello di lana
bianco e visiera bianca “ (come da atto del notaio Vito Gallo –
Archivio Curia Vescovile -
9 gennaio 1649)
ed inoltre l'emblema delle “Cinque Piaghe” sul petto, le scarpe
rosse, lo stendardo con le scritte " S.P.Q.R " e " Quis
ut Deus ". Quest'ultima epigrafe era impressa nello scudo della
statua di marmo di San Michele. La fusione era altresì favorita dal
comune esercizio e nell’attività sociali, nella raccolta delle
elemosine per le giovani orfane e nell'esposizione del “Santissimo”
esposto nel periodo quaresimale e di preparazione della Settimana Santa,
nella chiesa di San Michele con alcuni gruppi “ sino
al tramontare del sole, quando cioè ad hora di compita, si teneva la
predica o sermone per eccitarsi (i fedeli ) con maggiore fervore nel
servizio di Dio “, come ravvisiamo nella cosiddetta “ scinnuta
“.
Il
sigillo del quale si avvaleva la compagnia consisteva in”…
un mondo con le ali, trafitto da una spada che simboleggia sia la ferita
al costato che la croce di Cristo. Lateralmente sopra il mondo sono
raffigurate le mani con le stimmate e sotto, i piedi forati dai chiodi e
dalla crocifissione. Il sigillo simboleggia le cinque piaghe di Cristo e
il “ mondo con le ali “ della venerabile Compagnia di San Michele
Arcangelo ideato nel 1646 e così menzionato
nei Capituli. “
Sempre nel 1646, in una relazione del Governatore della Compagnia
leggiamo che “… sono oltre
anni quaranta e più fondata detta Compagnia sotto il Preziosissimo
Sangue e Misteri della passione di Cristo Signor Nostro con aggregarci
detti fratelli tutti li Misterij della Passione di Gesù Cristo ad
effetto di quelli condurre come hanno soluto condurre con universale
devozione il Venerdì santo ogn’anno in processione con li fratelli di
detta Compagnia et altre perone seza sacchi, che devotamente s’hanno
offerto con loro lumi e torcie associare detti Misterij in statue di
rilievo, et abbellire a spese di detta compagnia. E per accrescere il
decoro, devozione et aumento di quella conforme solino nell’altre città
metropoli, s’offersero molte persone di detta città, delle
maestranze, arginteri, ortolani, fioritani, fornari, corallari, sarturi
e maestri d’ascia con loro torce accese volere associare uno di detti
Misterij per ogni arte et professione di essi assegnati per
l’esponente…”
Nel
frattempo, i governatori consci di un possibile e futuro ampliamento nel
numero dei gruppi statuari dei Misteri, fecero costruire a spese della
confraternita un oratorio di forma rotonda dietro la Chiesa di San
Michele, posta nell’area dell’ex consolato francese, costruita e
completata nel secolo XV ( come da rogito del notaio Giovanni Forziano
del 6 ottobre 1461 ). Con atto rogato dal notaio Matteo Di Blasi il 17
luglio 1712, si pervenne ad un accordo tra la Società e
padre Giuseppe
Maria Grimaldi, rettore del Collegio gesuitico, affinché
nell’erezione del nuovo oratorio i confrati usufruissero del cortile,
comune alla chiesa di San Michele ed ai locali della scuola. Dall’atto
del 20 aprile 1727 rogato dal notaio Giovanni Stabile, sappiamo che per
i lavori dell’oratorio la Compagnia dovette ipotecare molti dei suoi
beni immobili e che i lavori furono ultimati sicuramente dopo il 1750.
Infatti l’anno prima, cioè il 23 febbraio 1749 e nell’atto rogato
dallo stesso notaio, si leggono impegni di spesa per l’acquisto di
materiali. In merito, apprendiamo inoltre da
Serraino che “… mentre
fervevano i lavori dell’erigendo oratorio, la Confraternita provvide a
restaurare nel 1717 il tetto dell’antica chiesa, che era in parte
crollato per vetustà e minacciava tutto il fabbricato nonché il vicino
monastero di S. Elisabetta. Dalla relazione tecnica, all’uopo redatta
dall’arch. Giovanni Amico e dal capomastro del Senato, si rileva che
per la bisogna occorse la somma di 40 once, che la Confraternita pensò
di reperire nel modo seguente ; 10 once in elemosine, 10 once, quale
provento di alcuni oggetti d’argento dati in pegno; 20 once, da
prelevare alla cassa della Prefetia per capitale spettante dal legato
Staiti”.
Il nuovo oratorio dette una sede più consona ai gruppi dei Misteri
affidati dalla Confraternita alle maestranze fin dal 1612. Ogni singola
categoria artigiana ottenne di condurre in processione il gruppo il
giorno del Venerdì Santo, l’autorizzazione a commissionare ad artisti
i rifacimenti delle opere, di abbellirle con preziosi manufatti
argentei, di partecipare nella processione con i propri adepti, di
riporre il “ mistere” in chiesa al termine del rito e di contribuire
nelle spese di costruzione delle cappelle dentro la chiesa di San
Michele, dove si ponevano i gruppi. Di contro, la Confraternita, che non
perdette mai il diritto di proprietà sui gruppi, si assicurò da parte
delle maestranze una oblazione in denaro o in cera ed impose alle
categorie la partecipazione di un numero minimo di componenti alla
processione del Venerdì Santo, attuando per contratto alcune penalità
previste in caso di inadempienza.
“ La volontà di apparenza ha spinto le categorie artigiane ad
incaricare artisti, più o meno famosi, della realizzazione di dipinti e
statue e ricchi arredi sacri furono confezionati per le cappelle delle
confraternite e delle maestranze. Tali opere erano il frutto di grandi
sacrifici economici, ma vi era la spinta della gioia devozionale e la
gratificazione dell’apparenza. Questo atteggiamento fu proprio delle
popolazioni di area cattolica a cui la fede imponeva di considerare <
santo
> il lavoro, <
dono
> la
sofferenza, <
misericordia
> la rinuncia e non consentiva la gratificazione morale e materiale
della ricchezza come all’artigiano o al mercante fiammingo o ginevrino
di fede protestante. L’apparenza
diventava così sostanza gratificante e ogni sacrificio era sublimato;
la didattica della magnificenza della Chiesa cattolica e del potere
politico del XVII e XVIII secolo consentiva la compensazione morale dei
bisogni ”.
Il periodo che va dal primo decennio del ‘600, quando si presume
poterono sfilare i primi gruppi, sino al 1772, anno della costruzione
degli ultimi, abbraccia un arco di 150 anni, nei quali l’artigianato
trapanese seppe donare alla città simili capolavori d’arte.
Le settantantanove statue dei Misteri ( più il gallo della
Negazione ) furono costruite nelle botteghe
trapanesi, dove valenti artigiani-artisti gareggiavano in stile ed
espressività nella tipica arte locale detta "carchet ".
“La
tecnica del legno, tela e colla prevedeva la costruzione della struttura
della figura in legno di cipresso. Su di essa si applicava la
modellatura
in sughero che veniva poi fasciata con bende impregnate di
colla. Gli arti ed il capo venivano invece direttamente scolpiti in
blocchi di cipresso, mentre le vesti erano realizzate in spessa tela
impregnata di colla che bloccava il movimento dei drappeggi.
Successivamente si passava all’impermeabilizzazione della statua con
l’applicazione di tre strati successivi di gesso che venivano
carteggiati e rifiniti. Quindi si procedeva all’ultima operazione che
conferiva realismo alle opere: la pittura dei singoli personaggi e delle
opere ”.
Sulla ”artisticità” dei gruppi, Alberto Genovese aggiunge: “
Non si raggiunse, è vero,vertici di grande raffinatezza. La loro
generale uniformità compositiva evidenzia lo spirito di scuola, né vi
fa spicco quella prepotente ed originale ispirazione che è il segno
della grande arte. Ma i Misteri nascevano nell’obiettivo di un consumo
popolare e dovevano, pertanto, esserne l’espressione, si pure con
l’ausilio di una tecnica sapientissima che, questa si, nulla ha da
invidiare a quella dei più valenti artisti. In genere i Misteri fanno
trasparire un realismo assai plastico e un colorito gusto del
particolare ( poco importa se tutt’altro che rigorosi nella
ricostruzione storica ),talvolta l’espressione penetrante di certe
figure raggiunge vertici di autentico virtuosismo. “
Nel 1778, cinque anni dopo che i Gesuiti lasciarono Trapani, la
Compagnia del Preziosissimo Sangue e di San Michele subì una scissione
ed un gruppo di confrati rifondò l’antica società, che venne sciolta
nel 1803.
La processione dei Misteri, in quegli anni era aperta dai confrati
che indossavano casacca e visiera, preceduti dallo stendardo luctus
adportatus. Le maestranze partecipavano alla processione con impegno
e passione, indossando sacco, cappello, cotte e mantello ed
accompagnavano il proprio gruppo con venti torce accese, come si legge
in alcuni atti d’affidamento. Un obbligo più che un impegno; tale che
se la singola maestranza non fosse riuscita a rispettare le condizioni
imposte dalla Società del Preziosissimo Sangue, la stessa avrebbe
adempiuto il dovuto addebitando il costo ai ceti trasgressori.
Abbiamo notizia che nella processione alcuni cantori accompagnavano i gruppi statuari.
E’ solo
dalla metà dell’800 che i cantori furono
sostituiti dalle bande musicali, così
come in quel periodo, gli appartenenti alle maestranze, cioè consoli e
mastri non portarono più in spalla il “ mistere “ loro affidato,
che si portò in processione da uomini abituati ad un duro ed
impegnativo compito, cioè i “massari”, che percepirono, ciascuno,
il compenso di dodici tarì. Si ricorda che i componenti del ceto degli
ortolani furono gli ultimi a condurre sulle spalle il gruppo loro
affidato ( primi anni del '900 ).
L'affidamento di un gruppo ad una maestranza era di grande valenza,
tanto che la categoria dei ceramisti, non avendo mai chiesto
l'assegnazione di un " mistere ", era considerata “non
fiorente” nel panorama economico dell'epoca.
La processione dei Misteri si svolgeva dall’ora canonica nona (
corrispondente alle attuali 15.00 ) all’ora canonica quarta ( ore
10.00 ) e si snodava nelle strette vie della città, entrando ed uscendo
nelle chiese e nei conventi.
Nel 1727 un “Bando e Comandamenti d’ordine
dell’Illustrissimo Senato di questa Invittissima e Fedelissima Città
di Trapani…Per il quale s’ordina, provede, e comanda, che ogni
maestro di qualsivoglia maestranza, è professione, che hà Misteri
venerdì che sono l’11 corrente mese di Aprile habbiano e debbiano e
ogni uno di loro gabbia e debbia ad hore 20. di detto giorno, ritrovarsi
nella Venerabile Chiesa di San Michele Arcangelo ed in ogni uno
conserverà per associare il loro Misterio, di non lasciare per strada,
per come sia che detti Misterji ritorneranno nella Chiesa, sotto pena di
onze 2. tanto quelli che lasciranno li loro Misterji per strada “
Nel 1759, don
Girolamo Palermo, vescovo di Mazara, a causa dei disordini verificatisi
l’anno precedente, sospese la processione per due anni. Solo su
sollecitazione del viceré, il vescovo (con lettera del 25 febbraio
1761) autorizzò il ripristino della processione invitando a partecipare
massicciamente le autorità civili e militari, la cui presenza
costituiva una garanzia al regolare svolgimento. Tra le condizioni
imposte dal vescovo ricordiamo il divieto di far iniziare la processione
oltre le ore 23.00 del Venerdì Santo stabilendo la conclusione entro le
ore 3.00 del sabato, con una tolleranza di quindici minuti, nonché
l’obbligo di far entrare i gruppi nelle chiese di S. Nicola, Badia
Grande, Orfane, S. Domenico, Itria, S. Pietro, S. Andrea, Madonna della
Luce, S. Maria di Gesù, S. Elisabetta, S. Agostino, S. Rocco, S.
Francesco d’Assisi, S. Maria Maddalena (S. Chiara) e nel
Conservatorio
delle Reperite e nella Badia Nuova. Inoltre stabiliva che in ogni
chiesa, presente un sacerdote, si cantasse il “Miserere” o lo “Stabat Mater”, aggiungendo che, nel corso
della processione, i gruppi non dovevano fermarsi davanti a persone di
qualunque ceto sociale o case private; che i cantori dovevano cantare
senza visiera ed essere autorizzati e comunque, mai dentro le chiese,
che in ogni vara del gruppo dovevano collocarsi quattro lampioni di
cera, per evitare che con il soffio del vento potessero restare al buio
“.
Nel 1778 si proibì la processione nelle ore notturne e si ordinava
di tenere chiuse le porte delle Chiese nella Processione dei Misteri
ed inoltre “…la congregazione del Preziosissimo Sangue di Gesù
Cristo, tra l’altro, pagò 36 onze e 6 tarì per non far ledere li
dritti e giurisdizione alla nostra sudetta compagnia in conservare li
Sagri Misteri della Passione di Cristo e di fare la Processione colli
medesimi per la Città unita alle Maestranze alle quali è stato
concesso da detta Compagnia il rispettivo Mistero per atto pubblico,
coll’obbligo di intervenire alla sudetta Processione pell’occasione
del nuovo Real Ordine che proibisce a farsi di notte le Processioni
.”
Erano anni difficili dal punto di vista dell’ordine pubblico e
del vivere sociale e così, approfittando che circostanze esterne non
permettevano, talvolta, il protrarsi della processione nelle ore
notturne, la Confraternita “…colse l’occasione per invitare il
Senato ad emanare ogni anno il bando di partecipazione a carico delle
maestranze inadempienti, minacciando d’intervenire alla processione
senza usare il tradizionale abito; il Senato accolse l’invito e obbligò
le categorie al costumato ufficio, comminando l’ammenda di tre tarì
per ogni maestro non partecipante “
Successivamente le maestranze, approfittando del periodo di crisi
attraversato dalla Compagnia del Sangue Preziosissimo e del Divino
Michele Arcangelo, supplicarono l'intervento del Vicerè e del Senato
cittadino, affinché potessero dipendere direttamente dal Senato e come
tale tutelare le loro manifestazioni religiose, poiché la crisi
economica ormai aveva investito la Compagnia, ed era tale che la stessa
poteva solamente gestire la manutenzione della chiesa e l'oratorio di
San Michele. Per tali motivi nel 1779 la processione passò sotto l'alto
patrocinio del Senato trapanese. Alla Compagnia del Preziosissimo
Sangue e del Divino Michele Arcangelo fu consentito di condurre in
spalla il simulacro del Cristo Morto, portato antecedentemente dal clero
e di portare in processione la statua dell'Addolorata “… condotta
dai patrizi ed accompagnata dal sindaco, dal capitano di giustizia e
dallo stesso governatore della Confraternita,
tutti recanti ceri accesi in mano “.
A
proposito della partecipazione delle Autorità alla processione: “
il notaro Matteo Di Blasi, con atto del 12 maggio 1764, c’informa che
Antonino Agliata ricevette dal Senato la somma di 4 once e 15 tareni per
aver fornito al Sindaco, al Prefetto, ai Ministri ed altri 0ufficiali
intervenuti alla processione del Signor Gesù Cristo celebrata la sera
del venerdì santo “
.
“ Spettacolo
di devozione e di pompa, lo definisce il Ferro nella sua guida agli
stranieri in Trapani del 1825; tempo prima il Burgio nel suo diario del
1779 parla del 2 aprile di quell’anno ( Venerdì Santo ) e della
singolare e festosa comparsa ; nel 1812 Padre Benigno che la consimile
non vi è non solo in Sicilia, ma nemmeno in tuta l’Italia e
l’Europa “.
Il Decreto di soppressione delle Corporazioni artigiane del 23
ottobre 1821, concesse alle stesse la facoltà di potersi unire solo per
scopi di opere religiose e di pietà e comunque sotto la vigilanza del
Comune. Nella seduta del 20 ottobre 1821, il sindaco Biaggini e il
consiglio stabilivano al XV del registro delle sedute del Decurionato:
“… viste ed esaminate le….istruzioni; considerato che coll’adottare
le stesse verrebbe ad eliminarsi una volta l’abuso che finora han
fatto sperimentare i consoli d’ogni arte rispettiva, o col malversare
le volontarie contribuzioni offerte per la Festività di Maria SS. Di
Trapani, e per la processione de’ Sacri Misteri nel Venerdì Santo di
ogni anno o col pignorarsi illecitamente l’argento che fornisce il
Mistero d’ogni arte fin’oggi lasciato in potere degli stessi;
Delibera all’unanimità: /art. 1° Tutti gli argenti de’ Misteri che
attualmente detengono i Consoli di ciascun’Arte, alla quale i Misteri
si appartengono, saranno consegnati al cassiere comunale, ove rimarranno
sempre con obbligo di consegnarli à Consoli in ogni domenica di Palme
affine di pulirli e collocarli nel Mistero, ed a patto di restituirli in
potere del Cassiere stesso il Sabato Santo / art. 2° Il Cassiere nel
consegnare tali argenti à’Consoli ritirerà atto privato della
ricezione con obbligazione solidale de’ Consoli di realizzare il
Sabato Santo la cennata restituzione. / art. 3° Ogni arte o Maestranza
avrà oltre ai Consoli un cassiere che sarà scelto dal Sindaco del
tempo tra le persone più oneste ed agiate dell’Arte. / art. 4° Il
Cassiere incasserà la contribuzione d’uso, rilasciando ai
contribuenti le cautele del pagamento e tenendo un libro d’introiti, e
dello ammontare di tale introito renderà in ogni ano un conto al
Sindaco, cerziorandosi i Consoli per le osservazioni se ne avranno da
fare. / art. 5° Le somme che ricaveranno dalla contribuzione saranno primordialmente destinate per le spese necessarie alla processione de’
Misteri, alla contribuzione annuale per la Festività di Maria SS. Di
Trapani, per tutt’altri bisogni dell’arte.
/ art. 6° I Consoli non avranno alcun dritto d’ordinare
de’ pagamenti, e perciò qualunque esito che si darà il cassiere per
ordine de’ Consoli sarà a di lui carico individuale, giacché ogni
ordinativa de’ pagamenti dovrà emettersi dal Sindaco al quale i
Consoli porteranno le di loro istanze sulla necessità degli esiti,
tenendo presenti quelli che sono stabiliti a preferenza “.
Con decreto del 1821, le Corporazioni unificarono il loro
patrimonio riversato nelle casse dell’ Opera Pia e private della loro
sede, si riunirono nei locali messi a disposizione dal Comune per il
solo fine della processione dei Misteri.
Problemi legati alla durata della processione si ebbero nel 1833,
quando lo svolgimento della stessa venne legato al rientro dei gruppi
non oltre le ore 24.00 ( Archivio storico comunale – carp. 2 B). Su
queste linee generali la processione è oggi giunta a noi pur con le
differenze dettate da ragioni economiche e sociali, senza sostanziali
mutamenti, mantenendo stretto il suo rapporto storico con la città,
svolgendosi interamente nelle principali vie del centro.
Nei primi decenni del 1900, nello svolgimento della processione si
rafforzava lo spiegamento della Forza Pubblica “ per evitare che
cambiasse itinerario, non appena giunti a piazzetta Saturno “.
Il Canonico Padre Fortunato Mondello così descrive la processione
nel 1901: “ ...Le Maestranze precedono il proprio Misterio con ceri
accesi, e vi si associano quasi tutta la notte. Diverse musiche, venute
dalla provincia con le loro marce funebri, invece di ridestare migliori
sentimenti all’animo, atteso lo spirito indifferente de’ tempi,
divagano l’immensa folla, che spensierata rivolge altrove la mente,
fino intanto che la processione stessa rientra nella chiesa di san
Michele “ .
Con il Decreto del 26 luglio 1910 s’aggregò la Confraternita di
San Michele alla Congrega di Carità e con decisione del 30 gennaio
1914, la V Sezione del Consiglio di Stato, la reintegrava nel suo
patrimonio, esentava la trasformazione e confermava la somma annua di
lire 100 per il mantenimento della chiesa di San Michele.
Nel 1911, la processione iniziò alle 16,30 e terminò alle 3,00
del sabato ( come stabilito nel 1761) e su decisione del vescovo di
Trapani, Mons. Francesco Maria Staiti,venne proibito ai gruppi
l’ingresso in alcune chiese e nel 1924 il divieto venne esteso a tutte
le chiese “ per lo scempio
vandalico e per gli atti d’inqualificabile irriverenza “.
Nel 1918, l’eco della prima guerra mondiale ne sconsigliò lo
svolgersi e nel periodo fascista la parte organizzativa venne curata
dall’Opera Nazionale Dopolavoro e in sintonia con lo spirito
dell’epoca, la processione veniva aperta dalla figura di un centurione
romano.
L’orario di rientro venne anticipato di un’ora nel 1939, così
come l’ora di uscita, mente la prima processione post-bellica, quella
del 19 aprile 1946 si svolse dalle ore 16.00 alle 24.00.
La seconda guerra mondiale inflisse un duro colpo alla storia dei
Misteri e il bombardamento del 1943 che danneggiò gravemente la chiesa
di San Michele, colpì anche alcuni gruppi che andarono distrutti. Alla
ricerca di una sede che li ospitasse in modo stabile, i gruppi girarono
per le chiese cittadine ( Badia Grande, Collegio, Santa Maria del Gesù,
Immacolatella), sino a trovare degna e definitiva dimora nella Chiesa
delle Anime Sante del Purgatorio. Un nutrito gruppo di concittadini, tra i quali l’avvocato Mario Serraino, si fece promotore della
difficile opera di ricostruzione della processione, sia dal punto di
vista strutturale ( ricostruzione dei gruppi danneggiati ) che
economico, in considerazioni delle difficoltà del paese al termine del
conflitto bellico.
Anche l’itinerario subì l’avanzata del modernismo e dal 1947 i
gruppi iniziarono a percorrere la più grande arteria cittadina, la via
Giovan Battista Fardella, alterando lo stretto rapporto storico tra la
semplice dinamica espressiva delle statue con
i palazzi e le vie
del centro cittadino. Ma anche sul fronte economico, divenuto
preponderante nella gestione della processione, si registrarono gravi
difficoltà e, così come avvenuto in passato, alcune categorie
economiche scomparvero dal panorama economico e furono sostituite da
nuovi ceti artigianali anche nell’ affidamento dei gruppi.
La parte organizzativa della processione venne curata, negli anni
’50, dall’Ente Provinciale per il Turismo che si fece promotore
della copertura dei cavalletti su cui appoggiano i gruppi mediante un
rivestimento di velluto nero, recante la categoria di appartenenza del
gruppo, le cosiddette “ mante
“.
Un tentativo, rimasto isolato, di ritornare alle antiche tradizioni
fu sperimentato nel 1966 quando i gruppi rimasero nel centro storico,
l’Addolorata entrò in Cattedrale , ove venne intonato lo “ Stabat
Mater “ e rientrarono
alle tre del sabato. A parte quell’anno, la processione è rientrata
sempre nella mattina del sabato, con un progressivo ed eccessivo
protrarsi dei tempi di rientro ed un abbandono dell’itinerario nel
centro storico.
Per collegare le varie categorie economiche ai fini della
processione, nel 1974 si costituì l' Unione delle Maestranze che pose
fine non solo alle singole rivalità tra i ceti ma uniformò e gestì la
parte organizzativa della processione, nonché ripartire in modo
appropriato i contributi economici erogati dagli Enti pubblici. Il 26
dicembre dello stesso anno, il vescovo di Trapani, Mons. Francesco
Ricceri, approvò le nuove norme della Confraternita di San Michele
Arcangelo che elesse sede nella Chiesa del Purgatorio.
Ma i rapporti tra l’Unione delle Maestranze e la Confraternita
non furono ispirati da armonia, soprattutto sull’annosa questione
della proprietà dei gruppi, vanamente reclamata e pretesa dalle
categorie economiche e che il 18 aprile 1905, aveva trovato chiarimento
nella nota del Comune di Trapani,
firmata dal sindaco Giulio D’Alì Staiti dove si affermava che: “
… la processione dei Misteri si compone di 20 gruppi, che sono
di proprietà della Compagnia di S. Michele Arcangelo, e ciascun gruppo
è ceduto in uso ed affidato ad un’arte o maestranza, che ne
osserva l’uscita e la spesa relativa.”
culminata nella incerta e sospensiva sentenza del 13 maggio 1989 del
Tribunale Ecclesiastico Diocesano di Reggio Calabria.
“Le differenze tra la
processione dei Misteri che si svolgeva nel ’600 e quella di oggi sono
notevolissime, tanto da far pensare alla scomparsa della vecchia
processione (ma già nel ‘700 si manifesteranno episodi di
straniamento e di contaminazione, anche se i gruppi verranno composti, o
ricomposti, quasi tutti nel ’700). Si pensi, ad es., all’assenza,
prima, dell’accompagnamento musicale, agli itinerari dal centro antico
di Trapani alla periferia della città, alle luci ceriche e poi
elettriche, e così via.
Si pensi ancora che lo stesso addobbo floreale ha perso il suo
significato. Mentre negli antichi itinerari tra le penombre delle viuzze
e dei vicoli, i fiori non erano veramente un preannunzio della Pasqua,
ma accompagnavano il lutto ed esalavano tristezza, ora invece negli ampi
spazi delle piazze e dell’arteria “fuori porta ”, lungo la via
Fardella, essi segnano l’efflorescenza della festa primaverile, e sono
in gara di bellezza e decoro. Si è persa, persino, quella cesura tra
ceti sociali che, specie nell’Ottocento e nei primi del ‘900, aveva
distinto la partecipazione dei cittadini: il popolo dietro le statue di
tela e colla, e il pubblico di patrizi e borghesi, astante (e distante)
a seguire la processione dai sospesi balconi.
Mutati i contesti storici, mutate le condizioni sociali e
ambientali, mutata la “struttura” organizzativa e il rapporto
clero/maestranze, ovvero Chiesa curiale/maestranze, entro una
indefinita, controversistica trama di rivendicazioni e ripulse, la
processione dei Misteri/mestieri conserva, tuttavia, il suo fascino, che
non è solo folkloristico e fideistico. Perchè quei venti Gruppi sacri
ci sospingono, al di là dello straniamento multicolore, a soffermarci
sulla nostra fragile esistenzialità, riverberata sul Cristo dolente e
possente. Il valore della processione è tutta nell’arte antropologica
dei vari Ciotta, Nolfo, Pisciotta, Milanti, che hanno riprodotto con
intensa verità il dramma perenne della vita e della morte, che è
dramma dello spirito umano".
Nel 2000, su decisione del vescovo di Trapani, Mons. Francesco
Miccichè, la Confraternita di San Michele Arcangelo è stata “
congelata “ e dopo quasi quattro secoli, i rossi sacchi ed i bianchi
cappucci che a quella sacra rappresentazione diedero storia e divenire, non aprono più la Processione dei Misteri di Trapani.
Beppino Tartaro, settembre 2005
Alberto Genovese – I Misteri e la Settimana Santa in provincia di
Trapani – Arpe Editrice – Trapani - 1988
Teofilo Folengo, il cui nome
di battesimo era Gerolamo,figlio di
un notaio mantovano e ottavo di nove fratelli, nacque a Mantova nel 1491 (1496 secondo
alcuni studiosi).Insieme ad altri dei suoi fratelli venne avviato
alla vita religiosa sin dal 1508, assumendo il nome di Teofilo.
Visse in diversi conventi del Veneto fino al 1524, anno in cui uscì
dall'Ordine benedettino per diventare precettore privato dei figli
di Camillo Orsini e stabilirsi a Venezia.Folengo coltivò
assiduamente il genere maccheronico-goliardico, che aveva all'epoca
largo seguito nella cultura veneta, riscattandone il carattere di
esercizio parodistico ed elevandolo a strumento
stilistico-letterario vero e
proprio. Attraverso un linguaggio personalissimo che è un impasto
tra forme del latino classico e lessico dialettale, questo originale
scrittore riuscì a dare un ritratto assolutamente anticonvenzionale
della realtà sociale del suo tempo.La sua opera più nota è l'Opus
maccaronicum o Maccheronee, raccolta in quattro redazioni
piuttosto diverse tra loro (1517; 1521; 1539-40; 1552 postuma);
contiene: Zanitonella, narrazione dell'amore non corrisposto
di Zani per Tonella; Moscheide, poema eroicomico sulla guerra
tra le mosche e le formiche; una serie di epigrammi; il Baldus,
poema in esametri sulle avventure di Baldo, discendente di Rinaldo.
Quest'ultima opera ebbe un'influenza sull'opera di Rabelais.Folengo
morì nel 1544 a Campese (Bassano del Grappa, (Vicenza) - Nota
biografica a cura di Daniela Gangale..
La
disciplina era un particolare strumento di penitenza,
composto da un mazzetto di funicelle con il quale i penitenti si
battevano in segno di mortificazione. Di qui il nome di disciplinati,
o disciplinanti, ai membri di quelle compagnie o
confraternite religiose che, soprattutto nel medioevo, percorrevano
strade e piazze flagellandosi, chiamando al pentimento e invocando
la misericordia di Dio in tempi di carestia, di peste e di guerra. L'esercizio della
disciplina si praticava in oratori o in chiese lasciando solo due
lumi accesi: uno sull'altare e l'altro sul banco del Governatore o
Priore. Prostratisi tutti i fratelli, il Governatore intonava il
Salmo 66: Deus miserere nostri et benedicat nobis, alternando
i versetti al coro; e durante Ia recita del Salmo si distribuivano
le discipline che erano state disposte ordinatamente sull'altare.
Dopo altre preci e dopo aver cantato il capitolo commemorativo della
Passione di Gesù Cristo, oppure parte dell'Epistola di S. Paolo ai
Filippesi, il Governatore recitava il versetto Servite Domino in
timore, et exultate ei cum tremore; alle parole Apprehendite
disciplinam i fratelli cominciavano a battersi rispondendo Miserere
nobis alle diverse invocazioni fatte sempre dal Governatore a
Gesù Cristo.
[4]
Su questo sito : intervista al prof.Salvatore Costanza
Approfondimenti
su questo sito
A. Genovese, op. cit
Miky Scuderi - Trapani
– Rassegna mensile della Provincia
n.6 – giugno 1966
A. Genovese, op. cit
Su
questo sito : Settimana Santa nel passato
[10]
Su questo sito : intervista al prof.Salvatore Costanza
[11]
Su questo sito : intervista al prof.Antonio Buscaino
Mario Serraino “ La
Casazza magna “ – 1980 – a cura del Comune di Trapani –
Assessorato Turismo –
Arti grafiche Corrao – Trapani 1980 ed anche su
Giovanni Cammareri “ I Misteri nella sacra rappresentazione
del Venerdì Santo in Trapani “ – Libreria Editrice “ Il Pozzo
di Giacobbe “ – Trapani - 1998
Nel medioevo sorsero molte
confraternite accanto le associazioni professionali alle quali erano
strettamente unite. Il governo dei due organismi veniva spesso
affidato alle stesse persone così che in molti casi non vi era una
netta distinzione fra l'uno e l'altra. Molte confraternite infatti
hanno seguito la sorte delle associazioni professionali e sono
scomparse con loro.
Su
questo sito : atto di concessione del gruppo “ Ascesa al Calvario
“
[15]
Su questo sito : intervista al prof.Antonio Buscaino
Su
questo sito : Settimana Santa nel passato
[17]
Su questo sito : intervista al prof.Salvatore Costanza
[18]
Su questo sito : intervista al prof.Antonio Buscaino
[19]
Su questo sito : intervista al prof.Antonio Buscaino[
Mario Serraino
- “ La Casazza magna “ , op. cit.
Mario Serraino - “
Trapani nella vita civile e religiosa “ – Edizioni Cartograf –
Trapani - 1968
Mario Serraino - “
Trapani nella vita civile e religiosa “, op.cit
Mario Serraino - “ La
Casazza magna “ ,op.cit.
Anna
Maria Precopi Lombardo e Lina Novara
- “ Argenti in processione “ Editore Murex – Marsala
(TP) - 1992
Trapani - Una città
tra due mari – La Medusa Editrice – Marsala (TP) - 2001
Alberto Genovese,
op.cit.
Documento in carpetta
processione dei Misteri - Archivio Curia Vescovile -
Per ore notturne si
intendevano le ore immediatamente successive al tramonto e quindi
vanno intese nelle moderne
ore serali
Mario Serraino - “ La
Casazza magna “, op.cit.
Mario Serraino -
“ La Casazza magna “ , op.cit.
Mario Serraino - “
Trapani nella vita civile e
religiosa “, op.cit.
Giovanni Cammareri -
“ La Settimana Santa trapanese nel passato e presente “ –
Coppola Editore – Trapani - 1988
Mario Serraino - “
Trapani nella vita civile e religiosa “, op.cit.
Mario Serraino -
“ Trapani nella vita civile e religiosa “,op.cit.
Can.P.Fortunato Mondello
“ La processione del Venerdì Santo in Trapani “ a cura di
Giovanni Cammareri – La Medusa Editrice -
Marsala (TP) - 1992
Nota
del Comune di Trapani - 18 aprile 1905
[41]
Su questo sito : Sentenza 13.005.1989- Tribunale Ecclesiastico di
Reggio Calabria
[42]
Su questo sito : intervista al prof.Salvatore Costanza
|