DA BRUXELLES A TRAPANI, UN MILIARDO DI EURO SOTTO IL CONTROLLO DELLA MAFIA 

di  Nicola Rinaudo 


  Le strade d'Europa, quelle che da Bruxelles conducono a Trapani, sono lastricate di moneta sonante.

"Eurostar" carichi di bigliettoni d'ogni taglia, dal 1998 al 2004, hanno viaggiato incessantemente con rotta verso sud.

Una pioggia torrenziale di finanziamenti pubblici, oltre un miliardo di euro, ha inondato la Provincia di Trapani.

Attraverso la cosiddetta "programmazione negoziata" (patti territoriali, contratti d'area e di programma, piani integrati territoriali), "mamma Europa" ha dato del pane praticamente a tutti.

La fetta più consistente delle "laute prebende", stando ai dati contenuti nel documento "Metaplan", elaborato dalla Provincia Regionale di Trapani, se l'è accaparrata il settore manifatturiero con oltre il 65%. Poco meno del 20% è andato al comparto alberghiero e della ristorazione. I servizi si sono dovuti "accontentare" del 5%. L'estrattivo ha attinto "solamente" poco più del 4%.

Alla base di tutto obiettivi nobili. Incentivare sviluppo, legalità e, soprattutto, "la previsione contrattata" di creare diecimila nuovi posti di lavoro. Lavoro vero. S'intende.

Risultati. Fino ad oggi, poco lusinghieri. Nulla o quasi di quanto era stato promesso. Compresi, naturalmente, i famosi diecimila nuovi posti di lavoro.

Badate bene. Non stiamo sparando nel mucchio, alla cieca. Sarebbe fin troppo facile. Ora.

E' evidente, comunque, che flussi così consistenti di denaro non potevano non lasciare indifferente la mafia. Del resto, questo, è il cibo preferito da Cosa Nostra. Quanto più grosso è "l'affare", tanto più alto è il rischio che i signori "dell'onorata società" ci mettano dentro il naso, le mani, i piedi.

I dati oggettivi, perché solo su quelli dobbiamo e possiamo basarci, dicono che siamo di fronte ad un'offensiva criminosa di proporzioni inimmaginabili che ha il suo "cuore operativo" proprio dentro la gestione delle stesse risorse della finanza pubblica agevolata.

Per carità, non saranno tutte imprese della mafia o, comunque, legate a vario titolo a Cosa Nostra, quelle che hanno beneficiato dei finanziamenti europei. Se ne sa, però, ancora troppo poco. Non abbastanza, in ogni caso, per tracciare un quadro verosimile alla reale portata del fenomeno. Ciò che preoccupa è il sommerso. Quello che non si vede. Tutto ciò che ancora non si conosce. Le imprese sane ci sono. Vanno, però, garantite e tutelate dall'aggressione mafiosa.

I noti fatti di quest'estate che hanno portato alla luce truffe in grande stile da parte di imprese vitivinicole trapanesi, sembrerebbero dimostrare, però, l'esatto contrario. La "Vigna Verde srl", con sede a Paceco, il cui legale rappresentante è Vito Marino, costituisce una prova lampante.

Nel POR Sicilia (Misura 4.09 pit non territorializzato), fra le imprese agricole della Provincia di Trapani ammesse al finanziamento, la stessa "Vigna Verde srl" figura, guarda caso, al primo posto della graduatoria con un piano d'investimento che ha fruttato oltre 15 milioni e mezzo di euro.

"E' uno scandalo - tuona Giovanni Burgarella, responsabile provinciale trapanese del dipartimento per il settore produttivo della CGIL - se si considera che già due anni fa, sempre dalle colonne di questa testata, avevo detto chiaramente come, in pratica, lo Stato finanzia le imprese della Mafia. Chi effettua i controlli? E con quali modalità? I mafiosi s'infiltrano da soli nei Palazzi o si fanno aprire le porte dall'interno, dai politici collusi, attraverso la decisiva complicità dei colletti bianchi? Di che stiamo parlando? Di quanto sono belli il nostro mare e il nostro sole? O della commistione Affari - Mafia - Politica? Se sono queste le premesse  - prosegue Burgarella -  la mafia ha affondato per benino le sue mani. Per essere ancora più chiari, diciamo pure che i "compari" del crimine organizzato si sono messi in saccoccia L'Europa, Bruxelles e, soprattutto i soldi dei cittadini. I nostri soldi.

Mi auguro - conclude l'esponente della CGIL - che i lavoratori coinvolti si costituiscano parte civile nei processi che andranno ad aprirsi. I veri truffati sono loro. Ci vuole uno scatto d'orgoglio".

Per ora lo Stato, attraverso il Ministero delle Attività Produttive, ha risposto lo scorso 15 settembre con la sospensione del procedimento d'erogazione dei fondi (oltre 53 milioni di euro, ndr) al Consorzio Sikelia. Si tratta dell'organismo che raggruppa le 36 imprese figuranti nel Contratto di Programma di filiera vitivinicola, nel quale risultano altre aziende "sospette".

Ma anche in altri pacchetti di programmazione negoziata (POR Sicilia, Patto Trapani Nord ecc.), figurerebbero altre imprese poste sotto sequestro cautelativo. Sarebbero sempre riconducibili - secondo gli investigatori -  al gruppo che detiene la titolarità di "Vigna Verde" & Company.

Tornando ai numeri, sono in totale ben 944 le imprese che hanno beneficiato di questa cascata di soldi proveniente da Bruxelles. Scorrendo nel dettaglio generale le varie tabelle, le iniziative dei privati nell'àmbito dei patti territoriali, sono state finanziate con oltre 193 milioni di euro. Gli importi più cospicui sono andati ai progetti Trapani Nord e Trapani Sud, rispettivamente con poco meno di 37 milioni, il primo, e poco più di 42 milioni, il secondo.

Il settore industria, con progetti di 488, ha usufruito di oltre 477 milioni di euro, a fronte dei 36 milioni toccati al turismo e dei quasi nove racimolati dal commercio. Mentre, da solo, il contratto di programma Trapani sul turismo, ha attirato oltre 47 milioni di euro, quasi il doppio dell'analoga iniziativa denominata Sikelia.

Per quanto riguarda gli interventi infrastrutturali, il finanziamento più congruo, quasi 21 milioni di euro, è andato al PIT Alcesti. Soldi pubblici hanno alimentato anche i progetti Leader Ulixes, Lilybeo e Val Mazara, con un contributo totale di poco inferiore ai 7 milioni e 200 mila euro.

Il finanziamento complessivo dei PIT ha superato i 13 milioni di euro, mentre i contratti di programma sono stati irrorati con quasi 5 milioni.

Nel contesto del Patto Territoriale Trapani Nord, il progetto in assoluto più finanziato, quasi 570 mila euro, è stato quello relativo alla costruzione del porticciolo turistico di Bonagia.

Il Patto Territoriale Trapani Sud ha finanziato, a Mazara Del Vallo, progetti d'impresa per un totale di oltre 18 milioni e mezzo di euro; a Marsala per poco più di 16 milioni; a Petrosino per quasi 6 milioni.

Ammontano, invece, ad oltre 166 milioni e mezzo di euro gli investimenti ammessi al finanziamento nel contratto di Programma del Consorzio Turistico Trapanese.

Per quanto riguarda i POR Sicilia, settore turistico - alberghiero (progetti d'hotel a 4 stelle), al primo posto in graduatoria risulta il Cange Hotel di Castelvetrano che ha ottenuto 5 milioni e 800 mila euro di finanziamento. Seguono Villa Gaia di Alcamo (oltre 2 milioni e mezzo) e Palazzo Ripa, a Trapani, (poco più di 2 milioni e 300 mila euro).

Per quel che concerne, invece, le imprese agricole trapanesi, oltre alla già citata Vigna Verde srl, va sottolineato il contributo di quasi 10 milioni e mezzo di euro riconosciuto alla Cantina Rinascita di Paceco, sempre di Vito Marino e, ancora a Paceco, la Legumpast Srl di Giuseppe Marino, vistasi assegnare quasi 8 milioni e 300 mila euro. Oltre 8 milioni e mezzo di euro sono andati, invece, a Trapani, alla Compagnia dell'olio di Gaetano Enrico Roditi. 

Inoltre, dal quadro dei piani d'investimento posti in essere emerge, in particolare nel settore alberghiero, un incremento ricettivo pari a 5.000 nuovi posti letto che, a quanto pare, però, salvo verifiche e controlli un po' più incisivi, non avrebbe determinato una contestuale crescita occupazionale. Il lavoro sommerso o parzialmente in nero, infatti, continuerebbe a proliferare all'interno delle imprese, anche di quelle "pulite", che hanno negoziato gli incentivi. Ma questo è solo un aspetto, importante quanto si vuole, ma sempre e solo un aspetto della faccenda. Ci sono altre peculiarità da evidenziare.

Com'è risaputo il tessuto imprenditoriale trapanese soffre del cosiddetto "nanismo d'impresa". Cioè di realtà piccole (composte, nella maggioranza dei casi, da tre dipendenti, ndr), tendenti alla sottocapitalizzazione e alla scarsa apertura ai mercati. Una pregiudiziale non indifferente per la competitività delle stesse.

Il compito, per nulla facile, d'apportare un contributo cruciale allo sviluppo dell'economia trapanese, dovrà essere assolto dal robusto comparto manifatturiero. Condizione imprescindibile, però, è quella di superare tutti gli elementi di debolezza che lo caratterizzano: refrattarietà al cambiamento, scarsa apertura ai mercati esterni, ridotta capacità d'investimento nel capitale umano e nell'innovazione tecnologica e, come detto, la micro dimensione.

In aggiunta a questo va ripensato,

necessariamente, il modello d'intervento pubblico per creare, contestualmente, vera occupazione e sviluppo della rete imprenditoriale locale.

Come? Attraverso, intanto, la creazione d'infrastrutture di rete (distretti produttivi, reti consortili, collaborazioni sinergiche). Agli Enti Locali, in sostanza, si chiede di abbandonare il vecchio modello clientelare, quello che asseconda soltanto generiche richieste d'accesso agli incentivi per investimenti alle imprese. Occorre considerare, una volta per tutte, il tema del lavoro come questione centrale di civiltà. E' indispensabile creare, attraverso scelte più razionali e mirate, una sorta di "cerniera - collante" del nuovo lavoro all'interno delle imprese che godono delle risorse pubbliche, ma anche nel contesto delle assunzioni a termine della stessa pubblica amministrazione.

E' indifferibile pensare, ormai, anche a tutti quegli strumenti che appartengono alle nuove politiche attive del lavoro (inserimenti professionali, tirocini, contratti assistiti). L'obiettivo è e deve essere quello di agevolare, con ogni strumento, l'occupazione incentivata presso le imprese, compresa quella dei soggetti diversamente abili, attraverso l'uso concertato degli sportelli multifunzionali.

Un ruolo importante, in tal senso, potrebbe averlo l'Agenzia provinciale per l'impiego, costituita all'interno di un Patto provinciale per il lavoro e lo sviluppo che in altre realtà, come Catania e Milano, sta funzionando. Ad oggi, è ritenuto il più efficace strumento di programmazione negoziata. Valida controparte nei programmi occupazionali dei piani d'investimento assistiti della finanza pubblica.

Resta, però, al di là delle soluzioni prospettate, al di là delle buone intenzioni, una realtà a dir poco drammatica. Sul sistema socio - economico trapanese, oltre alla fragilità del tessuto infrastrutturale, pesa parimenti, se non di più, anche quella del tessuto sociale. La componente umana.

Il tasso di disoccupazione giovanile in Provincia di Trapani, resta alto. Troppo alto. C'è una fascia generazionale, quella compresa fra i 18 e i 35 anni, praticamente tagliata fuori, nonostante un grado medio - alto d'istruzione, da esperienze lavorative di una certa consistenza.

Padrone incontrastato della scena è il modello "mordi e fuggi". Si tratta, in prevalenza, di lavoro generico. Carente in tutto. Che non richiede particolare professionalità. Che impone, sotto il profilo economico, condizioni offensive della dignità umana. E se qualcuno non ci sta, niente paura! L'esercito della manodopera da arruolare è così grosso che non si riesce ad accontentare tutti. Anche a queste condizioni. Anche con criteri di selezione che rasentano il "nepotismo". Lontani anni luce dai princìpi che ispirano la valorizzazione della risorsa umana. Terreno fertile, anzi fertilissimo, sul quale la mafia continua a sviluppare, con preoccupante efficacia, la sua strategia invasiva.

Si riparte, dunque, statistiche alla mano, dal sostanziale fallimento della passata programmazione di Agenda 2000. La nuova "manna comunitaria" (2007 - 2013), pertanto, s'annuncia per la Provincia di Trapani, come il più importante banco di prova degli ultimi decenni. Sbagliare, stavolta, sarebbe fatale. Anche perché al "banchetto" saranno presenti nuovi invitati. Sono i Paesi dell'Est europeo. Affamati più di noi. Probabilmente, questi nuovi inquilini degli "Stati Uniti d'Europa", non sanno ancora di che mafia moriranno. Intanto, però, hanno messo la testa avanti, sicuri che l'entrata…a Palazzo non potrà che portare loro sicuri benefici. I vecchi commensali, quindi, sono avvertiti.

Anche Cosa Nostra che, perfezionando il dopo Riina - Provenzano, ha inaugurato il nuovo corso.

Il "moderno mentore" si chiama Matteo Messina Denaro. Rispetto ai suoi predecessori, oltre ad un cervello raffinatissimo, può contare anche sul "sapere della cultura" o, se meglio vi pare, sulla "cultura del sapere". E non è roba da poco.

Per adesso le Istituzioni di questa Provincia, cittadini compresi, si limitano ad opporre - non certo come "anticorpi" - soltanto "arrangiamenti" di ogni tipo.

Politici che sono, contemporaneamente, presidenti di Provincia e senatori della Repubblica e che, ogni giorno, fanno la spola fra Roma e Trapani; sindaci che da "deferenti” si trasformano in "insofferenti"; maggioranze e opposizioni che per dirla alla maniera di alcune intercettazioni telefoniche, "…sono meglio di fratelli…"; zelanti esponenti della magistratura e delle forze dell'ordine, costretti a lavorare quasi in clandestinità, per eludere lo "spionaggio" delle possibili "talpe" che si aggirano nei rispettivi uffici.

Ci sono poi le "sceneggiate" d'indignazione della politica ad ogni inchiesta giornalistica su temi di mafia e gli "strani, inusuali silenzi" della Chiesa che, in fatto di "Sante Alleanze" è sempre stata gran maestra. Nessuna indignazione, invece, nessuna, per la preoccupante situazione in cui versano, sotto il profilo della sicurezza, le scuole trapanesi. Dove mandiamo i nostri figli.

C'è, insomma, un campionario completo.

E' l'arte di arrangiarsi. Lo dicevamo prima.

Ciascuno si sceglie -  ma in molti casi si assegna -  il "pezzettino" d'orto da coltivare sul quale, prevalentemente, più che ottenere benefici si producono "guasti" in danno dei cittadini.

Tanto, nella peggiore delle ipotesi, si può sempre chiedere…"asilo" al potente.

Del resto, stare dalla parte del più forte è più facile e conviene.

Si ha sempre ragione!.

Nicola Rinaudo

© 2006 - www.processionemisteritp.it

 

 

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