BIRGI, PER DECOLLARE BISOGNA SAPER VOLARE

di  Gianluca Fiusco  


   

Lo stallo in cui si trova l'aeroporto a metà strada tra Trapani e Marsala è sintomatico. Albenga, Atene, Bari, Bologna, Cagliari, Genova, Lamezia Terme, Milano Linate, Pantelleria, Pisa, Roma-Fiumicino, Torino, Trieste, Venezia. Queste le rotte disponibili sul sito Air One se si scegliesse Trapani come partenza. Almeno in teoria.

 

Dopo la sospensione del volo diretto su Linate ed il successivo ripristino e l'essenziale tratta Trapani-Bologna, si aspetta il 27 ottobre per dire una parola definitiva su molte di queste tratte. Da quella data, infatti, Air One farà scattare la programmazione invernale che potrebbe riservare, e qui il condizionale è d'obbligo, delle sorprese, non necessariamente belle, per i viaggiatori che finora hanno scelto il “Vincenzo Florio”. Magari proprio su tratte, come il Trapani-Bologna o lo stesso Trapani-Milano, che potrebbero essere schedulate in giorni ed orari improbabili rendendole, di fatto, assolutamente poco appetibili e interessanti.

 

Si apre allora un altro problema, anzi più d'uno: i servizi a terra, i collegamenti con lo scalo dalla città capoluogo e dalle realtà periferiche o più distanti. Finora, infatti, al vantaggio economico legato alla scelta di Trapani come aeroporto di partenza per le maggiori città italiane, si univa la comodità d'orari che consentivano di beccare coincidenze o di evitare pernottamenti scomodi. Tuttavia se tratte cruciali, come appunto la Trapani-Milano e la Trapani-Bologna, venissero spostate a tarda sera o, peggio, all'alba, si rischierebbe di vanificare ogni ulteriore vantaggio economico.

 

Barcellona, Brema, Dublino, Dusseldorf, Pisa, Stoccolma, le offerte invece della prima compagnia low cost al mondo, Ryanair. Finora è stato proprio il vettore irlandese a qualificare l'offerta dello scalo trapano-marsalese.

 

Ryanair ha valorizzato l'offerta prettamente turistica. Infatti, mentre le tratte nazionali hanno più un interesse legato a situazioni contingenti (lavoro, malattia, ricongiungimenti familiari), quelle europee hanno consentito i collegamenti con le principali rotte turistiche low cost. Ed hanno portato tanto turismo, chissà magari anche interessato anche a comprare 30mq a Trapani o nell'hinterland.

 

Fin qui la poesia. Quella poesia che è più una cantilena. La cantilena di chi non ha la più pallida idea di cosa significhi arricchire e gestire uno scalo aeroportuale.

 

Per rendersi conto di quanto l'Airgest sia un carrozzone anche di ignoranza più che una società, basta fare un giro per l'aerostazione. Ai piani alti gli uffici d'amministrazione e qualche sala di rappresentanza, quindi il vuoto.

 

Ai piani bassi, quelli che, per intenderci, sono frequentati dai passeggeri, la sciatteria la fa da padrone. Una sciatteria innanzitutto culturale oltre che organizzativa. L'illuminazione da fronte del porto con zone di semi buio perenne, dove trovano riparo scorie e carabattole. Le poche panchine disponibili, tutte o quasi sistemate sotto i tabelloni degli arrivi e delle partenze, riproducono l'ambiente tipico degli studioli medici di provincia. Quindi la ristorazione con l'unico punto bar presente, ben incastonato nella tristezza generale e, nelle ore di maggior traffico, assolutamente insufficiente, almeno per ciò che concerne appunto la ristorazione. Con personale altamente qualificato, ben vestito e pulito, garbato, che parla  l'inglese.

 

L'immagine che ne viene fuori è quella tipica di chi ha improvvisato senza una visione né organica né razionale di una struttura complessa come un'aerostazione, ancorché piccola come quella di Trapani-Birgi.

 

L'Airgest si presenta con un sito (www.airgest.it) scialbo, privo d'informazioni realmente aggiornate. Basta cliccare sulle news per rendersene conto. Alla data in cui scriviamo questo articolo, l'ultima news era aggiornata al 6 giugno scorso (dopo una pausa nella pubblicazione di oltre sette mesi). Nessuna notizia su le “incomprensioni” con Air One (legate alla soppressione e ripristino di alcuni voli), nessuna notizia sugli avvicendamenti organizzativi, sulle quote societarie, sugli azionisti di riferimento, sui protocolli di intesa, sul fatto che tutti i voli per le altre destinazioni Air One che non sia Roma, comunque passano dalla capitale.

 

Quindi la composizione del Consiglio d'Amministrazione. Accanto a figure d'indubbio spessore, si trova il peggio della lottizzazione messa in campo dalla politica locale abilmente spalleggiata da qualche altro ente… commerciale.

 

Ed in effetti è in questo che l'Airgest manifesta tutti i suoi limiti. Essere ancora considerato un luogo dove collocare i falliti in politica, in impresa,nella vita., un sottogoverno in cui nominare, a prescindere dai curricula, pedine da muovere o da sistemare. I giri di valzer sulle poltrone della società di gestione hanno visto avvicendarsi, a vario titolo, esponenti di partiti politici, pezzi d'ammini-strazione provinciale, gregari e amici vari. A questo gioco non si è sottratto nessuno, nemmeno le opposizioni politiche (si fa per dire) presenti in consiglio provinciale.

 

Nessuna continuità progettuale e nessuna capacità manageriale che abbia saputo andare al di là della gestione contingente, anche a fronte di risorse esigue.

 

A ben vedere ciò che proprio stenta a decollare sono quelle idee così tanto millantate da qualche membro del CdA. Idee, sempre a sentire questi illuminati imprenditori, alla base della scelta fatta a loro vantaggio.

 

Manca un piano organico di sviluppo inquadrato in un percorso a tappe, slegato dalla contingenza. Del resto come farebbe questo CdA, come quelli che l'hanno preceduto, a darsi una prospettiva se, ad ogni sussulto politico, rischia di saltare? In questo caso tra l'altro per fortuna.

 

L'aeroporto di Trapani vorrebbe fortissimamente volare. Il problema è che il personale di “bordo” dell'Airgest proprio non sa come pilotarlo. Il know how anche in simili tipi di gestione va affittato. Solo così un CdA potrebbe svolgere il proprio ruolo: promuovere o bocciare le progettualità offerte dai competenti. Ma, con l'avvento del berlusconismo, la tuttologia impera, certo non divide ma affossa.

 

Dovrebbe perciò terrorizzare l'immagine di milioni di euro in arrivo per l'aereostazione, per il rifacimento e la costruzione di nuove strutture, da far gestire a cotante intelligenze. Un'altra occasione perduta, un poco come l'Autorità Portuale: è servita a pochi per commissionare qualche bigliettino da visita con cui pavoneggiare il proprio posto al sole. E per favore non si rimandi la palla a chi scrive, che è ben consapevole del suo ruolo e non s'improvvisa certamente esperto né si propone come consigliere senza consigli.

 

Gianluca Fiusco

di Gianluca Fiusco

 

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