ESPLODE IL CASO MARSALA - SCHOLA

di Antonio Pizzo  


   

Marsala - Esplode il “caso” Marsala-Schola, l'ente creato dall'amministrazione Galfano per gestire, con criteri privatistici, i servizi che il Comune erogava alle scuole dell'obbligo. Sulla vicenda è stata, infatti, presentata persino un'interrogazione parlamentare (l'iniziativa è del senatore Papania), mentre la direzione dell'Ufficio scolastico regionale ha portato la questione della nomina del nuovo presidente del Cda, la preside della scuola media “Mazzini” Milena Vinci, sul tavolo dell'Avvocatura dello Stato. A completare il quadro c'è la proposta di scioglimento dell'ente avanzata, in Consiglio comunale, dall'ex assessore regionale del Pri Paolo Mezzapelle.

 

Nella sua interrogazione, Papania chiede al ministro per la Famiglia se ritiene “utile verificare se Marsala-Schola è in possesso di quelle caratteristiche giuridiche necessarie ad attingere a finanziamenti pubblici e se siano stati rispettati gli adempimenti normativi previsti dalla legge regionale e nazionale”.

 

Alla base, invece, dell'iniziativa dell'Ufficio scolastico regionale c'è la nota del segretario provinciale dello Snals-Confsal, Mariano Marino, che ha affermato di nutrire “parecchi dubbi sulla legittimità del doppio incarico” alla Vinci, evidenziando anche un palese conflitto d'interessi. Milena Vinci, infatti, dirige una delle scuole dell'obbligo che usufruiscono dei servizi erogati da Marsala-Schola.

 

Ma l'intervento più incisivo è stato quello di Paolo Mezzapelle, che dai banchi di Palazzo VII Aprile ha proposto una delibera per la «revoca immediata» di Marsala-Schola.

 

“Detta istituzione - afferma Mezzapelle - risulterebbe in palese «illegittimità» nel proprio organo istituzionale e non idonea a gestire i notevoli problemi della scuola marsalese. Infatti, pur utilizzando considerevoli risorse comunali  (6-7 milioni di euro), è affidata ad un vertice aziendale scelto col manuale Cencelli, i cui costi di mantenimento risultano onerosi e inopportuni, capaci solo di suscitare sentimenti antipolitici”.

 

Il riferimento è ai lauti stipendi erogati ai membri del Cda e alla direttrice. Quest'ultima, Maria Celona, è l'unica ad aver resistito al cambio dei vertici dell'ente deciso dalla giunta Carini.

 

“Risulta altresì inopportuna - prosegue Mezzapelle - la gestione di tipo privatistico assai aggressiva di un settore strategico ed importante qual è la scuola ed i servizi annessi. Ne sono prova l'affidamento della refezione scolastica con il principio del massimo ribasso (si tenta il risparmio sulle mense dei bambini, come se si dovessero fare marciapiedi e fognature), nonché l'emanazione di regolamenti (scuolabus, utilizzazione di strutture scolastiche), che ledono i principi di autonomia didattica ed organizzativa della scuola, ne limitano la capacità progettuale, vincolano la libertà didattica dei docenti e il diritto allo studio, penalizzano le scuole di periferia e le famiglie meno agiate, favoriscono un «razzismo» di tipo sociale ed economico”.

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Antonio Pizzo

di Gianluca Fiusco

 

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