IL TRICICLO E L'ASTRONAVE 

 

di Giovanni Cammareri

   

 

 

 

 

Trapani , 24 aprile 2008

 

D'accordo, esco dal mio antro e nella proverbiale lentezza che non dovrebbe riguardare i barbari, ti rispondo. Pubblicamente. E magari, almeno per una volta, in tempi un po’ più rapidi rispetto a quelli consentiti dai quindicinali, dai mensili, dai settimanali. Come Monitor, per esempio. Sul quale il mio chiarimento al chiarimento che gentilmente ti sei premurato a fornire è comunque stato pubblicato. Peccato che non so quale disguido non ne abbia permesso la fruibilità on-line.

 

Tuttavia, attraverso i miei sistemi rudimentali, da barbaro, però lento, avevo provato perfino un paio di volte a chiamarti. E sai perche? Per dettarti - dico dettarti, sistema piuttosto obsoleto - testualmente la risposta fornita al signor Del Giudice che, da addetto ai lavori, avrebbe dovuto saperlo che Gesù nel Lenzuolo (ma senti quanto è bello però…Gesù nel Lenzuolo) non è La Deposizione.

 

Ma evidentemente la stessa, rapida efficacia dell'alta tecnologia che ha tradito il trafiletto di risposta o memorizza le telefonate ricevute, non ha (?) funzionato. Ti avrebbe consentito di contattarmi. Allora meglio i lenti giornali fuori dal tempo che non essendo, tra l'altro, bollettini confradeiri ma giornali, appunto, si occupano di Misteri quand'è Pasqua, di feste patronali d'estate e di alberi di Natale …a Natale. E mi sta benissimo così. Perché questa la ritengo l'immensa, benedetta possibilità di spaziare su qualsiasi campo ti sia congeniale, di godere di libertà intellettuali oltre ogni legittima specializzazione di qualsiasi sito, di volare oltre ogni più alto, colorato e svolazzante pennacchio.

 

La stessa libertà che mi consente di andare via da Trapani durante la Settimana Santa, non certo per punire qualcuno della mia assenza, quando mai, chi vuoi che se ne accorga.

 

E' semmai l'espediente migliore per andare a respirare a pieni polmoni. Altrove. Perché grazie a Dio ho la possibilità di apprezzare, perfino amare, qualsiasi altra cosa, purchè vera, che non riguardi la mia città. E per fortuna, di cose serie (non è il caso della nostra amata processione - amata? Veramente io non l'amo più, il troppo amore ancora nutrito nei confronti dei Misteri non mi consente di amare ciò che li mortifica-) in giro ce ne sono ancora. Tutto qua. Niente atteggiamenti da reucci arroccati non ricordo dove. E neanche da stoici però. Aggiungo io. Ci mancherebbe. Chi riesce ancora a trarre emozioni da questa processione, che se la goda.

 

E' insomma la mia libertà mentale a portarmi altrove, la stessa che non mi ha consentito di tapparmi la bocca e rimanere nell'amorevole grembo dell'Unione Maestranze quando qualcuno ha fatto finta di volere intraprendere la strada del dialogo costruttivo, del recupero, della crescita e della valorizzazione attraverso anche la paventata creazione di un serio organismo (più volte proposto dal sottoscritto) del quale anche tu avresti fatto parte.

 

Per il resto l'illazione dell' "abbuttamento" al secondo incontro, mi sembra fuori luogo e offensiva allo stesso modo di come ti è sembrato quel periodo riferito agli uomini di oggi preparati ma alla ricerca di visibilità personali. Più o meno era questa l'espressione ma non era certo riferita a te. Comprendo che potevi anche pensarlo, ed effettivamente avrei potuto meglio chiarire il senso della frase. Tu stesso però lo hai detto, e lo confermo, quattromila, seimila, ottomila battute: limiti, se vogliamo. Ma li preferisco ai siti e ai loro sconfinati spazi. E poi mi piace soprattutto l'odore della carta, e poi ancora prendere, posare, riprendere un giornale, un libro. Senza pigiare pulsanti, senza frapporre nulla fra me e la scrittura.

 

Il riferimento allora era agli uomini del nostro tempo in genere, più preparati e colti rispetto a quelli di una volta e perciò meno giustificabili a riguardo dei loro, chiamiamoli lapsus, và.

 

Sulla visibilità intendevo questo, faccio degli esempi rimanendo in tema: che passi il mio itinerario in maniera tale si dica l'ho fatto io; cambio un pezzo dell'argenteria così rimane il mio nome per quell'idea, quel dono, quel gesto e così via, si realizzino i costumi che IO ho ideato. E' così che funziona ormai. In qualsiasi campo.

 

E veniamo alla confraternita sulla quale ritengo di aver fatto le mia parte, condividendo pienamente la mutilazione storico-tradizionale subita dalla processione dei Misteri.

 

A proposito, circa un anno fa pubblicai un articolo dal titolo: San Michele e il commissario. Neanche questo passato on-line. Ma Monitor, ripeto, non è un giornale specializzato in tematiche semanasantere, sebbene la cosa più importante, firme o non firme raccolte, sia altro: il giusto punto di partenza sul significato e il valore di una istituzione confraternale, cosa poco felicemente estrinsecata nel tuo sito e per la quale mi sono accorto della gran confusione da parte dei nostri concittadini partecipanti al forum, su ciò che è veramente una confraternita, intesa solo in termini di cappucci e coreografia.

 

Rimangono, se non ricordo male - per semplici motivi imputabili a metodi diversi, accanto a me non ho la stampa del tuo scritto letto una sola volta in video - altre due o tre cose.

 

Una di queste è il drappo abbassato sull'uscio della chiesa al rientro dell' Addolorata per il quale sono assolutamente contrario e di cui, magari, parlerò in qualche articolo. Dobbiamo però aspettare i giusti tempi concessi dai giornali.

 

L'altra è il Resuscitato del quale invece ho scritto favorevolmente. Maglia o non maglia dell'altrettanto glorioso Genoa (nessuno in fin dei conti sa come fosse vestito Cristo dopo la gloria della Resurrezione) rappresenta comunque il ripristino parziale di un aspetto tradizionale del ciclo Pasquale trapanese. Inquina o interferisce forse con la processione dei Misteri? A differenza del "telo" (chiamiamolo così) mi sembra sia un momento abbastanza staccato e autonomo dalla processione del Venerdì Santo. Inoltre siamo solo al secondo anno, potrebbe non essere esclusa la commissione di un Risorto più tradizionalmente raffigurato. 

 

E infine, brevemente sui famigerati cambiamenti, frutto di una errata convinzione alimentata negli ultimi decenni, parto da un assioma: la processione dei Misteri non può avere innumerevoli chiavi di lettura.

 

Il pensiero contrario ha prodotto la convinzione di poter togliere, aggiungere, modificare a tutto spiano.

 

Da qui il risultato finale dell'attuale pochezza estetica e di contenuti.

 

Non è rapportabile alla nostra realtà la sostituzione che a Malaga ha trasformato un piccolo e artisticamente discutibile Gruppo, in una sontuosa apparizione posta oggi su un "trono" lungo quattro metri e trenta centimetri, largo due e sessantanove e alto sessanta centimetri (l'altezza riguarda la canastilla, non l'altezza da terra, ovviamente).

 

Tali trasformazioni derivano dal fatto che le famose settimane sante in terra di Spagna, almeno così come le vediamo oggi, appartengono a una evoluzione che non ha ancora superato il secolo. Fermo restando le antichissime origini che fissano all'alba del Venerdì Santo, 14 aprile 1356, la prima uscita processionale della Confradia del Silenzio, la più antica di Siviglia.   

 

 I "pasos" raffiguranti scene, eredi del teatro sacro, conseguenza del Concilio di Trento, fanno parte a pieno titolo di un contesto appartenente alla sacra rappresentazione. Non c'è devozione per essi se non per il solo Cristo presente nella scena. E neanche questi "pasos" vengono ostentati come opere d'arte meritevoli di essere ammirate tutto l'anno. Le statue di Cristo vengono tolte dal "paso" e trasferiti in un altare della chiesa, tutto il resto nessuno lo vede più fino all'anno successivo, con quasi un paio di eccezioni, almeno a Siviglia.

 

Ciò nonostante, dopo i cambiamenti d'inizio Novecento, dubito che oggi qualcuno pensi di apportare modifiche alle scene plastiche.

 

Totalmente diverso è il rapporto con le Dolorose o con i veneratissimi simulacri di Cristo, quelli, per intenderci, non facenti parte di gruppi statuari. Nella mia vita ho visto tre volte il Jesus del Gran Poder, la terza, restaurato. Eppure non mi è sembrato di notare differenze con le due volte precedenti. Qualcosa va desunta, probabilmente il fatto di essere un'opera di Juan De Mesa del 1620 piuttosto che di Castillo Lastrucci le cui committenze iniziano dopo il 1920 proseguendo fino ai primi anni '60. 

 

Se ci spostiamo a Murcia, i famosi "pasos" di Salzillo cambiano le cose. L'accreditata valenza artistica fa di questi "gruppi statuari"delle opere d'arte da tenere in esposizione tutto l'anno. Ecco, è a queste sculture settecentesche che possiamo assimilare i nostri Misteri, non ai "pasos" malaghegni, sivigliani o di Granada o di Cordoba o di Leon.

 

Le statue di Francisco Salzillo, i lineamenti degli sgherri, dei soldati, comprese le armature di questi ultimi, non riproducono caratteristiche somatiche e panneggi di duemila anni fa.

 

Anche lì, come a Trapani, siamo di fronte a quel meraviglioso errore di ambientazione che oggi differenziano i pasos murciani e i misteri trapanesi da altri, rendendoli unici.

 

Anche le suppellettili poste a completamento della gestualità degli aguzzini di Murcia sono medievali- spagnoleggianti. Prova a guardare le lance dei soldati de La Caida e de Il Prendimento e pure i loro, ehm… pennacchi. Piumati, ovviamente. Escludo possano concedere spazio a qualche correggitore di turno con licenza di… saccheggio.

 

Perché vedi, in base al tuo ragionamento, se domani qualcuno dovesse cambiare la spada a Pietro o mettere una bella cresta di gallo sull'elmo di Malco o sostituire la croce o Signuri (mi scuserai se mi permetto ancora di usare diciture desuete) c'a cruci 'n coddu  o il balcone dell'Ecce Homo, noi, uomini come dici tu "allittrati", davanti a situazioni assolutamente normali nulla potremmo eccepire; o meglio: nulla potresti eccepire.

 

Lasciamoli perciò sfogare. Tanto la Casazza è stanca, Serraino è vecchio e il mondo del sacro (sacro, non circense) è grande.

 

Un abbraccio,  Giovanni Cammareri che fin da adesso tornerà ai suoi impegni, nel suo antro, aspettando magari le feste siciliane più belle, quelle che gli ricordano che Pasqua è una volta l'anno…… quanto basta affinchè elmi e pennacchi  rimangano in cassa forte o sotto il letto di qualche, più o meno amico, console.  

 

Giovanni Cammareri


 

 

 

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