A CHE GIOCO GIOCA L'ANTIMAFIA ? 
di  Nicola Rinaudo


 Il vero punto di svolta, semmai ci sarà, dipenderà in gran parte dall'uso che la Commissione Nazionale Antimafia farà della quantità d'informazioni acquisite durante le audizioni che hanno caratterizzato la sua visita a Trapani il 25, 26 e 27 ottobre scorsi.

Il quadro è chiaro. Anzi chiarissimo. “La mafia trapanese è la più forte, anche nei rapporti con gli Stati Uniti”. Queste dichiarazioni sono state rese agli inquirenti e all'FBI non da una persona qualunque, ma dal pentito Antonino Giuffrè. E a rincarare la dose anche il Procuratore Distrettuale Antimafia, Pietro Grasso: “la Provincia di Trapani costituisce, in tutto e per tutto, lo zoccolo duro di Cosa Nostra”.

Una mafia trapanese, dunque, forte. Più forte di prima. Organizzata. Più organizzata di prima. Il teorema, insomma, è sempre lì. In piedi. Dimostrato una, cento, mille volte: mafia, politica, affari.

Un quadro complessivo desolante, dipinto con dovizia di particolari dal Procuratore Capo della Repubblica di Trapani, Giacomo Bodero Maccabeo. “I pubblici poteri rappresentativi non offrono, in generale, all'opinione pubblica, un'immagine edificante. Occorre che tutte le Istituzioni della Repubblica dimostrino con i fatti quella credibilità che favorisce lo sviluppo della coscienza civica”.

Ma nonostante le premesse l'Antimafia nazionale è giunta a Trapani rappresentata soltanto da quindici componenti (su un totale di cinquanta), ridottisi ad appena sei nel corso della terza ed ultima giornata di audizioni. Stando alle indiscrezioni trapelate, fra i consulenti, avrebbe preso parte alle tre giornate dei lavori anche una psicologa. Forse avrà avuto il compito di psicanalizzare gli auditi per cercare di comprendere se il contenuto delle loro dichiarazioni rispondesse al vero o no?.

A mettere un po' di sale su questa piccola “parata” trapanese dell'Antimafia ci ha pensato l'on. Giuseppe Lumia (DS), già presidente della Commissione stessa. Il momento più “alto” si è toccato quando è stato il turno della Presidente della Provincia di Trapani, Giulia Adamo. “E' inammissibile -afferma Lumia- che dopo cinque anni la signora Adamo, a domande precise, opponga una sconcertante vaghezza di pensiero. Nella prima parte della sua audizione  -continua Lumia-  ostentava sicurezza, anche perché nessuno la interrompeva. Quando, insieme all'on. Nicola Sinisi (Margherita ndr), abbiamo iniziato ad incalzarla sui referenti politici degli assessori della sua giunta, da lei scelti, non ha saputo celare un certo nervosismo. Ha tentato di far finta d'ignorare l'evidenza”.

Immediata la risposta della Adamo che, in prima battuta, ha inoltrato un esposto al Presidente della Commissione Antimafia, decidendo poi, insieme alla Giunta, di adire le vie legali nei confronti di Lumia per delle dichiarazioni “che costituiscono grave lesione alla verità dei fatti. Il risarcimento economico dei danni che, si confida, dovrebbe essere riconosciuto, sarà devoluto in favore dei familiari delle vittime della mafia”.

Ora -ci permettiamo d'aggiungere- se la signora Adamo è effettivamente mossa da questi slanci d'altruismo, unitamente al predetto, potrebbe portarne avanti un altro, ancora più nobile. Potrebbe, ad esempio, azzerare il capitolo di bilancio dove confluiscono le somme destinate alle consulenze tecniche esterne, stornando questi soldi in un nuovo apposito capitolo da utilizzare unicamente a beneficio dei familiari delle vittime della mafia. Questa si, che sarebbe solidarietà allo stato puro!. In questo caso la Presidente, ne siamo certi, ci farebbe un figurone.

Sulla rovente polemica il Presidente dell'Antimafia, Roberto Centàro, non ha fatto una piega. Anzi, ha fatto due cose:  non ha preso alcun provvedimento su Lumia, al contrario di quanto chiedeva nell'esposto la Adamo. Può solo segnalare l'accaduto al Procuratore della Repubblica che, a sua volta, ma a sua discrezione, può trasmettere il tutto al Presidente della Camera. La seconda cosa fatta da Centàro è stata quella di smentire, di fatto, Lumia circa quello che avrebbe detto o meglio, non avrebbe detto, Giulia Adamo. “Siamo complessivamente soddisfatti della qualità contenutistica di questa tornata di audizioni. Ivi compresa quella del Presidente della Provincia di Trapani”.

Ecco, siamo di fronte al “nulla di nuovo sotto il sole”. Due componenti della stessa parrocchia (l'Antimafia), seppur di colore politico diverso (Forza Italia contro DS), che dicono cose diametralmente opposte. Uno dei due, evidentemente, dice delle bugie. In realtà Lumia, rappresentante dell'ala di minoranza in seno alla Commissione, è colui che, ad ogni occasione, anche per indole personale, non esita ad accendere la miccia. Centàro, che pretende di fare il capo dell'Antimafia con la testa del Magistrato giudicante, nella sostanza e, non senza imbarazzi, fa il vigile del fuoco; pronto, sempre e comunque, a metterci una pezza per soffocare sul nascere ogni principio d'incendio. In altre parole l'Antimafia, questa Antimafia, non è altro che la perfetta riproduzione su scala dell'attuale Governo in carica.

E a proposito di partiti ci sembra particolarmente calzante il pensiero di Giampiero D'Alìa, capogruppo UDC in seno alla Commissione Antimafia. “A Trapani e non solo a Trapani, tutti i partiti devono prendere atto che non si può più andare avanti così. Devono compiere un atto di coraggio e fare piazza pulita. A cominciare dal mio partito. E' necessaria -ha concluso il parlamentare- una svolta per evitare la totale disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni”.

Ripercorrendo la storia dell'Antimafia, c'è da dire, in verità, che le prime Commissioni, tutte guidate da presidenti democristiani, (Pafundi '63  '68; Cattanei '68  '72; Carraro '72  '76), non lesinarono critiche e censure nei confronti di esponenti del loro stesso partito, chiacchierati o collusi con la mafia: Salvo Lima, Vito Ciancimino, Giovanni Gioia, Giovanni Matta, ecc.

Leggeremo mai nelle relazioni dell'attuale Commissione Antimafia altrettante prese di posizione nei confronti dei politici discussi dell'attuale maggioranza?.

Quando Angela Napoli, vice presidente della Commissione, rappresentante di Alleanza Nazionale, si è permessa di affermare che Cuffaro, Presidente della Regione Sicilia, “dovrebbe dimettersi in omaggio alla questione morale”, è stata isolata dal suo stesso partito.

Dopo il suo recente rinvio a giudizio, il Governatore della Sicilia, oltre ad avere spostato il baricentro della risonanza mediatica sul punto “mi sono stati dimezzati i capi d'imputazione”, continua a rimanere al suo posto.

Nicola Rinaudo

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