LE SCUOLE TRAPANESI NON SONO SICURE

di  Aldo Virzì
 


   Quanti indignati, quanti offesi! Era da tempo che non assistevamo al ritornello della buona borghesia trapanese che uscita dal guscio dove preferisce stare rintanata, cieca e silente, grida ai quattro venti la sua indignazione perché qualcuno ha avuto il coraggio di dire la verità: a Trapani, nel suo territorio, la mafia c'è eccome. E' ancora Lei a comandare, a dettare leggi e regole, a indirizzare buona parte dell'attività economica, a tenere stretti i tentacoli nelle istituzioni. Un magistrato che se ne intende, l'attuale Procuratore Generale di Torino Giancarlo Caselli, in una conferenza stampa tenuta a Trapani, ha confermato come fosse a Trapani, in questa provincia, “lo zoccolo duro di Cosa Nostra”. 

E' bastato che degli onesti e coraggiosi inviati di quell'ottimo programma che è “Anno zero” di Michele Santoro allungassero lo sguardo su Trapani perché le invettive si alzassero alte nel cielo con l'intento – invero non riuscito, i tempi sono cambiati, ed anche il Governo  – di raggiungere Roma, la Rai. Insomma per mettere nuovamente il bavaglio ad un “cane sciolto” ma giornalista di razza. Il muro di gomma si irrigidiva ed in tanti si svegliavano dal lungo torpore: “ ma come, Noi, quelli della Coppa America tacciati di convivere con un sistema mafioso?”. In una città dove l'informazione è quasi morta, delegata a pubblicità e veline degli uffici stampa, le grida di dolore per l'offesa alla città hanno, ovviamente, trovato terreno fertile e grande ascolto. Tocca ad una minoranza, come sempre, far si che la speranza di una rivolta morale possa ancora esistere.

Nulla di nuovo, comunque. Il lettore permetterà al vecchio cronista di provincia qualche ricordo personale. Accompagnavo, ero il corrispondente del giornale “L'Ora”, l'inviata Bianca Stancanelli a Trapani per seguire la strage di Pizzolungo; il nostro giro ci portò a Palazzo D'Alì, fu in quell'occasione che il Sindaco Erasmo Garuccio se ne uscì con la tragica frase che “ a Trapani non c'è mafia perché Pizzolungo è in territorio ericino”. Quella frase pubblicata sul giornale palermitano suscitò scalpore, fece il giro d'Italia e non solo, Forattini disegnò la storica vignetta della lupara nel didietro del primo cittadino.

Scalpore anche a Trapani e tanta indignazione. Ma al contrario. La borghesia benpensante e la politica, con poche eccezioni, a solidarizzare con Garuccio che “aveva difeso l'onore dei laboriosi cittadini trapanesi”. Stessa cosa, stessi lamenti, stessa indignazione, per gli articoli, un libro e le interviste dello scrittore Luca Rossi. Poi ancora per le inchieste dei giornali sulle finanziarie trapanesi; per gli articoli  degli inviati giunti a Trapani all'indomani della uccisione di Ciaccio Montalto; per le “offese” arrecate alla borghesia trapanese dall'allora capo della squadra Mobile Ninni Cassarà che aveva osato entrare nel tempio della borghesia “in preghiera” tra i tavoli dell'esclusivo circolo. Ancora lamenti e grida quando Santoro e Samarcanda erano venuti a Trapani per far conoscere a tutta l'Italia cosa si nascondeva dietro le colonne della loggia massonica Scontrino, dove mafiosi, politici, pubblici funzionari allegramente decidevano di questa città.

Poi ci sono i “lai” sui cosidetti professionisti dell'antimafia. Anche questa accusa ricorrente, in verità, da parte di pochi. Tra questi “professionisti”, probabilmente, potrebbe annoverarsi anche il sottoscritto. Mi piacerebbe, qualche volta, sfidare pubblicamente gli accusatori e farmi dire cosa, quanto e quando i “professionisti dell'antimafia” trapanesi hanno guadagnato. Ma anche quanto guadagnano, per carità, non tanto e non solo in termini economici, invece costoro bravissimi a gridare e farsi ascoltare dal velinaro di turno.

L'elenco su indignati e indignazioni sarebbe ancora lungo,  tanti i fatti di mafia che hanno accompagnato la storia di questa Città, ovviamente ricorrenti le proteste. Meglio lasciar perdere e guardare avanti, su cosa fare per sconfiggere il sistema mafioso.

Per esempio denunziando la situazione della scuola trapanese. Incominciando dal basso, da cose apparentemente marginali ed invece importanti. Lo hanno compreso gli aderenti all'associazione culturale “per le città che vogliamo” di cui è presidente l'onnipresente ed iperattivo consigliere provinciale Giacomo Tranchida. Per mesi, con pazienza hanno monitorato le 107 scuole trapanesi – di ogni ordine e grado – per conoscerne lo stato di sicurezza. Hanno approntato una scheda inviata a tutti i dirigenti scolastici (ex presidi e direttori) perché la compilassero. Hanno risposto in 42 dirigenti scolastici, permettendo di censire 55 plessi scolastici. La maggioranza, invece, si è trincerata dietro il solito silenzio, quello delle tre scimmie.

Le 42 risposte hanno però fornito un quadro disarmante e allarmante della situazione dell'edilizia scolastica, soprattutto della sicurezza degli edifici dove noi mandiamo a scuola i nostri figli. Le domande tendevano a sapere se “ la scuola è in possesso del certificato di agibilità statica, di quello igienico sanitario, del certificato di prevenzione incendi, se esistono le barriere architettoniche”, ed altre domande simili. Insomma, domande su certificazioni che la Legge impone siano obbligatorie per consentire l'apertura di una scuola. E, aggiungiamo, per fare stare sicuri i genitori  che mandano i loro figli a scuola. Insomma, sarebbe dovuta arrivare una risposta unanime: “abbiamo tutta la documentazione a posto”.

E invece, il quadro delle risposte messe nero su bianco, è bene ripeterlo, dai dirigenti scolastici è a dir poco spaventoso.

- Il 35% dei plessi scolastici censiti non è fornito di certificato di agibilità statica, cioè della verifica e controllo statico-strutturale che ogni anno dovrebbero rilasciare i tecnici degli enti (comune-provincia) titolari o affittuari degli edifici.

- Il 48% non è dotato di certificato di agibilità igienico-sanitario, cioè della verifica che ogni anno dovrebbe essere eseguita dai medici scolastici della AUSL.

- Il 39% dei plessi non è in possesso del certificato di prevenzione incendi.

- Il 26% non ha l'impianto elettrico a norma.

- Il 20% non ha a norma l'impianto termico.

E' bene ricordare che i plessi scolastici che hanno risposto riguardano sia istituti superiori che istituti di scuola primaria, cioè elementari.

Si interrogano quelli dell'associazione “per le città che vogliamo” e ci interroghiamo anche noi: “ in quale condizione si trovano il 61% (la maggioranza, ndr) delle scuole non censite?”.

Alla presenza di Rita Borsellino i risultati dell'indagine sono stati presentati ad un, per fortuna, folto pubblico. Alcuni genitori non ce l'hanno fatta a contenere la loro preoccupazione, trasformata in rabbia. Hanno voluto testimoniare la loro indignazione ma hanno anche denunciato l'enorme spreco di denaro pubblico speso in affitti per locali privati nati per altro, per esempio alberghi, uffici, ma anche ex caserme e “trasformate” in scuole. Perché si mantengono queste situazioni, di chi sono questi edifici? Non ha avuto problemi a denunziare una insegnante: “in molti casi c'è la mafia ed i suoi interessi, il suo rapporto con la politica”.

Ancora un ricordo: le stesse denunzie, negli anni '60 e '70, le scrivevano i giornalisti del quotidiano “L'ora”.

Gli studenti trapanesi  spesso scendevano in piazza per reclamare un'edilizia scolastica inesistente.

Ora come allora.

Aldo Virzì

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