INTELLIGENZE FERITE DAI " MORSI " DEI DOTTOR DOBERMANN
di  Francesco Genovese 


 “La sua casa sta in collina, vale sei milioni al metro quadro, sua moglie vive come una regina e anche se si vedono di rado sa di essere la moglie di un ladro; un ladro, un delinquente che sa di essere sull'elenco, ma che continua  a vivere la sua vita piena di irregolarità, tutto questo per il Dio denaro, a discapito di chi vorrebbe invece un lavoro onesto e un futuro roseo”.

Questo cantava De Gregori in una sua famosa canzone, sempre attuale. Attualissima per Trapani, una città che dal punto di vista lavorativo offre poco e niente.

Purtroppo ci sono troppi Dottor Dobermann che decidono per tutti: laureati e non, con e senza esperienza.

E' una realtà: basta guardarsi un po' intorno e capire quanti siano questi esseri che si possono classificare in più categorie.

Tra di loro c'è chi considera il lavoratore come uno schiavo: niente diritti, niente malattie, niente tasse, niente contributi; tutto in nero alla faccia della legalità. Se non ti va bene, ce ne sono migliaia fuori dalla porta.

Poi c'è chi invece ti mette in regola, però ti tratta come se lavorassi in nero, quindi niente diritti, appena cinque giorni di ferie l'anno, niente malattie, e stipendio da fame con contratto d'apprendistato a vita.

Per non parlare poi di quegli esseri meschini che ti fanno firmare le buste paga per una cifra più alta di quella che effettivamente ricevi.

Frequenti sono i Dottor Dobermann che prima di una campagna elettorale ti promettono posti di lavoro, soldi e tranquillità in cambio di un voto e di un po' di pubblicità in loro favore; subito dopo il voto quel posto sarà solo un miraggio.

Infine ci sono quelli che da un lato parlano di difesa dei diritti dei lavoratori, sventolando paroloni come legalità, sviluppo e altre menate del genere, e dall'altro lato si comportano come tutti gli altri Dottor Dobermann.

Di chi è la colpa di tutto ciò?

Alla base, di sicuro, ci sono le leggi dello Stato, certe volte troppo permissive per il datore di lavoro che specula percorrendo tutti gli escamotage possibili; pochi sono quelli che investono sulla formazione, pochissimi quelli che ti fanno un contratto decente specialmente da quando alcuni geni hanno inventato il CO.CO.PRO, magari a tre mesi: un incubo; ma anche il fatto che le politiche economiche attuali non spronano il datore ad assumere le persone, perché si basano sul precariato.

Questa è la situazione che si presenta davanti a chi cerca lavoro a Trapani, in Sicilia, al Sud.

Una ricerca disperata tra un colloquio e un altro, decine di curriculum inviati al vento, frequenti visite all'informagiovani, e letture di annunci sparsi sul web.

La situazione è critica, la concezione del lavoro è cambiata, e in questo contesto di speranze e illusioni, l'unica via da prendere è quella di andare via da una città che non prospetta nessun futuro per i giovani.

Una città che preferisce farsi bella per un evento sportivo mondiale, pur sapendo di essere senza cultura, senza legalità e senza lavoro.

E fino a quando i “buffoni di corte”, attraverso improbabili sondaggi continueranno a dire che l'occupazione è in crescita, allora vorrà dire che davvero tutto sta andando in rovina e quel pezzo di carta (la laurea) tanto sudato, serve solo per essere incorniciato e attaccato alla parete. 


Francesco Genovese
I

 

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