LA FACCIA TIRATA DELL'ANTIMAFIA

di Nicola Rinaudo


     “La corruzione è l'anticamera della mafia. Infatti se un imprenditore mafioso vuol riciclare o investire denaro di provenienza illecita o ottenere appalti, tende a far leva su politici, amministratori e burocrati corrotti, sempre pronti a dar sfogo con chiunque alle loro inclinazioni”. 

L'assunto di Paolo Borsellino come base di partenza a conclusione del quinquennio d'attività della Commissione Nazionale Antimafia. Nel testo della relazione dell'ala di maggioranza, tra l'altro, si legge: "il quadro complessivo che offre, in particolare, la Provincia di Trapani non è di certo confortante". 

Il bandolo della matassa risiede, in larga parte, nella commistione mafia - politica.

"Urgono - affermano gli esponenti della maggioranza - diversi e più efficaci sistemi di controllo e selezione degli amministratori locali, sia a livello burocratico, sia a livello politico".

La storia di questa Provincia, sotto questo versante, ha una lista di precedenti impressionante.

"Come non ricordare - afferma il Prof. Enzo Guidotto, presidente dell'Osservatorio Veneto sulla mafia e profondo conoscitore della realtà mafiosa trapanese -, (che si rifà espressamente alla relazione del 2003 del Presidente Centàro ndr) gli scioglimenti per infiltrazioni mafiose dei consigli comunali di Partanna, Mazara Del Vallo, Campobello di Mazara e relative condanne per concorso in associazione mafiosa di amministratori e burocrati: l'ex sindaco di Mazara Del Vallo, Gaspare Bocina ( sentenza confermata in appello); l'ex assessore del comune di Trapani, Franco Orlando (sentenza confermata in appello); l'ex consigliere alla Provincia di Trapani, Vito Panicola (sentenza definitiva), quest'ultimo condannato anche per omicidio (sentenza definitiva).

Come scordarsi nel processo celebratosi a Trapani nei confronti di alcuni iscritti alla Loggia Scontrino del primo accertamento giudiziario dell'inserimento nella Massoneria deviata di esponenti di spicco di Cosa Nostra (Mariano Agate, Natale L'Ala, Gioacchino Calabrò, Mariano Asaro, Giovanni Bastone, Pietro Fundarò, Salvatore Polizzi, Agostino Coppola, Giuseppe Mandalari).

E ancora le infiltrazioni di Cosa Nostra trapanese nel sistema dei finanziamenti previsti dalla Comunità Europea relativamente al piano nazionale per il risanamento delle risorse idrogeologiche. In questo àmbito è stato aggiudicato l'appalto, per un importo di quasi venti milioni di euro, dei lavori della rete idrica del Comune di Valderice ad un'impresa sottoposta ad estorsione. Analoga situazione  è stata accertata per i lavori di sistemazione della viabilità del cimitero comunale sito in contrada Ragosia e per quelli di sistemazione della strada panoramica Maltempo - Linciasella". Ma la storia continua con altri fatti, con altre circostanze, con altri personaggi.

"L'allarmante condizione - incalza Guidotto -  dell'Amministrazione Provinciale di Trapani, attraversata da ben quindici casi di concussione; l'ingiustificata lentezza nella procedura per lo scioglimento del Consiglio comunale di Castellammare Del Golfo; le lamentele espresse dal senatore D'Alì al Prefetto Fulvio Sodano per l'attività svolta in favore della Calcestruzzi Ericina; l'assurdo trasferimento dello stesso Prefetto; i veri motivi per cui l'ex capo dell'Ufficio Tecnico del Comune di Trapani, Filippo Messina, si recasse presso il Ministero dell'Interno in occasione delle riunioni tenutesi prima dello svolgimento delle regate veliche mondiali e, soprattutto, perché queste riunioni si svolgessero presso il Ministero dell'Interno.

E poi il clamoroso caso sanitario. A Palermo si è scoperto che Giuseppe Guttadauro, primario di ospedale, era il capo mandamento di Brancaccio. Chissà se un giorno o l'altro - conclude Guidotto - salta fuori che anche a Trapani un camice bianco è capo cosca di qualche zona della Provincia. Chi vivrà, vedrà".

di Nicola Rinaudo

 

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