LE RIVELAZIONI DI SODANO : " FU UN EDITORE A COMUNICARMI IL TRASFERIMENTO DA TRAPANI "

di  Nicola Rinaudo 


Dal Viminale, al Quirinale (?). Dal Ministro dell'Interno, al Presidente della Repubblica. Forse.

Se così dovesse essere, la partita a distanza tra l'ex Prefetto di Trapani, Fulvio Sodano e l'ex sottosegretario di Stato all'Interno, senatore Antonio D'Alì, oggi Presidente della Provincia Regionale di Trapani, salirebbe decisamente di livello. Entrerebbe - come si suol dire - più di quanto lo è attualmente, nel vivo. Il caso, insomma, resta aperto. Più che mai aperto.

E sempre aperta è la porta di casa Sodano, in un quartiere residenziale di Palermo. Alle spalle del parco della Favorita. A pochi passi da Villa Igea, sulla strada che porta a Mondello. Un agglomerato di "casermoni" sorto sulla roccia della montagna. Tanto cemento. Distese di cemento a perdita d'occhio e poco verde. Un classico. Purtroppo.

Il Prefetto si mostra a noi esattamente per come è stato ripreso dalle telecamere di "Anno Zero". Immagini forti, crude, che lo scorso 5 ottobre hanno fatto il giro d'Italia, trasformando le vicende strettamente correlate all'attività istituzionale svolta a Trapani dall'alto funzionario dello Stato, in caso nazionale.

Su quella sedia a rotelle, con quell'autorespiratore conficcato nella trachea e senza poter più disporre dell'uso della parola, Sodano - suo malgrado - vi ha eletto la sua nuova dimora. Ci vive. E' costretto a viverci. Tutti i santi giorni. Ad assisterlo, sorretta da qualcosa che va oltre il sentimento stesso dell'amore, una signora minuta. Col viso stanco. Scavato dalla sofferenza. Sua moglie. La malattia del marito è la sua malattia. Un concentrato di coraggio e determinazione, non disgiunto da una "dolcezza" tutta al femminile. Ma anche interprete e "voce ufficiale" del suo compagno di vita.

Sodano, com'è noto, può solo esprimersi attraverso l'alfabeto dei segni. In qualche caso, con l'ausilio di carta e penna, con estrema fatica, scrive brevi frasi.

"Fu - irrompe l'ex Prefetto di Trapani - un editore, un editore televisivo di un'emittente di respiro regionale, scomparsa dall'etere qualche anno fa, a comunicarmi con una telefonata, il trasferimento da Trapani. Gli chiesi da chi l'avesse saputo e lui mi rispose d'averlo appreso, in via del tutto confidenziale, da un ex Prefetto vicario. Si tratta - continua Sodano - della stessa persona che poco dopo il mio insediamento a Trapani, (nel dicembre del 2000, ndr) nell'àmbito di una rotazione di funzionari e dirigenti, avevo destinato ad altro incarico. Oggi, questo signore, opera in Calabria, presso la Prefettura di Cosenza.

Rimasi - incalza Sodano - perplesso, ma non stupito dal fatto che una notizia così riservata me l'avesse comunicata, sebbene in via ufficiosa, un soggetto che con il Ministero di mia competenza (quello dell'Interno, ndr), con le Istituzioni, quindi, non c'entrava assolutamente niente. Tuttavia, per esperienza anche personale, ormai so che le notizie arrivano prima a voi giornalisti e poi ai diretti interessati. E quell'editore, guarda caso, era anche un giornalista.

Uno Stato da rifondare

Dopo uno - due giorni, presi il telefono e chiamai l'Ufficio di Gabinetto, a Roma, del Ministro dell'Interno (all'epoca era Pisanu, ndr). Mi rispose una voce femminile. Era il vice capo dell'Ufficio di Gabinetto del Ministro. Chiesi spiegazioni al riguardo. Ottenni, in un primo tempo, solo risposte vaghe. Colsi, però, un certo imbarazzo nella voce di quel funzionario. Ritornai, allora, alla carica e, forse anche perché pressata dalla mia insistenza, quella signora ammise candidamente, probabilmente senza neppure accorgersene, che da un po' di tempo il mio lavoro a Trapani era seguito con una certa attenzione dagli uomini del Viminale.

«Cosa sta combinando Sodano a Trapani? Chiede in continuazione personale! Si è messo in testa di voler vincere la guerra da solo?».

Poi, qualche giorno dopo, mi giunse la telefonata ufficiale da parte del dott. Mosca, il Capo dell'Ufficio di Gabinetto del Ministro. Mi annunciava, senza spiegazioni, il trasferimento alla Prefettura di Agrigento. Feci finta di non sapere nulla. Ma loro, al Ministero, sapevano già che io sapevo. Eppure, appena qualche settimana prima, avevo ricevuto l'assicurazione che la mia richiesta di non essere trasferito, anche per motivi di salute, era stata accolta. Ora però, le carte in tavola erano state cambiate. In maniera repentina".

Cos'era successo? Perché quell'improvviso cambio di rotta?

"Al riguardo - attacca Sodano - non è mia intenzione dimostrare teoremi o fare intendere che io sia il depositario di chissà quali verità assolute. Posso solo ribadire quello ho raccontato ai Magistrati; ciò che avete riportato, a settembre scorso, sulle colonne del Vostro giornale; tutto quanto si evince dal servizio giornalistico prodotto dai vostri colleghi di Anno Zero. Si, qualche altro particolare, più o meno importante, curioso, lo sto rendendo di dominio pubblico. Ma nulla che non sia strettamente collegato all'oggettività dei fatti. Io sono e resto un uomo delle Istituzioni. Credo fortemente nelle Istituzioni. Non credo più, però, a questo Stato. Ad uno Stato che va urgentemente riedificato nell'etica, nella morale, nello spirito dei suoi uomini.

Io - sottolinea Sodano - ritengo di essere un uomo normale. Un uomo che ha sempre creduto che fare il proprio dovere fosse una cosa assolutamente normale. Questo Stato, però, ti usa, ti spreme e, quando non gli servi più, o meglio quando non sei più funzionale a qualcosa o , peggio ancora, a qualcuno, senza neanche il coraggio di guardarti in faccia, o ti trasferisce (come nel mio caso) a ricominciare tutto, daccapo, in una realtà completamente da scoprire, da conoscere, o  ti getta via come uno straccio vecchio.

Paradossalmente - ma vi prego di non fraintendermi - ho più stima del mafioso. Del suo codice comportamentale. Almeno, lui, ti guarda in faccia e - a modo suo - ti dice quello che pensa.

Ricordo - e chiedo scusa per la digressione - che quando ricoprivo l'incarico di Prefetto di Agrigento, ricevetti una lettera da parte di un signore che dichiarava d'appartenere all'altra parte dello Stato. Era un uomo di campagna. Non possedeva una grande istruzione. Aveva, però, una capacità straordinaria d'esprimere con chiarezza il suo pensiero. Nella lettera, tra l'altro, scriveva di «avere sempre avuto un concetto di giustizia e legalità, assai diverso da quello che, invece, si era fatto, giudicando il mio operato di Prefetto ad Agrigento».

Poco prima che lasciassi Agrigento, quello stesso signore, mi scrisse un'altra lettera, nella quale mi diceva - in sostanza - «che aveva visto bene ancora una volta e che, in fondo, era contento di aver fatto la scelta di rimanere da quella parte dello Stato. E mi consigliava di guardarmi le spalle».

Un arrivo accolto con indifferenza

Sodano, come più volte detto, giunge a Trapani alla fine di dicembre del 2000. Il suo arrivo in città è accolto con indifferenza. Il suo insediamento in Prefettura, anche.

"Non mi aspettavo - replica l'ex Prefetto - nulla di più e nulla di meno di quanto effettivamente verificatosi. Ciò che non mi sarei mai aspettato, invece, era l'assenza della bandiera, del tricolore dal balcone del Palazzo. Fui costretto a fare immediatamente la voce grossa. Il giorno dopo la bandiera tornò a sventolare dal balcone della Prefettura di Trapani.

Quando mia moglie, per la prima volta, decise di raggiungermi in città, incontrò non poche difficoltà. Al telefono, con tono preoccupato, mi disse che «nessuno aveva saputo indicarle dove fosse ubicata la Prefettura». Io -prontamente- la tranquillizzai e le dissi senza indugio che avrebbe dovuto chiedere alla gente dove si trovava il Palazzo della Provincia, non la Prefettura. Così fece e nel giro di poco tempo giunse a destinazione".

Il nemico è dietro l'angolo

Sodano, come suo costume, non perde tempo. Si mette subito al lavoro. Tenta di ridisegnare quella che ogni allenatore chiamerebbe la sua "squadra perfetta". Ma avverte: «chi non ci sta, si tiri subito indietro. Chi accetta, sappia che al termine del mio mandato a Trapani, subirà la mia stessa sorte. Anche intorno a voi tenteranno di fare terra bruciata».

Le stesse, identiche parole, Sodano le aveva pronunciate nel 1998. Il Sindaco, la Giunta e l'intero Consiglio Comunale di Bagheria erano stati mandati a casa. Azzerati. Per infiltrazioni mafiose.

Al capezzale del malato, nelle vesti di commissario straordinario, era arrivato un funzionario esperto e preparato. Uno che già in passato aveva sciolto in Sicilia, sempre per infiltrazioni mafiose, amministrazioni comunali e provinciali. Insomma, uno che non aveva mai guardato in faccia nessuno. I politici, soprattutto. Quelli che con grande puntualità rivendicano il loro ruolo, il proprio peso specifico. In altri termini, "il pezzo grosso" della politica locale.

"E a Trapani - incalza Sodano - l'indiscusso politico di rango era (ed è, ndr) il senatore Antonio D'Alì, Sottosegretario di Stato all'Interno.

Io avevo in testa una sola cosa: fare il mio dovere istituzionale. Percorrere, nella maniera di sempre, la mia strada. E le cose da fare, a Trapani, non mancavano (e non mancano, ndr) certo.

Ben presto, però, mi accorsi che ogni mia iniziativa era come se dovesse passare al vaglio di un mio diretto superiore. In principio, il Senatore, mi faceva rilevare la sua presenza in maniera discreta, per interposta persona. Poi, visto che io non facevo una piega, pensò di cambiare strategia.

Ad ogni riunione operativa - continua Sodano - dov'era prevista la sua partecipazione, spesso, annunciava all'ultimo istante la propria indisponibilità per sopraggiunti nuovi impegni. Era, evidentemente, il suo modo di prendere tempo. Di rallentare il mio lavoro. Contestualmente, ad ogni occasione, non rinunciava a sottolinearmi che Lui era il principale referente politico locale. Senatore e sottosegretario. Insomma, che certe decisioni non potevano prescindere, a seconda dei casi, dai suoi veti o dai suoi nulla osta. Io, invece, mi limitavo a ricordargli che ero il Prefetto di Trapani e che non avrei mai tollerato le sue ingerenze sul mio operato istituzionale".

Nicola Rinaudoo

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