IN RICORDO DEL PICCOLO RIZA
di Francesco Paolo D'Amico
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Duemilalire era una cifra da non perdere, assolutamente da accettare, e i perché di un insolito giro in vespa con quel mostro potevano anche crollare. Un viaggio di sola andata , da un bar prestigioso di una via principale, affollata da occhi indifferenti, fino alla foce del fiume Lenzi, là dove i raggi di sole sanno di sale, dove i maestosi e fervori colori del tramonto si sposano con quelli audaci e mendaci degli uccelli di passaggio , dei gabbiani e dello scirocco. Ad attenderlo alla fine del percorso solo il buio di una violenta bastonata preceduto da pesanti lacrime per uno stupro subito dalla peggiore ignoranza che per quello specchio di assoluta innocenza fu solo sinonimo di sconosciuta sofferenza. E poi sepolti sotto la sabbia i sogni senza respiro, senza colori di un bambino di soli otto anni. Era marzo 1999, il corpicino senza vita del piccolo Riza Gradina venne ritrovato giorni dopo l’uccisione . Venne accusato del massacro Antonino Di Salvo, 35 anni all’epoca dei fatti, con precedenti penali per violenza ai minori, incastrato dalle testimonianze del nipote, Rosario Di Salvo e di altri due giovani. Sono trascorsi sette anni , ma che misure vengono garantite oggi perché non accadano più di queste orribili e angosciose vicende? Fontanelle Sud, Fontanelle Milo, Rione San Giuliano, Rione Cappuccinelli, questi i quartieri più a rischio di Trapani, dove ancora molti bambini , figli dell’assenza di cultura, dell’abbandono, figli di ex-bambini dall’infanzia disagiata, vengono educati a credere ad un unica e grande scuola che è la vita di strada. Bambini allevati da violenza , mancanza di rispetto, che verrà presto riversata verso i più deboli anche sottoforma di abusi sessuali. Ragazzini privi di una infanzia rispettosa , arruolati giovanissimi dalla malavita a compiere piccoli furti , spaccio di stupefacenti, etc. Saranno questi i delinquenti , i spacciatori, i stupratori, i mafiosi di domani, che inizieranno a pagare le loro pene con il riformatorio e poi con il carcere. La realtà, senza troppi giri di parole, è una sola: l’indifferenza regna sovrana. I cittadini non vedono e non sentono nulla. Le istituzioni, seppur a denti stretti, ammettono la loo impotenza. Il volontariato, del resto, nonostante i suoi ammirevoli sforzi, da solo, non può fare miracoli. E allora, prima o poi, qualche altro Riza ci scapperà. E puntualmente torneremo a borbottare, a criticare, a chiederci come e perché certe cose possano accadere, Ma rimanendo sempre a braccia conserte. Che schifo… Francesco Paolo D'Amico |
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