IL TRASFERIMENTO DEL PREFETTO SODANO, ORA E' UN CASO NAZIONALE 
di  Enzo Guidotto 


        “Fu il senatore D'Alì ad ordinare il trasferimento da Trapani del Prefetto Sodano?”. Stando ai numerosi apprezzamenti giuntici, le riflessioni scritte sul precedente numero di Extra sotto questo titolo hanno suscitato molto interesse fra i lettori ma non hanno provocato, come tutti speravàmo, alcuna reazione da parte del diretto interessato. Indubbiamente le nostre erano state delle provocazioni: pungenti sì nella forma, ma benevole nella sostanza perché, tutto sommato, gli offrivano l'opportunità di far conoscere una volta per tutte la sua versione  all'opinione pubblica che esige nei pubblici poteri quella trasparenza che rappresenta la condizione essenziale per l'affermazione dei principi e delle regole dello Stato democratico e di diritto. Ma niente di tutto questo: le legittime aspettative sono state deluse da un assordante silenzio che crea meraviglia e disgusto perché sa di arroganza.

In mancanza dei chiarimenti sperati abbiamo cercato di capire di più e meglio le condizioni nelle quali è maturata la decisione del trasferimento del Prefetto Sodano chiedendo lumi a una fonte molto autorevole: un illustre ed attempato osservatore continentale assai bene informato sulle cose siciliane dei nostri giorni, grazie anche all'esperienza acquisita sia in loco che nei “Palazzi” romani. Il suo nome? Per ora è meglio non farlo.

Arresti senza clamore – Come ha visto, sull'operazione attuata dalla Squadra Mobile di Trapani nel novembre del 2005  – gli ho detto dopo avergli fatto leggere vari articoli sull'argomento  –  si sarà accorto che la televisione di  Stato e la “grande stampa nazionale” fornirono qui al Nord una visione alquanto riduttiva. Solo su La Stampa, quotidiano di Torino,  apparve un lungo servizio, a firma di Francesco La Licata, dal quale emergevano particolari raccapriccianti. Sono stati messi al fresco per associazione mafiosa sei imprenditori edili ma si è trattato – scrisse - di «arresti senza clamore e senza tradizionale conferenza stampa, un discreto “strappo” alla consuetudine del trattamento mediatico dell'attività antimafia», quasi  si  fosse trattato di un blitz di routine.  Eppure, il primo della lista, Francesco Pace, era il successore di Vincenzo Virga al vertice del mandamento di Cosa Nostra e negli atti della magistratura si leggeva che l'inchiesta aveva messo in luce un «quadro inquietante».

Perché tanta prudenza?

La  «cautela inedita della DDA palermitana», per il giornalista, era  collegabile al fatto che erano state rimandate «a tempi più lunghi le conclusioni su tutta una serie di approfondimenti su contatti politici sospetti», tanto che  erano stati messi gli “omissis” su «tutti i riferimenti a tentativi (orchestrati dai destinatari dei provvedimenti giudiziari, ndr) di ricorrere a protezioni di parlamentari e tutte le intercettazioni telefoniche ed ambientali in cui emergono nomi di politici ed uomini di governo». Gli stessi strumenti  «consegnavano anche un tam-tam sotterraneo che preannunciava il trasferimento del Prefetto ed analoghi tentativi in direzione delle poltrone del capo della Squadra Mobile e della stessa Procura della Repubblica. In effetti, il Prefetto Sodano venne trasferito».

Un osservatore continentale - Una conclusione, questa, derivante sicuramente dalle sue iniziative volte al salvataggio, riuscito, della Calcestruzzi Ericina.

Lei cosa pensa di questo andazzo?

In Sicilia – risponde il nostro interlocutore con il linguaggio che risente della sua lontana gioventù - «un funzionario che, prendendo la sua missione sul serio, cercando in buona fede, senza guardare ad altro, di far prevalere l'interesse generale, pigli un provvedimento savio, realmente utile, se volendo o no ha leso qualche interesse potente, si vede ad un tratto sorgere contro una tempesta …».

Con la stampa cosiddetta “indipendente” che sta solo a guardare, mi permetto di aggiungere. Non a caso, giorni fa, alla presentazione di “Anno Zero”, Michele Santoro ha detto che «l'intreccio politica-informazione riguarda non solo la RAI ma tutti i giornali» e che «ancor oggi, con il centrosinistra al governo, nell'informazione ci si limita a “sussurrare”».

Il Suo parere?

In effetti, il più delle volte, sui giornali si leggono tuttora i nomi dei mafiosi di basso livello, sono rari quelli dei capimafia, ma «vi mancano del tutto i nomi di quei prepotenti di alta sfera che sono cagione, principio e fondamento del vasto sistema di violenze sanguinarie che opprime il Paese. V'è una forza arcana che protegge le loro persone e regge la loro influenza contro chiunque».

Allora pensa che sia stato per questo che tre anni fa la notizia del trasferimento del Prefetto Sodano non fu né commentata né corredata dalla ricostruzione delle manovre che si svolgevano dietro le quinte, e di conseguenza non fece rumore? Secondo Lei, perché il Prefetto Sodano non protestò pubblicamente?

Presumo che «con siffatti mezzi d'azione e di informazione, un Prefetto ha da resistere agli inganni» e  «nemmeno può far calcolo sull'aiuto del Governo».

Di fatto è stato così. Sodano fu nominato nel dicembre del 2000 e silurato nel luglio del 2003, quindi la sua permanenza a Trapani si svolse quasi tutta durante l'unico governo di centrodestra della passata legislatura.

Secondo Lei, come può succedere tutto questo ?

Il fatto è che «vediamo i Ministeri dare per primi l'esempio di quelle transazioni interessate che sono la rovina di Sicilia, riconoscere nell'interesse delle elezioni politiche quelle potenze locali che dovrebbero anzi cercar di distruggere, e trattare con loro». Allora è scontato che,  «una volta aperta la porta agli intrighi, si vede a Roma l'influenza del Prefetto avversata, spesso vittoriosamente, da quella delle persone che egli ha ufficio di combattere; i loro rapporti creduti talvolta più dei suoi. Gli vien tolto ogni mezzo di agire efficacemente, si vede rifiutare gl'impiegati che egli chiede».

Il “trasloco” di Sodano - Su quest'ultimo particolare non sapremmo che dire, ma qualcosa del genere si è verificata nelle forze dell'ordine. Paradossalmente, nel Trapanese, provincia ad alta densità mafiosa, “zoccolo duro di Cosa Nostra” come l'ha definita Nino Giuffrè,  negli organici del settore c'è sempre stata una certa carenza. Negli ultimi tempi, soldi per l'America's Cup e per la sistemazione del centro storico e del porto ne sono piovuti molti, per la sicurezza pochi. Eppure, Antonio D'Alì è stato per cinque anni sottosegretario al Ministero dell'Interno, non ai Lavori Pubblici o allo Sport.

Nonostante ciò, bisogna riconoscere che gli addetti ai lavori, Prefetto Sodano per primo, hanno fatto del loro meglio. Non crede?

«Il funzionario, cui preme il suo dovere, deve ugualmente accingersi a combattere disordini, abusi, ingiustizie. Allora princìpia per lui la dura prova. Tutti coloro cui l'applicazione della legge toglie un guadagno illecito, un mezzo d'influenza, o scema per poco la reputazione d'onnipotenza, e con loro tutti i loro parenti, amici o aderenti», alimentano «un coro di lamenti e di recriminazioni» e «s'ordisce una congiura di accuse». Infine «si cerca l'aiuto di persone influenti a Roma, si reclama l'alleanza del deputato del collegio, quando si sia contribuito alla sua elezione; s'invoca la protezione del senatore più vicino. Se poi il funzionario ha il coraggio piuttosto unico che raro di tenere alta la bandiera della legge di fronte a tutti; oppure se le persone che ha avuto la sventura di offendere non hanno rivali nel comando, allora la sua posizione è disperata» perché «crescono senza contrasto le pressioni e gl'intrighi presso il Ministero» che, «per ignoranza del vero o per stanchezza o per non perdere il voto in Parlamento», alla fine «cede e trasloca il funzionario».

Fulmini e parafulmine - Con il Prefetto Sodano andò proprio così ed analoghi tentativi, stando a quanto scritto da La Licata, ci furono nei confronti della Mobile e della Procura. Ed a quanto pare anche dopo. Non è facile conoscere o verificare i particolari, ma sembra, ad esempio, che dopo la visita della Commissione parlamentare antimafia, un inquilino pro tempore dei piani alti del Viminale, abbia lanciato in quel palazzo tuoni e fulmini proprio contro un funzionario di polizia di Trapani che si è sempre distinto per alto senso dello Stato, rigoroso attaccamento al dovere e singolare efficienza operativa. Qualcuno sostiene che gli stessi strali meteorologici sarebbero stati diretti  anche nei confronti del pari grado di Agrigento. Ma il Capo della Polizia, destinatario delle rimostranze, essendo vaccinato contro le assurde pretese dei politici chiacchierati ed assai sensibile ai meritati elogi che la magistratura inquirente formula nei confronti dei fedeli servitori dello Stato del suo settore,  aveva già fatto installare fuori dalla finestra del suo ufficio un potente parafulmine capace di assorbire tutto.

“Anno Zero” – Chi sarebbe stato questo personaggio? Lo stesso che ha svolto il ruolo di manovratore occulto  dell'ingiusto trasferimento del Prefetto Sodano? Se è così verrebbe da chiedersi: da che parte stava tra mafia e antimafia? Se tante risposte finora non sono emerse né dall' inchiesta giudiziaria, né da quella parlamentare, né dalla stampa locale, probabilmente salteranno fuori da “Anno Zero” (la nuova trasmissione di Michele Santoro, ndr). Se è vero che dal mattino si vede il buon giorno, le premesse non mancano. Ricordate cos'è successo in maggio quando la troupe televisiva fece tappa a Trapani? Il coordinatore Stefano Maria Bianchi andò a intervistare il geometra Francesco Nasca, il noto funzionario dell'Agenzia del Demanio, indagato per aver tentato di favorire l'accaparramento dell'Ericina da parte di imprenditori mafiosi. Reazione? Prima cercò di sottrarsi alle domande rifugiandosi in un'edicola, poi si comportò malamente. «Dopo averci offesi e insultati in maniera violenta – raccontò  il giornalista ai carabinieri – dalle parole è passato ai fatti».

Su Trapani, insomma, ne vedremo e ne sentiremo di cotte e di crude: “cose turche”! A meno che, i … “consigli” già pervenuti ai responsabili della rubrica a non dire pane al pane e vino al vino non producano l'effetto desiderato da chi  ha interesse a non far vedere i panni sporchi.

Il fatto che nella programmazione originaria il servizio su Trapani era inserito nella prima puntata, mentre poi  è stato tolto per ricollocarlo in una successiva, non può certo passare inosservato.

Enzo Guidotto

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