PRONTI A VIRARE?

di  Nicola Rinaudo
 



  C'è chi, enfatizzando non poco, ha parlato di un'avvenuta "rivoluzione culturale" a Trapani. C'è chi, sull'onda lunga dell'entusiasmo, ha parlato anche di riscatto della città.

Andiamoci piano. Anche perché tanto la prima, quanto il secondo, ce lo dice la storia, sono sempre partiti dal basso. Dalla base. Dal popolo. Il popolo trapanese, invece, nell’occasione, è stato testimone compiaciuto, ma marginale, di una lungimirante idea piovuta dall'alto. 
Da molto in alto. In una parola ha solo fatto da sfondo e da gran cassa (interpretando mirabilmente il ruolo assegnatogli) ad una festa per "benestanti": gli atti 8& 9 della Louis Vuitton Cup, della Coppa America, la più prestigiosa manifestazione mondiale della vela.

Occorre, pertanto, osservare con estrema attenzione entrambe le facce della medaglia. Una, quella di cui tutti continuano a parlare, è d'oro. E' stata una bella favola, capace di conferire ad una città degradata una nuova dimensione, una nuova luce. Anche, perché non riconoscerlo, uno spirito nuovo. E' stata la favola di una Trapani snobbata dalle reti RAI e Fininvest (quelle di proprietà del "Cavaliere" Berlusconi, amico del senatore D'Alì ndr), ma ammirata e magnificata dai protagonisti delle regate e dai numerosi visitatori e turisti che per due settimane vi hanno dimorato.

I primi sono ritornati a casa sazi di vento. In un solo giorno hanno "assaggiato" l'intera rosa…dei venti. Ed era proprio quello che volevano e cercavano. I secondi hanno goduto, oltre che delle regate, anche di uno spettacolo paesaggistico - naturalistico pregevole.

L'altra faccia della medaglia, quella di cui nessuno parla, è di latta…arrugginita. Ospiti e turisti, a ben guardare, hanno conosciuto esclusivamente il "fazzoletto dorato" della città: il porto e il centro storico. Ma Trapani  non è solo questa. E' anche tutto il resto. E' la cosiddetta periferia urbana. I quartieri con i loro problemi di sempre. E' villa Rosina, un "cantiere aperto" da oltre trent'anni, dove i lavori pubblici, alcuni di dubbia qualità, non finiscono mai; è rione Cappuccinelli, una sorta di campo di…"anime perse" del quale vergognarsi e basta; è Fontanelle Sud, un agglomerato di solo cemento, sorto a velocità da "estrogeno" senza regole e criteri precisi  che, a più di dieci anni dalla posa della sua prima pietra sta tentando, con grande fatica, di darsi una connotazione che non sia solo quella di quartiere dormitorio.

Ecco perché scomodare adesso tutto il bello e il bene che si attribuisce ad una piccola porzione della  città è assolutamente inopportuno. E' assolutamente illusorio. E' assolutamente non rispondente alla realtà oggettiva. Per ora. Ecco perché il tempo e soltanto il tempo, ci dirà se una vera rivoluzione culturale e un riscatto saranno possibili in questa città. A cominciare dal completamento dei lavori nel porto: l'escavazione dei fondali, il rifacimento delle banchine; a cominciare da una politica in grado d'innestare stabilmente la cultura della straordinarietà nell'ordinarietà di tutti i giorni.

E' questa la vera e indispensabile "svolta epocale" di cui ha bisogno Trapani: la capacità progettuale a lungo termine di un ente territoriale d'incidere positivamente (non con i soldi degli altri, ma con le sue stesse forze) sul territorio di competenza; di fornire a getto rapido e continuo risposte certe.

La Coppa America ha dimostrato che tutto questo è possibile, anche se culturalmente questa città non sembra essere ancora pronta. Ci sarà bisogno, pertanto, di altri eventi straordinari ed eccezionali, come la stessa ipotesi di candidatura della città per ospitare la finalissima della più importante manifestazione velica al mondo, nel 2011. Ci sarà bisogno di altri sacrifici dei cittadini che presto s'accorgeranno di quanto sarà costato e quanto costerà ancora il grande evento appena conclusosi. Chi rifonderà al comune di Trapani gli undici milioni di euro "succhiati" dal proprio bilancio? Il Governo? Qualche magnanimo "magnate"? L'impressione è che, ancora una volta, questi soldi usciranno fuori dalle tasche del "popolo sovrano" che, in via del tutto eccezionale, meno arrabbiato del solito, si farà carico di turare la grossa "falla".

L'interrogativo finale, però, è sempre quello di partenza. Riuscirà questa città a "virare" sulla rotta indicata? Riuscirà ad evitare di cadere nella tentazione di sprecare tempo e denaro per rintuzzare con "inefficaci” risposte istituzionali, ma anche con “ipocriti sermoni” di qualche "novello messia" dell'informazione, le cicliche "campagne" nazionali di stampa su mafia e cultura mafiosa, presenti abbondantemente su questo lembo estremo d'Italia? Riuscirà, soprattutto, la parte "buona" di questo capoluogo di provincia ad "isolare" i viscidi "rettili" e gli inutili "parassiti" che, da bravi "lecchini di regime" inneggiano, a pagamento, al potente di turno?

Quando dimostreremo di essere pronti a materializzare ciò, allora potremo fare a meno di "millantare" presunti "risorgimenti" attraverso la Coppa America; potremo fare a meno di continuare a rifugiarci nella cultura della straordinarietà per cose che appartengono solo ed esclusivamente alla normalità di tutti i giorni. Quando saremo pronti e solo allora, potremo fare a meno di tanto altro ancora…

 Nicola Rinaudo, ottobre 2005

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