INDIGNATI DALL'INDIGNAZIONE

di Nicola Rinaudo - Pubblicato su " Forza Trapani"
 


   

C'è l'indignazione vera. Quella "ad alta fedeltà". C'è l'indignazione istituzionale. Un puro e semplice "atto d'ufficio". C'è la trama del solito film. Visto e rivisto. Attori protagonisti, da un lato, i professionisti dell'informazione di "Anno Zero", la trasmissione di Michele Santoro che lo scorso 6 ottobre ha proposto alla Nazione uno spaccato su mafia e dintorni nel trapanese. Nulla di più e nulla di meno di quanto già non si sapesse. Dall'altro lato gli esponenti della maggioranza di centro destra alla Provincia Regionale di Trapani. Hanno annunciano azioni legali di natura risarcitoria, per un danno d'immagine incalcolabile.

 

C'è semmai da chiedersi, perché un alto esponente delle Istituzioni come il senatore Antonio D'Alì, oggi anche presidente della Provincia di Trapani, ha rifiutato di concedere quell'intervista?. Un personaggio pubblico di tale portata ha sempre e comunque il dovere politico e morale di spiegare e chiarire alla collettività pure il perché di un suo respiro. Se non ha nulla da nascondere, se la sua condotta - come sostiene - "è stata sempre lineare e trasparente", perché non lo ha fatto?.

 

C'è da chiedersi anche perché D'Alì ha voluto esaltare nel corso di quella seduta straordinaria di consiglio, l'operato dell'attuale Prefetto di Trapani, Giovanni Finazzo, successore proprio di Sodano.

 

"I risultati ottenuti fino ad oggi dal Prefetto Finazzo - ha detto il Presidente della Provincia - sono di gran lunga più rilevanti rispetto a quelli conseguiti dal suo predecessore….".

 

Di nuovo, per ora, c'è l'avvio da parte del Ministero competente (quello dell'Interno, ndr) di un'indagine ispettiva volta a chiarire fino in fondo (?) le cause che hanno determinato il trasferimento da Trapani del Prefetto.

 

Il dado, comunque, è tratto. Sodano ha fugato ogni dubbio: ha ammesso pubblicamente (lo aveva già riferito ai Magistrati, ndr) "di avere ricevuto, via telefono, le proteste del senatore D'Alì, in ordine alle note vicende legate alla "Calcestruzzi ericina".

 

Ma Sodano lascia intendere di voler fare nuove, clamorose rivelazioni.

 

"Forse - scrive - (la brutta malattia dalla quale è affetto gli ha fatto perdere, tra l'altro, l'uso della parola, ndr) "potrei parlare di una telefonata ricevuta nel giugno del 2003 nella quale, dall'altro capo dell'apparecchio, una voce mi informava dell'avvenuto mio trasferimento. Credo - sostiene Sodano - che questa persona non avesse titolo, né istituzionale, né gerarchico, per anticiparmi quanto, in effetti, si sarebbe concretizzato entro qualche settimana".

 

Sodano lasciò Trapani nel successivo mese di Luglio, nonostante avesse chiesto e ottenuto (a parole) l'impegno da parte del Ministero a non essere trasferito, anche a causa delle sue non buone condizioni di salute.

 

Ora, dunque, Sodano è un caso nazionale. Lo aveva anticipato un periodico locale, andato praticamente "a ruba" nelle edicole,  in un succulento e intrigante articolo. Una curiosità che fa a pugni, ma solo apparentemente, con il solito "fragoroso silenzio" opposto dai trapanesi ogni volta che la stampa nazionale affonda le sue mani nella "melma", nel "torbido".

 

Già, solo apparentemente. In realtà, in città, da una settimana non si parla d'altro. A tenere banco sono i commenti "risentiti" su questi giornalisti venuti da Roma per "gettare fango" su Trapani.

 

La realtà - a nostro modo di vedere - ci dice, invece, che il fango ce lo tiriamo addosso noi stessi. Cittadini di una comunità urbana che non vuole prendere posizione su niente. Che non vuole dire, ad alta voce, quello che effettivamente pensa.

 

D'accordo, non sarà tutta mafia quella che luccica. C'è, in atto, uno sforzo, seppur timido, di modificare l'immagine e la conseguente idea di questa città. Ma non possiamo far finta di scordarci ciò che siamo.

 

Come la mettiamo con un piano regolatore che non c'è? Come la mettiamo con un'area industriale accostabile ad una "cittadella dei fantasmi"? L'ASI e il resto della compagnia, sono veramente in possesso di una strategia in grado di favorire realmente lo sviluppo? Come la mettiamo con l'Agricoltura, su cui si basa il 50% dell'economia di questa Provincia, che versa in stato di coma farmacologico (assistito, ndr)? Come la mettiamo con un turismo che, in questa città, continua a rimanere di passaggio? E' possibile che ancora si nicchi sull'avvio di quei progetti atti a sostenere il peso di una domanda che ha eletto la Sicilia e la Provincia di Trapani a meta preferita, in cima a tutte le classifiche, del business internazionale delle vacanze? Come la mettiamo con i nostri giovani che continuano a fuggire verso le più organizzate Università del Nord? Esiste un Consorzio universitario? E a che serve? A pagare le tasse e a trasferire i proventi nella sede centrale, a Palermo? Come la mettiamo con un reddito medio pro capite fra i più bassi in Italia che cozza, comunque, con il tenore di vita dei trapanesi che non si fanno mancare niente? La gente s'indebita fino al collo? O circolano flussi "particolari" di denaro? E come la mettiamo con noti professionisti, loro sì facoltosi di portafoglio, che dichiarano redditi da "soglia di povertà"?

 

Tutto questo, secondo voi, non è sufficiente per indignarsi? Sul serio?

 

Ma, a conti fatti, l'unico ad indignarsi, a parte la "sceneggiata" in aula di quei quattro politici, è stato il Prefetto Sodano. Si è indignato perché i fatti e le circostanze lo hanno trasformato in "eroe nazionale". Lui, uomo normale, che ha sempre creduto che fare il "proprio dovere" fosse una cosa assolutamente normale.

 

Forse, in questa città, l'unica cosa veramente normale, è quella di stare dalla parte del più forte.

 

E' più facile e conviene. Si ha sempre ragione!

                                                                                                    Nicola Rinaudo

 

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