BASKET TRAPANI, CHIAROSCURI DI INIZIO STAGIONE

di  Giuseppe Cassisa 


              Parola d'ordine: continuità. E' quella che è mancata alla Banca Nuova Trapani in questo avvio di torneo che si può definire “in chiaroscuro”. Uno scorcio di stagione, caratterizzato da troppi alti e bassi. Ai buoni colpi esterni, purtroppo, hanno fatto da contraltare le inattese sconfitte interne che al Palailio hanno sempre smorzato gli accenni di entusiasmo della tifoseria granata, ben disponibile a mettere una pietra sopra sul recente passato e ad incoraggiare la squadra. Del resto, la pesante eredità della passata stagione non può appartenere a questa squadra, che dichiaratamente è stata costruita tagliando i ponti con l'ultima stagione di legadue ma, a conti fatti, la nuova formazione ne sta pagando le conseguenze, assillata dalla voglia di far bene a tutti i costi, soprattutto dinanzi al proprio pubblico. Allora, forse, non è un caso che si sia andati meglio in trasferta piuttosto che in casa. Che ci sia tensione lo si comprende anche dalle repliche inopportune agli accenni di contestazione del pubblico. Ancora lungi dall'arrivare a compimento, quindi, il connubio fra squadra e tifoseria. La conferma? Lo striscione esposto dai calorosi tifosi al seguito della squadra a Palermo, all'indomani della sconfitta interna con Matera: “Fuori le palle”.

Ma quel che più preoccupa non pare il rapporto fra squadra e tifosi, perché a quello ci potrebbero pensare i risultati, ma una certa riluttanza dell'ambiente, soprattutto quello imprenditoriale, a dare una mano al progetto stilato dal general manager Barbara e posto a fondamento del proprio agire da parte della società. Una riprova? Le sponsorizzazioni e la pubblicità al Pala Ilio, sensibilmente ridotte rispetto alla scorsa stagione.

Tornando al basket giocato, va detto che Trapani, dopo una lunghissima astinenza ha finalmente ripreso a vincere in trasferta: a Firenze, contro una delle formazioni accreditate per il salto di categoria ma autentica delusione della stagione, e nella riedizione del vecchio derby con Palermo. Al Palasport di Fondo Patti, i granata hanno scacciato gli spettri della crisi, sebbene la ricerca del passo giusto per lottare da pari a pari con le grandi del torneo, è ancora lontano dall'essere raggiunto. 

Sprecati i favori che il calendario le aveva riservato, Acunzo e compagni nel breve volgere di due settimane sono passati dalla polvere all'altare e viceversa. La sfortuna, poi,  non ha dato una mano alla squadra e gli infortuni hanno spesso privato la formazione di Tucci di preziosi elementi.

E qui il punto di debolezza avrebbe potuto diventare un punto di forza, nel senso che spesso Tucci ha sacrificato i suoi panchinari, d'accordo non eccelsi, ma che per sentirsi motivati hanno bisogno di giocare. Quando la squadra è stata coinvolta nella sua pienezza, evitando affaticamenti nei finali di gara, forzature e maggiore corresponsabilità, le cose sono migliorate e il coach trapanese, a cui va riconosciuta la capacità di mettersi sempre in discussione, sembra averlo capito. Forse, invece, non è chiaro come mai si continuino a perdere delle partite conoscendo assai bene i punti di forza degli avversari ma finendo per subirli in maniera drammatica.

Dal punto di vista strettamente tecnico la Banca Nuova ha forse compreso quanto importi difendere bene per vincere. Non basta essere il migliore attacco del girone se poi si è anche la peggiore difesa. La forza di una squadra parte dalla difesa ed è lì che si forma il gruppo.

Ma cosa manca a questa squadra? Forse il fatto di non essere ancora squadra. Non certo l'esperienza, almeno sulla carta, perché finora con l'esperienza non si è riusciti a vincere qualche gara che si sarebbe dovuta portare a casa. Rimane qualche perplessità sull'eccessiva dotazione di “senatori”. Anche qui la riprova arriva dagli infortuni di Laezza.

Trapani ha subìto le difese fisiche degli avversari, l'intraprendenza e la precisione al tiro degli esterni avversari e cioè di giocatori di categoria, sconosciuti ai tifosi granata ma ai quali gli stessi faranno bene ad abituarsi. 

Al di sopra delle aspettative Tessitore, “Tex” per i compagni. Non soltanto perché è diventato la prima scelta nel tiro da tre ma per la personalità dimostrata. Ma a condizione che non si dimentichi che il basket non è solamente attacco ma che è soprattutto difesa.              

Giuseppe Cassisa

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