CENTROSINISTRA, IL SOLITO ATTACCO  ATRE PUNTE

di Gianluca Fiusco


    Benvenuti nel 2006. Cinque tappe e cinque scadenze elettorali in un anno: politiche, regionali (forse il 28 maggio, ndr), provinciali, doppie comunali a Trapani e ad Erice (a meno che non slitti qualcosa). L'aria è quella di sempre: cioè stantia. La destra gongola. Louis Vuitton, velisti dell'anno, funivia, basta questo? I trapanesi, si sa, non hanno mai pretese e queste regalie li hanno già comprati tutti o quasi. Il centrosinistra guarda e fa lo gnorri. Sta a guardare, ed anziché avviare una campagna aggressiva per tentare il riscatto, tira fuori dal cappello Pietro Savona e lo lancia nella mischia come sindaco di Trapani. Ma, a ben vedere, quale mischia? Stando così le cose non ci dovrebbe essere partita. E la partita che conta la si gioca tutta sul capoluogo per almeno due buoni motivi: distrazione e continuità. Distrazione perché l'apparente scontro elettorale su Trapani consente di catalizzare l'attenzione tutta su una sfida inesistente; continuità perché, mentre si guarda a Trapani, altrove si può continuare il vecchio gioco. Volano bassi i due maggiorenti del centrosinistra, DS e Margherita, si limitano a candidature di testimonianza che, a distanza di poche settimane dalle regionali, non emergano troppo, non intacchino troppo la rendita dei soliti noti. 

Fantasia? Ed allora ecco i nomi. I DS trapanesi, nella lista unitaria, puntano su una certa Linares, marsalese, ben piazzata: appena all'undicesimo posto nella lista. Giacomino Tranchida scalpita, ma è fuori dai giochi elettorali per le politiche, ed anche per le regionali la partita è chiusa. La Margherita recupera al Senato l'immarcescibile Nino Papania, numero due dopo Enzo Bianco, quindi praticamente già a Palazzo Madama. Il senza fissa dimora Nicolò Asaro è sesto nei Comunisti Italiani alla Camera, mentre l'ex democristiano Calogero Accardo è quinto nella lista di Rifondazione (Bertinotti oramai imbarca di tutto) insieme ad altri due trapanesi. L'unico in pole position, alla Camera, è Vito Li Causi nella lista dell'Udeur, mentre Giuseppe Maurici è quindicesimo nelle fila di Forza Italia e Francesco Paolino Lucchese quarto nelle fila dell'UDC dopo Romano, Cesa e Casini. C'è anche, nell'UDC, Mimmo Turano, ma molto, molto più lontano. E non c'è, né alla Camera e neppure al Senato, Massimo Grillo. Massimo Fundarò è il secondo nei verdi, dopo Alfonso Pecoraro, mentre il figlio d'arte, Francesco Pizzo, è secondo nelle fila DC-PSI alla Camera. Carletto Foderà, dopo la passione ambientalista, è oggi accanto a Calderoli, Bossi e Lombardo (almeno idealmente), nella lista MPA-Lega, ma al dodicesimo posto. Bica, all'anagrafe Giuseppe, risulta disperso nelle fila di Alleanza Nazionale (ottavo). E tutto questo per poco più di venticinque seggi (più i recuperi coi resti) da dividere per ventidue liste nelle quattro province del collegio Sicilia uno: Trapani, Palermo, Agrigento e Caltanissetta. 

In un paese normale, in una democrazia trasparente i perdenti vanno a casa per restarci. A Trapani, invece, i perdenti non sono mai perdenti e a casa mandano gli altri, quelli scomodi.  

Camillo Oddo, a parte le deroghe sui mandati che gli vengono sistematicamente concesse, dal dopo Messana ha fatto, nel suo partito, il bello ed il cattivo tempo fino alla sponsorizzazione di Giaramita all'ultimo congresso provinciale (della serie “a volte ritornano”) ed alla marginalizzazione (inaspettata?) di Giacomo Tranchida nella composizione delle liste per le Politiche. Un partito che non è stato capace di trainare e rinvigorire il centrosinistra e che si è rassegnato, almeno a Trapani, al ruolo di spalla della Margherita ma sempre all'opposizione.  

Poi c'è Nino Papania che, facendo spazio all'ARS al nuovo che avanza, cioè ad Enzino Culicchia, rimane il padre padrone della Margherita. Loro ce l'hanno fatta, i partiti che li sponsorizzano no. Il centrosinistra è, di volta in volta o contemporaneamente, alcamocentrico o valdericentrico. Un caso? Una vocazione alla sconfitta?   

La politica non è fatta di vocazioni da oratorio, ma di pragmatismo. Ed allora io la butto qua così come mi viene: l'accordo. Dirò una bestemmia, una cosa che non pensa nessuno ma che mi arrovella le cervella da tempo. E se ci fosse un accordo di spartizione del territorio? Io non ti rompo le scatole su Trapani e tu non mi rompi la rendita alla regione. Troppo spudorato? Forse, ma se così fosse. Pura fantasia? Ed allora come mai le eminenze grigie del centrosinistra trapanese, da diversi anni, mantengono le stesse posizioni e le stesse percentuali? Delle due, una. O le proposte del centrosinistra sono poco convincenti oppure c'è qualcosa che frena la crescita. Che lascia inalterati gli equilibri. Che impedisce al cambiamento interno di manifestarsi per diventare progetto credibile di cambiamento della società.

I DS e i Dl sono due partiti bloccati dall'interno, in un perenne e sfiancante travaglio che, gattopardescamente, guarda bene al cambiamento ma dal cambiamento si guarda bene. Si cambiano segretari, dirigenti, consulenti, ma nulla più di questo. Partiti a senso unico, a candidature uniche che non sanno proporre e proporsi diversamente da quello che sono. O non vogliono. L'apparentemente nuovo camuffa l'eternamente vecchio in un gioco che non deve mai superare il 40%, pena l'elezione di nuove leve, l'ingresso nelle istituzioni di personaggi scomodi, troppo scomodi da essere sempre relegati agli ultimi posti nelle liste o a servire da supporto per garantire ai soliti noti la rendita del consiglio e dell'opposizione. Certo anomalie ce ne sono state, ma tutte estremamente funzionali al gioco, nessuna che abbia mai messo in discussione la strategia complessiva con uno schema di berlusconiana memoria, cioè quello delle tre punte: Valderice, Alcamo, ARS. A Marsala, tanto per citare un caso emblematico, la compagine che faceva riferimento all'ex deputato Ottavio Navarra, contro la cui elezione il compagno di partito Oddo fece ricorso e lo vinse, ha preferito lasciar perdere quella che loro stessi definirono “una lotta simile a quella contro i mulini a vento” 

Le campagne elettorali sembrano copioni già scritti e non è solamente una sensazione ma, visti i risultati, qualcosa di più. La destra, o meglio, Tonino D'Alì non ha davanti competitori all'altezza ed è forse per questo che resta, per molti, una garanzia. I faccia a faccia non si fanno mai e quando si simulano risultano ossequiosi, riducendo il politically correct a sinonimo di riverenza. Tutti dietro di cinque passi da Tonino. Eppure oggi uno che potrebbe insidiarne la candidatura c'è e si chiama Vincenzo Garraffa. Non lo teme, e lo ha dichiarato, ed ha una coerenza politica che lo mette al riparo da ogni sospetto. È tra i principali accusatori di Ciccio Canino e di Marcello Dell'Utri, è rimasto sempre nel centrosinistra e, soprattutto, non è disponibile a prestare il fianco alle finzioni, nemmeno a quella che vedrebbe Pietro Savona candidato sindaco del centrosinistra nell'eterno gioco al servizio dell'attuale sottosegretario agli interni D'Alì, e, di conseguenza ai compromessi poco…onorevoli. Viva il Senato Federale. 

I cittadini saranno chiamati a mettere una ics (X) su un simbolo, niente di più. Dopo decenni di scolarizzazione, oggi che sembrava raggiunta la piena alfabetizzazione, la Casa delle Libertà ci chiede un salto indietro, al dopoguerra, quando con una ics, appunto, risolvevi i problemi di patente, carta d'identità, passaporto e codice fiscale. Niente nomi per carità! Non scrivete nulla sulla scheda, ma limitatevi a mettere solo la ics sul simbolo che vi piace. Questa regola aurea vale per Camera e Senato: non dimenticatela. Mai così tanti partiti, se non appunto nel dopoguerra. Ma veniamo alle liste per il Senato, ed ai fortunati che le segreterie hanno scelto e che noi non potremo scegliere. L'attuale vicepresidente della Provincia, Rosario Asta, è al quindicesimo posto nelle fila dell'UDC, mentre Livio Dandone, smessa l'edera si è fatto mettere al secondo posto nel Patto per la Sicilia… La rivoluzionaria oratrice dal soporifero piglio, Lucia Titone, già consigliere provinciale, è al terzo posto nella lista di Rifondazione Comunista: per dare voce al territorio… Il pugno della Rosa arriva in faccia all'uscente consigliere provinciale Giovanni Gaudino appena quattordicesimo al Senato nel partito della BB, Bonino-Boselli. Tonino D'Alì è al terzo posto nelle fila di Forza Italia. Bartolo  Pellegrino è capolista di Nuova Sicilia mentre manca dalla lista di Noi Siciliani il pasionario Nino Malsano: peccato davvero! 

Una curiosità: ritorna Vincenzo Garraffa, già senatore repubblicano, nelle liste dei Repubblicani Europei, al secondo posto dopo Luciana Sbarbati. 

Queste le candidature degne di nota, e tuttavia, tra queste, solo poche sono quelle che hanno qualche margine di successo. Le incognite sono numerose e la ripartizione proporzionale aumenta la confusione. I numeri sono numeri e, sulla base delle europee del 2005, la Casa delle Libertà arriverebbe a 28 seggi (13 nella prima circoscrizione, 15 nella seconda), l'Ulivo a 26 (13 per la prima e 13 per la seconda circoscrizione). E questo per la Camera. Per il Senato, guardando ai risultati del 2001, bisognerebbe piazzarsi tra i migliori perdenti, entro il quarto posto in graduatoria. Solo così si potrebbe accedere alla ripartizione dei resti ed al seggio. Ma si tratta di recuperare oltre 75 mila voti, mica bruscolini.

di Gianluca Fiusco

 

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