ALGA TOSSICA, LA BARZELLETTA DELL'ESTATE 

di  Nicola Rinaudo


Sembrava, in principio, una cosa seria. Molto seria. Si è rivelata, alla fine, una barzelletta. Non ha suscitato risate. Solo un ingiustificato allarmismo fra la popolazione.
La microalga "Ostreopsis Ovata" (questo il nome scientifico dell'alga tossica, ndr) che ha “accarezzato” il litorale trapanese (da Lido Rombo a San Giuliano) ha, quantomeno, prodotto l'effetto di rendere un po' meno piatte le giornate dei trapanesi, stritolati dalla noia mortale di un'estate "vuota", come mai prima di quest'anno, d'eventi culturali e momenti d'intrattenimento in genere.

Com'è noto gli esami chimici e microbiologici effettuati dal laboratorio centrale di Palermo dell'ARPA (l'agenzia regionale del pubblico ambiente) sui campioni d'acqua forniti dai colleghi di Trapani, hanno evidenziato valori entro i limiti di legge. Tutto questo, però, anche alla luce dei divieti di balneazione imposti a partire dallo scorso 1 settembre, con proprie ordinanze, dai sindaci di Erice e Trapani, non è servito ad evitare che fra la gente si creasse la classica psicosi. Per completezza d'informazione va detto che, oggettivamente, le ripercussioni sulle persone sono state praticamente nulle. In particolare su quei bagnanti più ardimentosi che, nonostante i divieti, non hanno voluto e saputo rinunciare al piacere di una nuotata.

In tutta questa storia, però, non manca l'aspetto grottesco. Anzi, ce ne sono due. Il primo riguarda il litorale di San Giuliano. Il divieto di balneazione, stranamente, ha interessato solo il tratto di mare antistante la spiaggia libera. Nello specchio d'acqua di fronte agli stabilimenti, invece, tutto come sempre. Nessuna presenza di alga tossica, da quelle parti.

"Il divieto di balneazione - spiega il sindaco di Erice, Ignazio Sanges -, è stato istituito nella zona antistante il Consorzio Universitario di Trapani, nel tratto in cui sono stati effettuati i prelievi di acqua e di alghe da parte dei tecnici dell'ARPA. Attenendoci ai suggerimenti dei medesimi, abbiamo apposto il divieto duecento metri a destra e duecento metri a sinistra da dove erano stati prelevati i campioni analizzati e dai quali è emersa la presenza dell'alga".

I potenti mezzi dell'ARPA e la fattiva collaborazione del comune di Erice, dunque, hanno sentenziato che chi si reca al mare a pagamento non resta a…secco; viceversa, chi ne usufruisce gratuitamente, almeno in questo caso, paga pegno. Ci sfugge qualcosa. E' come se avessimo saltato un passaggio del racconto. Non è vero?

Il secondo contributo che sa di grottesco ci giunge da Lido Rombo. Riguarda i due microscopici foglietti di carta, riportanti l'ordinanza sindacale del divieto di balneazione, che anche a volerli individuare con l'ausilio di un binocolo si fa fatica. Meglio sarebbe stato piazzare dei cartelli agli ingressi della spiaggia. Ma, si sa, superficialità ed approssimazione in questa città, a dispetto di sirene che annunciano "svolte epocali", continuano a rimanere di casa.

L'esempio del rogo che ad agosto scorso ha cancellato ogni residua traccia di natura su Monte Erice basta e avanza. Ad oggi non esistono colpevoli: né fra quei vigliacchi e farabutti che hanno appiccato il fuoco; né fra chi, in mezzo a quella plètora di alti funzionari del dipartimento delle foreste e d'assessorati discendenti, profumatamente pagati, ha il dovere istituzionale di prevenire e, soprattutto, di vigilare. Tutti, ma proprio tutti, rimangono saldamente al proprio posto.

Si, proprio una barzelletta. Anche questa.

 Nicola Rinaudo

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