ERICE, PER CHI SUONA LA CAMPANA ?
di Gianluca Fiusco
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Erice - Prendendo in prestito dal grande Ernest Hemingway il titolo del suo memorabile romanzo, cercando di districarmi nelle intricate vicende della malapolitica trapanese, ho capito che le stagioni passano, i guai dei cittadini non trovano mai soluzione, o quasi mai.
L'insostenibile mutevolezza dell'umano esistere - Eletta nelle file dei tranchidiani movimenti, l'avvocatessa Giovanna Millocca, dai trascorsi forzitalioti, si è ritrovata presidente del consiglio comunale. In uno slancio di attivismo, forse malamente tentando di emulare il primo cittadino, si è data da fare per metterlo in minoranza. Cosa si sia incrinato tra i due dopo l'idillio della campagna elettorale non è dato di sapere. Certo però è facile immaginarlo. Due prime “donne” non possono convivere. Tuttavia dove l'ego tenta di offuscare la ragione, molto potrebbe il buon senso. Ed allora bene farebbe la presidentessa Millocca, nell'estremo tentativo di salvare il suo ruolo ed il consiglio comunale stesso dal ridicolo, a fare chiarezza sulla sua posizione ed accettare che, per questa volta, il sindaco lo faccia colui che è stato scelto dai cittadini per farlo: cioè Giacomo Tranchida. Lei, semmai, proprio per il patto elettorale attraverso il quale elettori e sindaco le avevano accordato fiducia, dovrebbe garantire la governabilità all'amministrazione che ha sostenuto nella competizione, nel rispetto del suo ruolo di garanzia per tutti i consiglieri e le forze presenti in consiglio.
Saltando per il bosco - Sergio Pace ha tentato di zompare dal centrodestra al centrosinistra, poi ci ha ripensato. Anzi no. Sta di fatto che la posizione del già forzista Pace è più intricata di quanto non appaia. Nel mezzo, infatti, ci sta anche il tentativo di intestarsi la rappresentanza in consiglio comunale prima della Margherita, poi del nascente Partito Democratico. Tentativo non andato a buon fine. Ed è proprio la velocità dei cambiamenti che ha fatto nascere un dubbio tra gli osservatori basiti: mica lo farà per la poltrona? Dubbio subito fugato dall'ennesimo salto della quaglia in vista di un futuro politico radioso.
In due a ballare l'alli galli - I due sono i consiglieri dello SDI, Cusenza e Alastra. Con il classico gioco del colpo al cerchio e del colpo alla botte, mantengono rapporti cordiali con maggioranza e minoranza. Ora firmano la mozione di censura, dopo non la votano. La doppia linea telefonica a cui sono connessi i due consiglieri socialisti arriva direttamente alla vetta, passando per l'ARS. Così, a seconda del vento che sferza i merli dei torrioni ericini, dell'umore di qualche deputato regionale, la posizione dei due autonomi rappresentanti degli elettori subisce continue pause di riflessione e fughe in avanti.
Min.Cul.Pop? No, Tel.Del.Cul.!!! - Il ventennio aveva delegato l'attività censoria, e soprattutto la propaganda nell'informazione, al Ministero della Cultura Popolare. In tempi di modernità e affollamento dell'etere, ognuno si arrangia come può. Soprattutto quando a presidiare il territorio, “giornalisticamente” parlando, rimane la grancassa senatoriale stanziata a pochi passi dai fanghi del porto di Trapani. E così dal Min.Cul.Pop, si è passati alla Tel.Del.Cul., ovvero alla Televisione Delegata alla Cultura con un'apposita divisione dedicata all'informazione politica: il Bu.Gi.A (Bureau Giornalistico Associato). Un équipe di imparziali professionisti dell'informazione assolutamente sereni e senza pregiudizi politici che, quotidianamente riunito in seduta permanente attorno al WC (Writers Committee, Comitato degli Scrittori), decide quali informazioni confezionare per il pubblico. Il tutto sotto il vigile, attento sguardo dell'Assostampa, così solerte contro qualche “sconosciuto” in tempi di valdericine esperienze, ed oggi altrettanto attiva – si fa per dire - a garantire il rispetto dei diritti e, soprattutto, dei contratti di tutti i giornalisti che lavorano nelle redazioni: quelli iscritti e della marea di cosiddetti “abusivi” senza i quali, però, nessuna edizione di tg, oltre a nessuna pagina di giornale potrebbe riempirsi.
Il sindaco serve a tutti - A meno che il
Consiglio, in particolare il centrodestra, non voglia prematuramente
porre fine all'intensissima attività politica per tornare alle urne in
pochi mesi. Rinunciando peraltro anche ai gettoni di presenza. Il tutto
chiaramente sempre subordinato al “supremo interesse collettivo” tanto
caro alla maggioranza dei venti eletti. Eppure la partita politica ad
Erice dovrebbe entusiasmare tutti. Il successo di Tranchida avrebbe
potuto e dovuto galvanizzare gli animi oltre i festeggiamenti post-voto
e oltre gli schieramenti. Eppure, dopo un inizio niente male con lo
stakanovismo del primo cittadino volto a garantire acqua e pulizia per
tutti e tutte, l'amministrazione si sta incamminando verso il grigiore
della “burokrazia”, dell'ordinario senza fantasia. Del resto se
Una giunta per tutte le stagioni - Ma se Erice piange, Trapani muore dal ridere. Dopo una gestazione ed un travaglio non da poco, la giunta trapanese risulta così composta: Nicola Messina (Sviluppo), Barbara Tomasino (Famiglia e Solidarietà), Salvatore Giacomazzi (Sicurezza), Roberto Costanza (Cultura), Alberto Di Bella (Organizzazione interna), Nicolò Callotta (Attività Produttive e lavoro), Francesca Scalabrino (Politiche Educative), Girolamo Marino (Aree decentrate), Giuseppe Corso (Tutela del territorio), Livio Marrocco (Programmazione). E così all'UdC sono andati tre assessorati (Corso, Marino e Callotta), uno al MpA (Giacomazzi), uno ad AN (Marrocco), due a Forza Italia (Costanza e Di Bella), uno alla Lista Fazio (Scalabrino), due tecnici (Messina e Tomasino). Il sindaco ha tenuto per se la delega alla tutela dell'ambiente. Ma se il bilancino dei colori politici sembra essere stato rispettato, non così quello delle pari opportunità, come si chiamavano un tempo. Infatti le quote rosa si limitano a due presenze in giunta, peraltro con deleghe se non di pura fantasia, assai poco entusiasmanti: famiglia e sostegno solidale, Politiche educative. Nomi e designazioni roboanti, ma, nella pratica, quali sono i progetti che verranno messi in campo, per contrastare l'emarginazione sociale, per il recupero dell'infanzia negata, per la creazione di luoghi di aggregazione e laboratori di socializzazione (pittura, sport, musica, teatro, danza, etc…)? E, soprattutto, quali sono e quali saranno le risorse economiche a disposizione di questi assessorati? Infatti, come dice un vecchio adagio, “senza carta musica non si canta messa”, ovvero senza soldi i cittadini non sanno che farsene di assessorati ideologici e poco operativi. Almeno fino al prossimo rimpasto.
Gianluca Fiusco di Gianluca Fiusco |
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