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Cento
milioni di euro tutti in una volta, questa città (Trapani), per la
realizzazione d'infrastrutture pubbliche, non li aveva mai visti. Non
aveva neppure mai avuto il piacere di constatare una velocità
d'esecuzione impressionante, quasi al limite dell'incredibile. In pochi
mesi è stato confezionato ciò che in cinquant'anni di vita
amministrativa nessuno era riuscito a perfezionare. Miracoli? No, più
semplicemente la certificazione di quanto si è sempre sostenuto a
parole. Di fronte alla volontà e, in questo caso, di fronte ai grandi
interessi, non solo economici, che ruotano attorno al più importante
avvenimento velico del mondo, non c'è burocrazia che tenga. Non
esistono ostacoli di alcun genere. Non ci sono polemiche, sospetti,
veleni, sequestri giudiziari, in grado di arrestare la sostenuta
andatura della macchina verso il proprio traguardo. Ecco perché, una
volta riposta in archivio la vetrina internazionale sarà dura, anzi
durissima per gli attuali amministratori e per quelli che verranno dopo
di loro, dire che ci vogliono i "necessari tempi tecnici" per
adottare il piano regolatore generale, per fare avanzare di dieci metri
i tubi della condotta idrica o per migliorare l'efficienza della rete
fognaria. Sarebbero, anzi sono e saranno solo bugie. Grosse bugie.
Nient'altro.
L'ispiratore
e fautore di questa piccola "rivoluzione culturale"
(complimenti, non sapevamo che anche le pietre, il cemento, la polvere e
i disagi, fanno cultura ndr), il senatore Antonio D'Alì - che forse ha
già in tasca una promozione a Ministro - a condizione, beninteso, che
il suo amico presidente Berlusconi rivinca le elezioni, assicura
"che le opere mancanti a completamento di quanto previsto dal
progetto nella sua globalità, saranno regolarmente edificate".
Scordiamoci,
però, il frenetico incedere di questi giorni. Tanto, salutata la
prestigiosa manifestazione, nessuno avrà più fretta. Tutti si
ritufferanno nella precarietà del quotidiano, ciascuno alle prese con
problemi piccoli e grandi. Problemi che in questi giorni, quasi per
magia, sembrano non essere mai esistiti.
In
realtà la città si sta solo nascondendo dietro ad un comodo ma
illusorio paravento. E presto potrebbero affiorare i primi
"dolorosi" riscontri. Quanto ci sta costando e quanto ci
costerà, allora, questo grande e straordinario evento? Il comune di
Trapani non ha badato a spese. Ha "pompato" dal proprio
bilancio qualcosa come undici milioni di euro. Investimenti? E, in ogni
caso, tutti necessari? Secondo i "ragionieri" di turno, nelle
casse comunali sarebbero rimasti solo pochi spiccioli. Prepariamoci,
dunque, ad una raffica di aumenti delle tasse comunali.
Poveri
noi, cittadini contribuenti, branco di "fessacchiotti" da
sempre. Dopo esserci riempiti…gli occhi con "Alinghi",
"Luna Rossa", "Mascalzone Latino", non ci rimarrà
che pagare, come al solito, il conto. Salato. Più di altre volte.
"Sarebbe
davvero una beffa - afferma Saverio Piccione, segretario generale della
CGIL trapanese -, se i cittadini dovessero essere ulteriormente
tartassati. Attingere in maniera così vistosa alle risorse di un
bilancio notoriamente poco florido non ci rallegra. Siamo preoccupati
circa l'effettiva capacità di questa amministrazione di far fronte, da
domani, alle esigenze della quotidianità. A sostenere la semplice,
ordinaria amministrazione. Migliorare l'immagine della città - prosegue
Piccione - è fondamentale. Ma bisogna guardare anche alla sostanza
delle cose. Sviluppo socio - economico di una comunità, di un
territorio, significa, soprattutto, fornire strumenti che coincidano con
opportunità professionali durature nel tempo, non frutto di
occa-sionalità dovute alla eccezio-nalità di una deter-minata
iniziativa. Il nostro auspicio è che questi ammini-stratori, alla fine
non fuggano, assumendosi in pieno le proprie responsabilità. Non so
quanto ci guadagniamo o quanto, viceversa, ci perdiamo con questo
appuntamento velico. Se guardiamo alla mancata escavazione dei fondali
del porto, di certo, non possiamo non parlare di un punto dolente.
Il
dopo Louis Vuitton Cup - conclude Piccione - è un dubbio non sciolto.
E' il grande interrogativo".
Di
Nicola Rinaudo
Nicola RinaudoI
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