IL LEONE E' IN GABBIA MA LA CUPOLA MAFIOSA RESTA IN LIBERTA'

di Nicola Rinaudo

 

pubblicato su FORZA TRAPANI del 13 aprile 2007
 


   

C'è un paese (Corleone) che sta festeggiando il primo anniversario della cattura del boss mafioso, Bernardo Provenzano. C'è un Magistrato (Marzia Sabella) che ha ricevuto la cittadinanza onoraria del comune palermitano.

 

Per molto meno, decisamente molto meno, almeno fino a prova contraria, due ottimi giornalisti di La7, un anno e mezzo fa, erano stati insigniti a furor di popolo(?) e, soprattutto, a tempo di record dal comune di Trapani, della cittadinanza onoraria. Per molto di più, sicuramente per molto di più, senza offesa per nessuno, per meriti non riconosciuti in alto loco, l'ex Prefetto di Trapani, Fulvio Sodano, attende ancora d'essere proclamato cittadino onorario di Trapani. Che fine ha fatto quell'atto d'indirizzo votato all'unanimità dal consiglio comunale del capoluogo, espressione della volontà popolare, attraverso il quale s'impegnava il sindaco ad insignire l'alto funzionario dello Stato di un simile encomio? Perché il primo cittadino, in qualità di pubblico esponente delle istituzioni, continua a non fornire spiegazioni alla collettività?.

 

I fatti, solo i fatti, dicono che tutto quello che Sodano ha raccontato ai Magistrati prima ed alla stampa poi, in ordine al suo improvviso ed inspiegabile trasferimento da Trapani, non è così demenziale come si vorrebbe far credere.

 

I fatti dicono anche che soltanto ora il "pezzo grosso" della politica locale, al secolo il senatore Antonio D'Alì, presidente della Provincia regionale di Trapani, ha deciso attraverso la stampa nazionale, di fornire la sua versione ufficiale su cose e circostanze alle quali avrebbe dovuto rispondere immediatamente.

 

I fatti, ancora loro, ci hanno propinato poco prima di Pasqua, l'arresto di Bartolo Pellegrino e di un gruppetto d'imprenditori e pubblici funzionari locali, fra cui il famoso Nasca.

 

Dopo circa un quarantennio d'intensa attività…politica, il "Leone" è finito in gabbia. Non in galera, visti i suoi 73 anni, ma nella sua dimora di Guarrato.

 

Non è stato il classico esempio - come ipocritamente l'ha definito qualcuno - di "giustizia ad orologeria". Più realisticamente, invece, lo si può definire come un consueto esempio di "giustizia a scoppio ritardato". E ciò senza volere assolutamente sminuire l'encomiabile operato di inquirenti, forze dell'ordine e magistratura (anche se a distanza di oltre tre mesi s'attende ancora di conoscere il nome dell'assassino di Antonino Via) che, pur in condizioni di palese inadeguatezza, fronteggiano come meglio possono l'offensiva del "mostro".

 

La cupola mafiosa, però, resta saldamente al riparo da qualunque sorpresa. Le "cantate" di qualche componente della famiglia caduto in disgrazia, non sono nulla di più che "testi" accuratamente scelti e selezionati precedentemente in appositi vertici di questo o di quell'altro "mandamento". Riunioni segrete che si tengono periodicamente non in Patagonia, ma in loco ed alle quali prenderebbero parte anche personaggi del mondo politico, imprenditoriale ed esponenti dei colletti bianchi.

 

E' la cosiddetta "zona grigia". Invalicabile per chi ha il compito d'assicurare giustizia.

 

Chi parla, dalla parte dell'antistato, sa benissimo cosa gli conviene e cosa non gli conviene dire.

 

Il direttorio della cupola mafiosa lo ha indottrinato a dovere. Per ogni evenienza.

 

Ai servitori dello Stato non resta che aggrapparsi all'intuizione buona. Al colpo di fortuna. Decisamente poco. Troppo poco.

 

Esattamente come l'acqua che scorre, anzi che non scorre, dai rubinetti delle case dei trapanesi.

 

Pasqua all'asciutto per molti. E chissà quest'estate. E neanche il conforto (se si può chiamare così) di un'autobotte del comune. Il sindaco, del resto, non si è persa una sola "scinnuta" dei Misteri e, insieme al suo amico Presidente della Provincia, ha fatto da "panza parata" all'uscita e al rientro della processione. Si sarebbe potuto recare anche nelle case dei cittadini per chiedere scusa, perché in cinque anni non è riuscito a risolvere, fra gli altri, anche il problema dell'acqua annunciando, contestualmente - così come ripetutamente detto nel corso di questa sua prima esperienza amministrativa -, il ritorno fra le sue vigne. Ed invece, alla fine, ha cambiato idea, ufficializzando la sua ricandidatura a sindaco. Forte del settimo posto nella speciale classifica di sindaco più amato dagli italiani (dai trapanesi!, ndr) e incurante del novantesimo posto, o giù di lì, che occupa Trapani nell'altrettanto speciale classifica delle Province italiane in ordine alla qualità della vita.

 

Le alternative? Mario Buscaino, già sindaco della città, che volle a tutti i costi una frettolosa "inaugurazione" del dissalatore che, statistiche alla mano, non ha risolto il problema dell'acqua a Trapani e nei comuni della Provincia da esso serviti. Tirato in ballo nelle ultime vicende giudiziarie, spontaneamente si è recato dai Magistrati per chiarire la propria posizione. L'altro nome è quello di Vito Mannina, col preciso ruolo di "guastatore" (chiamasi ballottaggio, ndr), appoggiato - stando ai si dice - anche da gran maestri venerabili e da fratelli col grembiulino.

 

Ma la politica, ormai, è solo un puro esercizio di mercificazione dell'uomo. Io valgo tanti voti. Tu, in cambio, cosa mi dai? Ecco, dunque, spiegata la presenza di un esercito di candidati in attesa di sistemazione.

 

E le nostre città? Chi se ne frega! Tanto, basta che continuino ad affascinare solo turisti ed emigrati.

                                                                                                                       Nicola Rinaudo

 

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