COMMERCIO, L'INVASIONE DEI CINESI
di  Giuseppe Giacalone 


 Il boom del commercio cinese, soprattutto nel settore dell'abbigliamento, è visibile anche in Provincia di Trapani. Quali sono i motivi reali che lo determinano?

"Nel trapanese - afferma Celeste Selinunte, direttore provinciale della Confesercenti -, il fenomeno non ha specificità particolari. Tutto dipende dai canali che questi commercianti utilizzano per la fornitura. La merce in Cina costa meno perché costano meno gli operai. Se poi consideriamo anche il loro stile di vita, decisamente più austero rispetto al nostro, capiamo come anche attività con un basso volume d'affari possano sopravvivere".

In controtendenza alla crisi del settore, la densità degli esercizi commerciali cinesi presenti sul territorio della Provincia di Trapani, è cresciuta notevolmente negli ultimi anni. C'è chi ipotizza la "longa manu" del Governo Cinese che sovvenzionerebbe i propri imprenditori in Occidente al fine di ottenere un monitoraggio continuo sull'incidenza delle loro imprese in terra straniera e avere, contestualmente, una "radiografia" più o meno chiara sulle condizioni economiche di questo o di quel Paese.

Insomma, strategie di marketing e indagine diretta sul campo. Su queste basi sembrerebbero muoversi gli imprenditori e i commercianti dagli "occhi a mandorla".

Di fatto, ormai, siamo di fronte ad un "assedio", ma italiani, siciliani e trapanesi, nonostante le cose non vadano a gonfie vele, si illudono di continuare ad essere i soli protagonisti della scena.

"Nei confronti degli orientali - riprende Selinunte - non possiamo pensare di attuare politiche proibizionistiche. Del resto anche noi italiani siamo fra i primi fautori del libero mercato. Molti nostri imprenditori lasciano l'Italia per impiantare le loro aziende altrove, soprattutto nell'est europeo, dove i costi sono meno onerosi. In Italia il costo del lavoro è decisamente alto, specie per le spese relative alla previdenza sociale".

Un minimo d'autocritica, però, va fatta. C'è da chiedersi, ad esempio, se non ci sia anche una crisi d'immagine e di qualità dei nostri prodotti. La battaglia pubblicitaria che conducono le nostre aziende per dare visibilità ai loro manufatti, ha determinato una preoccupante impennata dei prezzi. Abbiamo perso di vista, insomma, la capacità di discernere il rapporto qualità - prezzo. Quell'articolo è una garanzia perché costa tanto. Viceversa, è poco affidabile perché costa poco.

"La tendenza - afferma Giuseppe Pace, presidente provinciale della Confcommercio -, appare inarrestabile. Del resto, in regime di libero mercato, non possiamo vietare a chi ha i requisiti giuridici di fare impresa. Quello che a noi interessa - aggiunge Pace - anche nella veste di presidente della Camera di Commercio, è che questi imprenditori rispettino le nostre leggi e non facciano concorrenza sleale. Non credo che, salvo casi isolati, si tratti di attività di copertura. Le forze dell'ordine, in tale direzione, eseguono numerosi controlli e se si fossero verificati casi del genere lo avremmo saputo. Non esistono - conclude Pace - liste speciali per gli imprenditori cinesi. Si uniformano alle regole in materia, vigenti sul territorio italiano. La loro è una concorrenza spietata, in relazione ai prezzi praticati, anche perché qualitativamente i loro prodotti non sono paragonabili ai nostri, ma assolutamente leale".

Secondo i dati che emergono da una ricerca incrociata condotta dai comuni del trapanese e dalla Camera di Commercio, dal giugno del 2003 al giugno del 2005, in Provincia di Trapani, il numero delle attività commerciali impiantate e gestite dai cinesi è triplicato.

Primeggia Marsala con 38 esercizi, seguita da Trapani con 31. Più staccata Alcamo con 17. A ruota Mazara e Castelvetrano con 10 ciascuno. Erice registra una sola impresa cinese e un'autorizzazione rilasciata per la vendita ai mercati. In prevalenza si tratta di negozi d'abbigliamento, anche se iniziano a far capolino quelli dell'area elettronica.

La presenza in Sicilia di attività commerciali cinesi è pari allo 0,18% del totale. In Provincia di Trapani risulta essere dello 0,16%.

Infine, anche l'identikit dell'imprenditore cinese presente dalle nostre parti. Si tratta, in prevalenza, di uomini ( anche se il 44% delle imprese risulta intestato a donne) d'età compresa fra i 30 e i 49 anni. La fascia d'età 18 - 29 anni (nella quale, in genere, s'inseriscono anche altri extracomunitari), invece, è rappresentata solo dal 7,3%. 


Giuseppe Giacalone
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