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C'è l'indignazione
vera. Quella "ad alta fedeltà". C'è l'indignazione istituzionale. Un
puro e semplice "atto d'ufficio". C'è la trama del solito film. Visto e
rivisto. Attori protagonisti, da un lato, i professionisti
dell'informazione di "Anno Zero", la trasmissione di Michele Santoro che
lo scorso 6 ottobre ha proposto alla Nazione uno spaccato su mafia e
dintorni nel trapanese. Nulla di più e nulla di meno di quanto già non
si sapesse. Dall'altro lato gli esponenti della maggioranza di centro
destra alla Provincia Regionale di Trapani. Hanno annunciano azioni
legali di natura risarcitoria, per un danno d'immagine incalcolabile.
C'è semmai da
chiedersi, perché un alto esponente delle Istituzioni come il
senatore
Antonio D'Alì, oggi anche presidente della Provincia di Trapani, ha
rifiutato di concedere quell'intervista?. Un personaggio pubblico di
tale portata ha sempre e comunque il dovere politico e morale di
spiegare e chiarire alla collettività pure il perché di un suo respiro.
Se non ha nulla da nascondere, se la sua condotta - come sostiene - "è
stata sempre lineare e trasparente", perché non lo ha fatto?.
C'è da chiedersi anche
perché D'Alì ha voluto esaltare nel corso di quella seduta straordinaria
di consiglio, l'operato dell'attuale Prefetto di Trapani, Giovanni
Finazzo, successore proprio di Sodano.
"I risultati ottenuti
fino ad oggi dal Prefetto Finazzo - ha detto il Presidente della
Provincia - sono di gran lunga più rilevanti rispetto a quelli
conseguiti dal suo predecessore….".
Di nuovo, per ora, c'è
l'avvio da parte del Ministero competente (quello dell'Interno,
ndr) di un'indagine ispettiva volta a chiarire fino in fondo (?) le
cause che hanno determinato il trasferimento da Trapani del Prefetto.
Il dado, comunque, è
tratto. Sodano ha fugato ogni dubbio: ha ammesso pubblicamente (lo aveva
già riferito ai Magistrati, ndr) "di avere ricevuto, via telefono, le
proteste del senatore D'Alì, in ordine alle note vicende legate alla
"Calcestruzzi ericina".
Ma Sodano lascia
intendere di voler fare nuove, clamorose rivelazioni.
"Forse - scrive - (la
brutta malattia dalla quale è affetto gli ha fatto perdere, tra l'altro,
l'uso della parola, ndr) "potrei parlare di una telefonata ricevuta nel
giugno del 2003 nella quale, dall'altro capo dell'apparecchio, una voce
mi informava dell'avvenuto mio trasferimento. Credo - sostiene Sodano -
che questa persona non avesse titolo, né istituzionale, né gerarchico,
per anticiparmi quanto, in effetti, si sarebbe concretizzato entro
qualche settimana".
Sodano lasciò Trapani
nel successivo mese di Luglio, nonostante avesse chiesto e ottenuto (a
parole) l'impegno da parte del Ministero a non essere trasferito, anche
a causa delle sue non buone condizioni di salute.
Ora, dunque, Sodano è
un caso nazionale. Lo aveva anticipato un periodico locale, andato
praticamente "a ruba" nelle edicole, in un succulento e intrigante
articolo. Una curiosità che fa a pugni, ma solo apparentemente, con il
solito "fragoroso silenzio" opposto dai trapanesi ogni volta che la
stampa nazionale affonda le sue mani nella "melma", nel "torbido".
Già, solo
apparentemente. In realtà, in città, da una settimana non si parla
d'altro. A tenere banco sono i commenti "risentiti" su questi
giornalisti venuti da Roma per "gettare fango" su Trapani.
La realtà - a nostro
modo di vedere - ci dice, invece, che il fango ce lo tiriamo addosso noi
stessi. Cittadini di una comunità urbana che non vuole prendere
posizione su niente. Che non vuole dire, ad alta voce, quello che
effettivamente pensa.
D'accordo, non sarà
tutta mafia quella che luccica. C'è, in atto, uno sforzo, seppur timido,
di modificare l'immagine e la conseguente idea di questa città. Ma non
possiamo far finta di scordarci ciò che siamo.
Come la mettiamo con
un piano regolatore che non c'è? Come la mettiamo con un'area
industriale accostabile ad una "cittadella dei fantasmi"? L'ASI e il
resto della compagnia, sono veramente in possesso di una strategia in
grado di favorire realmente lo sviluppo? Come la mettiamo con
l'Agricoltura, su cui si basa il 50% dell'economia di questa Provincia,
che versa in stato di coma farmacologico (assistito, ndr)? Come la
mettiamo con un turismo che, in questa città, continua a rimanere di
passaggio? E' possibile che ancora si nicchi sull'avvio di quei progetti
atti a sostenere il peso di una domanda che ha eletto la Sicilia e la
Provincia di Trapani a meta preferita, in cima a tutte le classifiche,
del business internazionale delle vacanze? Come la mettiamo con i nostri
giovani che continuano a fuggire verso le più organizzate Università del
Nord? Esiste un Consorzio universitario? E a che serve? A pagare le
tasse e a trasferire i proventi nella sede centrale, a Palermo? Come la
mettiamo con un reddito medio pro capite fra i più bassi in Italia che
cozza, comunque, con il tenore di vita dei trapanesi che non si fanno
mancare niente? La gente s'indebita fino al collo? O circolano flussi
"particolari" di denaro? E come la mettiamo con noti professionisti,
loro sì facoltosi di portafoglio, che dichiarano redditi da "soglia di
povertà"?
Tutto questo, secondo
voi, non è sufficiente per indignarsi? Sul serio?
Ma, a conti fatti,
l'unico ad indignarsi, a parte la "sceneggiata" in aula di quei quattro
politici, è stato il Prefetto Sodano. Si è indignato perché i fatti e le
circostanze lo hanno trasformato in "eroe nazionale". Lui, uomo normale,
che ha sempre creduto che fare il "proprio dovere" fosse una cosa
assolutamente normale.
Forse, in questa
città, l'unica cosa veramente normale, è quella di stare dalla parte del
più forte.
E' più facile e
conviene. Si ha sempre ragione!
Nicola Rinaudo |