SULLA CRESTA DELL'ONDA 
di  Nicola Rinaudo


   La politica…dei conti è stata sempre il suo pezzo forte. Prima da banchiere. Adesso da politico.

Il senatore Antonio D'Alì, sottosegretario di Stato agli Interni, va al massimo. Ha pista libera e tiene giù il piedino per raggiungere prima possibile il traguardo di capo di Forza Italia in Sicilia.

Un obiettivo agognato da tempo dal senatore, ma mai riconosciutogli. Ma ora…ora i conti potrebbero iniziare a tornare.

In verità, prima, il fondatore degli azzurri a Trapani, qualcosa dovrebbe spiegarla. Dovrebbe spiegare, ad esempio, il perché delle sue particolari attenzioni dedicate ai progetti di ristrutturazione e risanamento del centro storico di Trapani. Fondi europei, nazionali e regionali affluiti in città grazie -si dice- al suo personale interessamento. Per carità, nulla di male. Anzi!. Ma D'Alì non è Sottosegretario agli Interni? Cosa ci azzecca con i lavori pubblici?.

E perché non spiegare tutto il suo compiaciuto fervore nell'annunciare che Trapani, dopo il rifiuto di Napoli, sarà sede a settembre dell'anno prossimo, delle semifinali della Coppa America. Anche in questo caso una…barca di soldi, settantacinque milioni di euro destinati alla costruzione delle imponenti opere (compresa -si bisbiglia- l’eventuale trasformazione in albergo della sede di via Torrearsa dell’ex Banca Sicula), che faranno da contorno alla più prestigiosa manifestazione velica del mondo.

“In merito alla Coppa America -afferma il Procuratore Distrettuale Antimafia, Pietro Grasso-, l'intero contesto degli appalti è ad alto rischio di accaparramento mafioso”.

E perché non trasferire tutto questo suo entusiastico ardore anche su problemi di…ordine pubblico. Ad esempio gli organici di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, da sempre sottodimensionati, in Provincia di Trapani, di un buon 25- 30%.

E' bugiardo il capo della squadra Mobile di Trapani, Giuseppe Linares quando afferma che “gli organici vanno irrobustiti”, o il Senatore, D'Alì quando replica che “va tutto bene, gli organici delle forze dell'ordine sono a posto”. E allora se tutto è a posto (ma di questo ne dubitiamo fortemente ndr) perché si continua a parlare, anche se ad intermittenza, di un possibile trasferimento di Linares? Di questa storia il Senatore, visto che rientra, in fondo, fra le sue competenze, non se n'è mai occupato? E' vero, sul tavolo del Capo della Polizia, Gianni De Gennaro, fino ad oggi, almeno in via ufficiale, non è mai giunta una richiesta in tal senso. Di certo, invece, sul tavolo del numero uno della Polizia è giunta una lettera del Procuratore della Repubblica di Trapani, Giacomo Maccabeo, attraverso la quale il Magistrato si complimenta con le forze dell'ordine, ivi comprese quelle di Polizia, per i risultati ottenuti in Provincia di Trapani, nonostante le note difficoltà.

Certo il Procuratore, ammesso che non lo abbia già fatto, qualche altra lettera, magari un po' meno compiaciuta, dovrebbe inviarla al suo referente per la Giustizia, sottolineando che l'arrivo a Trapani di dodici nuovi Magistrati (divisi fra Procura e Tribunale) non è stato controbilanciato da un contestuale adeguamento degli organici del personale amministrativo. Organici risalenti al 1956.

Tornando al nostro senatore, sempre in tema di spiegazioni, lascia quantomeno perplessi la sua esternazione sui professionisti dell'antimafia. “Il fatto che possano esistere dei professionisti dell'antimafia -ha affermato D'Alì durante un'intervista radiofonica- che si alimentano perché la mafia esiste è certamente una deviazione. Si potrebbe addirittura dire che la mafia si senta garantita da chi parla solamente di mafia senza approfondirne gli aspetti”.

A fare da contraltare alle dichiarazioni di D'Alì, Nicola Sinisi, responsabile sicurezza della Margherita in seno alla Commissione Antimafia: “D'Alì, piuttosto, si preoccupi dei professionisti della mafia che addirittura operano nei dintorni di casa sua”.

Al di là delle polemiche, spesso sterili, noi, per parte nostra, riteniamo che gli unici aventi diritto a fregiarsi del titolo di professionisti dell'antimafia, siano esclusivamente tutti quelli che l'antimafia la fanno ogni giorno con i fatti; siano essi poliziotti, carabinieri, finanzieri, magistrati o, più semplicemente uomini, le cosiddette “punte avanzate” della società civile.

Oggi questo Stato, egregio senatore, questo Stato con tutti i suoi apparati istituzionali, del quale Lei stesso fa parte, non ha ancora dichiarato guerra al 100% a Cosa Nostra. Lo sa lei. Lo sanno gli altri. Lo sanno tutti. Lei, intanto, viaggia sulla cresta dell'onda. Questa è l'unica cosa che, almeno per ora, possiamo riconoscerle.

Nicola Rinaudo

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