TRAPANI, LE POLTRONE DELL'AUTORITA' PORTUALE

di  Aldo Virzì  


   

Estate finita? Diciamo la verità, per la politica, soprattutto per gli enti locali del nostro territorio, l'estate non è mai cominciata. Non c'è stata alcuna tregua. Così, con l'inizio dell'anno scolastico e la ripresa settembrina i nodi della politica si sono solamente rafforzati.

 

Per esempio, ma non lo citiamo a caso, il leit-motiv di tutta l'estate per Trapani ed i trapanesi ha riguardato il porto e l'autorità portuale. Continua ad essere l'argomento principe, quindi mi permetto di aggiungere alcune mie considerazioni per le quali so già che mi pioverà da parte di qualche cosiddetto organo di informazione l'accusa di tradimento: non so di che cosa e di quali interessi. Un'accusa che non mi preoccupa, particolarmente se viene fatta da corifei che operano al solo servizio del potere locale.

 

Allora il Porto o l'autorità portuale? Già perché questo è il primo e forse più importante dilemma da sciogliere. Quali sono i veri interessi di questa classe politica e amministrativa? Quasi tutta per la verità, con poche ma qualificate eccezioni.

 

Per sciogliere il dilemma il cronista ha assistito alla lunghissima, e per alcuni versi noiosa, riunione del consiglio straordinario del comune capoluogo. Consiglio comunale aperto a tutti i cittadini, soprattutto alle autorità nazionali e regionali, regolarmente invitati dalla Presidente del Consiglio avv. Katia Bucaria. Ordine del giorno: “situazione attuale e prospettive del porto di Trapani”. In precedenza, qualche giorno prima, era stato il consiglio provinciale, anche qui in seduta straordinaria, a “sprofondarsi” in un lungo dibattito sullo stesso argomento.

 

L'ingenuo cronista nel varcare l'aula consiliare si aspettava di vedere lo spazio del pubblico strapieno non tanto di cittadini quanto di operatori del porto “la principale fonte economica - come sostenuto durante il dibattito - del comune”. Ed invece se non fosse stato per i soliti quattro curiosi che abitualmente sostano dietro la transenna sarebbe stato il deserto. Stracolma invece l'aula consiliare: consiglieri comunali, provinciali, ex sindaci, sindacalisti, presidenti degli ordini professionali e, ovviamente l'ing. Baroncini, presidente dell'Autorità Portuale. In prima fila  il sen. D'Alì, l'on. Paolo Lucchese, i deputati regionali Oddo (Camillo e Nino), Paolo Ruggirello, Vincenzo Culicchia. Presente anche Giorgio Macaddino, Sindaco di Mazara del Vallo. E poi basta. Ma come: gli altri deputati locali, i rappresentanti delle istituzioni, il comandante della Capitaneria di Porto, i rappresentanti dei  governi regionali e nazionali? Tutti assenti giustificati per i precedenti impegni assunti! Guai a pensare che non fossero interessati ad un dibattito scontato!

 

Andiamo avanti, comunque si parla del porto di Trapani, del suo sviluppo, così recita l'ordine del giorno. Ed invece, argomento unico: l'autorità portuale ed il suo rischio di scioglimento. Il porto, il suo sviluppo, verso quali obiettivi, progetti, la banchina di Ronciglio, la tragedia del “Giorgione”, le accuse di Serena Romano, la sorella di Paola, la vittima di quel tragico incidente, la scoperta dei problemi legati alle luci d'ingresso del porto, il fatto che la loro manutenzione sia stata affidata alla ditta privata che ha eseguito i lavori di costruzione delle dighe foranee al porto, le tante segnalazioni arrivate al blog di Serena Romano e riportate negli ottimi servizi del quotidiano “La Sicilia”; le polemiche per gli aumenti del costo del biglietto sugli aliscafi, la, per alcuni versi, cervellotica e comunque contestata installazione di quelle altissime barriere (bruttissime anche esteticamente) che ingabbiano i passeggeri in transito per le isole. Nessuna parola sui servizi al porto, anche i più elementari. Niente, o solo brevi accenni. Lo scopo degli organizzatori era quello di trovare l'unità contro quel governo nazionale - quello di centrosinistra, ovviamente - che vorrebbe sopprimere il lavoro dell'ing. Baroncini, dell'ex comandante della capitaneria di porto Ignazio Agate e di altri pochi eletti, compresi i consiglieri di amministrazione (ovviamente tutti vicini, vicinissimi, contigui alla Casa delle libertà). Serviva, serve la collaborazione degli esponenti del centro-sinistra, dimenticata, ignorata, quando per volontà del maggior esponente locale della Casa della Libertà e rappresentante locale nel governo Berlusconi, venne istituita l'autorità portuale. Le cose sono cambiate, del centrosinistra locale c'è bisogno, e se anche gli si assesta qualche sberla, facendo la differenza tra il buon ministro Di Pietro ed il cattivo ministro Bianchi, si sa che non ci saranno reazioni di chiusura di dialogo stile di Bossi, Fini, Berlusconi.

 

Nemico il ministro Bianchi, ma anche verdi, ecologisti, qualcuno vi include la magistratura e comunque tutti coloro che “vorrebbero tenere la città in una situazione di marginalità, di isolamento”. Chi sono ? Ma, forse, sicuramente, i palermitani che vedrebbero scemare l'autorità e l'importanza del loro porto. C'è un disegno preciso contro la città di Trapani. Ne ha la quasi certezza  il sen. D'Alì che ricorda i finanziamenti del governo Berlusconi sul porto di Trapani, ignorando gli altrettanto, precedenti, sostanziosi finanziamenti del primo governo Prodi e del governo regionale presieduto dall'on. Capodicasa, senza i quali non ci sarebbe oggi il porto così com' è - ma questa è un'affermazione non provata del cronista - non ci sarebbe mai stato il cosiddetto evento della Coppa America.

 

Per la destra trapanese non c'è dubbio: si è scatenata una grande congiura con protagonisti il governo Prodi, ma anche i palermitani. Nessuno dal centrosinistra che facesse rilevare come a Palermo - città e regione - governa il centrodestra, che se veramente fosse Palermo l'affossatore del porto di Trapani sarebbe bastato che D'Alì e compagni facessero valere nelle sedi dei loro partiti quelle ragioni.

 

Ma è una congiura quella contro il porto di Trapani, anzi la sua autorità portuale, o sono stati gli errori che ne hanno accompagnato la nascita e tutto il resto del suo cammino?  Dati falsi o veri su traffico e movimentazione merci e passeggeri, quelli che hanno giustificato ai sensi della legge l'istituzione dell'autorità portuale? C'è o no un'inchiesta della magistratura su tutta questa vicenda con imputato Ignazio Agate, attuale segretario dell'Autorità portuale, ma che in precedenza, nella veste di comandante della Capitaneria, “servì” i dati statistici necessari a giustificare la nascita dell'autorità? E' plausibile che negli anni 2003 e 2004, in cui l'autorità ha operato, non è stato possibile raccogliere i dati statistici per “una oggettiva carenza di organico”? Sono veramente così non veri i dati trasmessi al ministero dalla Capitaneria di porto che segnano un'ulteriore rallentamento dell'attività portuale negli anni 2005 e 2006? E' forse in atto una “guerra” tra Capitaneria e Autorità portuale? Quali i motivi?

 

Quanti interrogativi! Non certo legati allo sviluppo del porto, ma alla soppressione o meno dell'autorità portuale. E'questo l'interesse dei cittadini trapanesi? Ma anche di quelli Di Mazara, Marsala, Castellamare e mettiamoci anche degli abitanti di Favignana? Per tutti costoro l'interrogativo lo ha posto il Sindaco di Mazara Macaddino contestando l'ipotesi di un'autorità di sistema ( quindi comprendente quei porti) agitata solo come giustificazione per il mantenimento di questa autorità portuale. Un durissimo intervento che non ha risparmiato niente e nessuno, partico-larmente quando ha detto di essere da  mesi in attesa che Baroncini ed il sen. D'Alì diano risposte alle tante domande poste sul ruolo del porto di Mazara, ma anche degli altri cosiddetti porti minori, all'interno dell'Autorità di sistema. Da quel momento, è probabile, anche il sindaco di Mazara, che ha anche difeso il governo Prodi, verrà indicato come un “nemico”. Insieme a tanti altri.

 

Dove inserire, però, i tanti trapanesi che hanno disertato il consiglio comunale e ancora prima quella chiamata alle armi del cosiddetto comitato “pane e poseidonia”? La marcia  è stata un flop, forse perché la saggezza dei trapanesi è prevalsa e quel “pane”, hanno compreso, era per pochi intimi. Forse perché l'effetto America's Cup è terminato, insieme alle elezioni amministrative. Forse per questo le preannunciate “eventuali clamorose iniziative” del consiglio comunale di Trapani rischiano di rimanere solo annunciate.

 

Aldo Virzì

di Gianluca Fiusco

 

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