LA CRISI DELLA MIDIAL, A RISCHIO 100 POSTI DI LAVORO

di  Francesco Pellegrino 


   

La Midial Spa, azienda trapanese che da venti anni opera nel campo della biomedica, ha avviato le procedure per mettere in mobilità 125 dipendenti. A rischio sono soprattutto i giovani lavoratori assunti con contratti atipici. Il piano aziendale prevede, infatti, una  riduzione del personale che opera nella sede di Trapani da 222 a 97 unità. Negli ultimi mesi, in un periodo di congiuntura negativa di mercato, i vertici della Midial hanno deciso di avviare un processo di delocalizzazione delle attività produttive in Tunisia, con la conseguente diminuzione della capacità occupazionale della sede di Trapani.

 

“Le modificate condizioni di mercato - sostiene l'amministratore delegato dell'azienda, Filippo Mucaria-, hanno costretto la Midial a trasferire buona parte dell'attività in Tunisia”.

 

Quindi, un appello ai politici locali al fine di trovare delle soluzioni per mantenere in attività lavorativa i dipendenti per i quali è stata chiesta la mobilità. Mucaria propone, inoltre, la diversificazione di alcuni stabilimenti riconvertendoli in altre attività più rispondenti alle nuove esigenze di mercato, soprattutto nel campo del turismo commerciale e dei servizi in genere.

 

Le organizzazioni sindacali stanno facendo pressione sull'imprenditore trapanese, al fine di trovare adeguate soluzioni per il futuro occupazionale dei lavoratori.

 

“La natura industriale della Midial deve essere salvaguardata anche per il futuro -afferma il segretario della CGIL, Saverio Piccione-, in quanto diversificare l'attuale attività dell'azienda per operare in altri settori non darebbe alcun risultato. Il  commercio o il settore dei servizi alle imprese può svilupparsi solo se vi è un indotto industriale nella zona. La Midial deve continuare a svolgere attività di produzione industriale biomedica, riconvertendo il suo ciclo di lavorazione, magari realizzando altre tipologie di prodotto o aggredendo altri mercati”.

 

In realtà la Midial è la manifestazione tangibile di un sistema economico che in futuro creerà sempre maggiori problemi per l'occupazione in Provincia. La crisi aziendale è, infatti, l'emblema delle difficoltà che incontra la statica economia trapanese, che impone ai lavoratori condizioni spesso vessatorie facendoli navigare in un vortice di incertezze. Il ragionamento di Mucaria tende a trovare un compromesso tra la “fredda” ragione aziendale, basata solo sulla ricerca di profitto, ed i sentimenti di appoggio verso i dipendenti che per venti anni hanno decretato il successo dell'azienda e che adesso, in un momento di difficoltà, non possono certo esser considerati degli oggetti non più utili alle sorti aziendali.

 

“Se Mucaria -riprende Piccione- deciderà di salvaguardare la natura industriale della sua azienda, riorganizzando il ciclo produttivo, le organizzazioni sindacali lo potranno aiutare a gestire tale trapasso, avviando l'utilizzazione degli ammortizzatori sociali che possano garantire per quattro anni una fonte di reddito ai lavoratori nel periodo di riconversione industriale. Ciò che importa -conclude il segretario trapanese della C.G.I.L.- è che, al termine della riorganizzazione del processo industriale, tutta la forza lavoro continui ad essere impiegata in maniera stabile all'interno dell'azienda”.Utopia? Vedremo.

  Francesco Pellegrino

di Gianluca Fiusco

 

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