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Sin dalla lettera del 25 febbraio 1761 con la quale il Vescovo di
Mazara ripristinava la processione dopo due anni di forzata
interruzione, si parla di illuminazione. Col passare degli anni alla cera dei lampioni si sostituì il gas ( acetilene ) ma la voglia di cambiamento che nella processione ha sempre trovato molti ( troppi !) sostenitori fece si che pian piano si ponessero dei ceri al posto dei lampioni. Queste "torce" non erano di grosse dimensioni ma proporzionate alle statue ma man mano che passavano gli anni le " torce " aumentavano di volume. Con l'avvento dell'elettricità si posero delle " lampare " che sovrastavano il gruppo e ad integrare l'illuminazione erano posti agli angoli delle vare quattro fanali o sottili candele elettriche dinnanzi al gruppo ( vedi prime due foto ). Successivamente si posero delle discutibili lampadine intono alle aureole del Cristo e dei Santi ( vedi terza foto ) o addirittura di contorno come nel caso del libro recante la scritta I.N.R.I. del gruppo " La Sentenza ". Nel 1950, si affiancarono alle candele elettriche quelle tradizionali in cera, ma la disputa tra le maestranze generò una vera e propria gara di "torce" di dimensioni sempre più vistose- Nel 1967 che il ceto dei fruttivendoli le tolse per primo e pian piano anche le restanti categorie ne seguirono l'esempio. Vent'anni dopo, nell'epoca della riscoperta delle tradizioni, il ceto dei metallurgici fu il primo a ricollocare le "torce" e negli anni seguenti anche altre categorie ne seguirono fortunatamente l'esempio. Oggi, sapienti e curate illuminazioni conferiscono ai gruppi un'indiscutibile fascino nel loro percorso notturno anche se spesso i faretti dono troppo evidenti. Quando i gruppi ritornano nella città vecchia, le ombre dei Misteri proiettati sui muri, rendono ancor più affascinante l'atmosfera: le cosiddette " luci dei Misteri ".
Testo Beppino Tartaro
© www.processionemisteritp.it
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