PACECO, "MIGLIORIAMO LA NORMATIVA SULLA CONFISCA DEI BENI AI MAFIOSI"
di  Giuseppe Ingardia 


Paceco- Presentato presso la Biblioteca comunale di Paceco (nel corso del convegno organizzato dal Comune, in collaborazione con l'Associazione Nazionale “Libera”, sul tema “Terreni confiscati alla mafia: affermazione della legalità opportunità di lavoro e sviluppo”), il progetto di massima per l'utilizzo a fini sociali dei beni confiscati alla mafia nel territorio comunale.

Paceco - ha detto in apertura il Sindaco Plaia  si candida “per  un messaggio autentico di cultura della legalità e lotta alla mafia”.

Dopo Alcamo, quindi, anche Paceco sottrae un altro “granello al  potentato mafioso”, che fa parte di quei 6520 beni confiscati dallo Stato dei quali 4400 attendono una destinazione.

“Alla Sicilia - ha sottolineato Clementina Lanna,  Dirigente dell'Agenzia del Demanio-, spetta il triste primato (l'80%) di questi beni sottratti”.

Alessandro La Grassa (Presidente del CRESM) ha semplificato le linee generali del Progetto Paceco.

“Si tratta - ha detto - di due lotti per cinquantacinque ettari di terreni situati a Gencheria e Xiggiare, abbandonati da oltre otto anni. Su di essi c'è un disegno che prevede investimenti notevoli. Si prevede di destinare centoventi ettari a vigneti, venti a seminati, dieci ad orticoltura. Si vuole anche recuperare i già esistenti fabbricati rurali,  per attività di zootecnica che incentivino l'esperienza dell’«asina da latte» già in corso a Paceco. Ed ancora un centro di Ippoterapia, con iniziative ricettive di ristorazione per quaranta posti, in ottica agrituristica”.

Il Progetto è stato già inoltrato. Entro gennaio si prevede la pubblicazione del bando di gara, rivolto a singole persone (tenute ad impiegare un trenta per cento di risorse umane “svantaggiate”). Seguiranno quindi dei corsi di formazione  professionale, stages e l'avvio operativo, in  costante raccordo e collaborazione con le realtà locali. I prodotti potrebbero anche avere il marchio di “Libera”.

Tutti concordi nell'affermare che il male peggiore che si può augurare ad un mafioso, è proprio la sottrazione di un bene patrimoniale. Ora più che mai,  però, è necessario smentire il detto comune “quando c'era la mafia, c'era lavoro!”. La risposta immediata può darla solo l'impegno di tutti, finalizzato ad offrire ai giovani l'opportunità di lavorare sui progetti in itinere o da avviare sui beni confiscati.

“A giovani e persone di cui non conosciamo l'identità -ha detto Rodolfo Giorgetti di Italia Lavoro- assegneremo una «dote» che dovranno dimostrare di sapere utilizzare, senza tradire le nostre speranze”.

Forti gli interventi del Prefetto Giovanni Finazzo e del Vescovo Francesco Miccichè, che hanno sottolineato come “la mafia, vento negativo difficile da contrastare, si può combattere davvero costruendo insieme la cultura della legalità, inculcando i principi di libertà e dignità che possono proiettare la società verso sviluppo e lavoro, senza alcuna forma di schiavitù”.

Per Giovanni Pompeo (Sindaco di Castelvetrano, Comune capofila del Consorzio Legalità e Sviluppo, voluto dal Prefetto nel  2004), “l'assistenzialismo ha avuto un duro colpo grazie al lavoro offerto ai cittadini, sui terreni  confiscati. Ed ancora il Comune ha lottizzato per strutture sociali, dove i mafiosi avrebbero realizzato investimenti illeciti”.

“Bisogna avere il coraggio di parlare -ha aggiunto il Prefetto- e di togliere le chiavi ai mafiosi  consegnandole alla gente onesta e laboriosa.  Se parlasse un adulto, potrebbe scrivere un vero romanzo, altro che quel foglietto scritto giorni fa da una bambina”.

Infine le conclusioni di Don Luigi Ciotti (Presidente Nazionale dell'Associazione “Libera”).

“Paceco vive un momento -ha scandito convincente- importante per realizzare assieme quello che la mafia cerca di separare. Un messaggio di speranza che il bene può vincere il male. Occorre dare a tutti la libertà dentro. Tutti debbono fare la loro parte per far sì che i giovani colgano quel poco di positivo che esiste. Bravo il Vescovo che favorirà un fattivo rapporto tra la Diocesi e «Libera».

Poi Don Ciotti esterna con durezza la sua attuale seria preoccupazione.

“L'articolo tre del decreto legge delega in via di approvazione  chiarisce - prevede la possibilità di revoca sui beni confiscati senza limiti di tempo; basta che chiunque dimostri di vantare diritti.

In pratica nessuna confisca sarebbe mai definitiva. Nascerà insomma «il precariato della confisca» sancito dalla Legge. Altro che schiaffo alla mafia! Ed allora bisogna intervenire perchè l'articolo tre venga rivisto e affinché la politica sociale, alta forma di carità, torni parola di grande valore per dare ai giovani la fiducia in una politica sana, giusta, positiva”. 



Giuseppe Cassisa
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