LOUIS VUITTON CUP, TRA ORGOGLIO E AMAREZZA
di  Francesco Rinaudo 


Sono uno dei "tanti" che è arrivato a Trapani in settembre. L'ho trovata in subbuglio, almeno nel centro storico. Nel momento in cui scrivo mancano dieci giorni all'inizio degli acts 8&9 della Louis Vuitton Cup e l'atmosfera che ho avvertito fino al giorno prima è quella del "cantiere aperto".

I lavori di adeguamento logistico sono tutt'altro che ultimati; mi aspettavo di trovare le maestranze in fase di rifinitura mentre invece ancora si scava, si edifica, si pavimenta. Da Piazzale Ilio alla Casina delle Palme è tutto un brulichio e un affannarsi senza sosta; siamo in piena fase di "corri - corri" mentre, probabilmente, qualcuno prima ha placidamente dormito. Capisco, quindi, lo sguardo un po' perplesso di alcuni componenti dell'organizzazione che, giunti per primi sulla banchina del porto, assieme a me assistevano "straniti" al fervore dei lavori in via Ammiraglio Staiti, mentre i membri spagnoli e francesi dell'organizzazione erano già lì pronti e presenti con le loro barche, sulla terra ferma, quando molto più in là, si asfaltava la strada…

Per carità, ben vengano le regate così tutto ciò non si ricorderà più, ma certo è che con la tempistica non ci siamo proprio…

I miei sentimenti sono contrastanti: da un lato l'orgoglio di vedere Trapani ospitare una manifestazione così prestigiosa; per il presumibile ritorno d'immagine che ne deriverà, per l'attenzione dei media nazionali ed internazionali; dall'altro l'amarezza nel constatare che a Trapani le cose, anche le più semplici, specie se riguardano l'aspetto della cultura, che è espressione del suo grado di civiltà, si fanno solo se accade qualcosa di straordinario.

Nell'àmbito dell'amministrazione "ordinaria", infatti, non si era mai riusciti a rendere più decorosa la Casina delle Palme e a restituire ai trapanesi la visione e la fruizione del Bastione dell'Impossibile.

Ora, invece, grazie ai "fondi straordinari" destinati alla Louis Vuitton Cup si riesce a realizzare ciò che la storia e la cultura della città reclamavano da decenni.

A quando il recupero della Colombaia? Magari in occasione di una nuova, futura visita del Presidente della Repubblica?

Intanto, accontentiamoci d'incassare gli apprezzamenti di addetti ai lavori e non. Fra loro anche Massimo D'Alema: "Trapani offre ai regatanti scenari d'incomparabile bellezza, oltre che valori tecnici più che adeguati".

La natura, dunque, ancora una volta, fa di Trapani una vetrina paesaggistico - ambientale dalle notevoli potenzialità. Ho il dubbio, però, che noi trapanesi sapremo mostrare agli ospiti, ai turisti, agli stranieri, questa vetrina senza troppe disfunzioni o disagi, tali che la vetrina medesima si trasformi in una sorta di boomerang a base di disorganizzazione ed inefficienza. Ed infatti a questo evento non giungiamo certo preparati a puntino ma, mi pare, lo stiamo un po' subendo con tanto di solite polemiche, sospetti ed interventi della Magistratura, che hanno ruotato attorno all'orga-nizzazione in loco.

Ho co-munque un altro dubbio: che una volta terminati gli acts, finita la passerella mondiale, tutto verrà fatalmente lasciato lì, dimenticato, così da non sfruttare a pieno l'opportunità di migliorare nel tempo la città, valorizzando i suoi beni storico - archeologici e architettonici.

Come dire, il rischio è che, ancora una volta, prevalga la cultura della "straordinarietà", legata all'occasionalità degli eventi che qualcuno ci organizza in casa; quando invece il grado di cultura di una comunità si misura in base ai programmi a lungo termine che si realizzano nell'ordinario con il proprio bilancio comunale.

La cultura "dell'ordinarietà" dice che a Trapani di soldi nelle casse del comune ne sarebbero rimasti pochini.

Ed allora…guardiamoci le regate. Dopo…si vedrà…

Francesco RinaudoI

 

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