GUIDOTTO AI GIOVANI, " VI SPIEGO LA MAFIA "


Di  mafia, a Trapani, si continua a parlar poco o niente. Sembra  che la gente ce la metta proprio tutta per dimostrare con i fatti che la parola deriva dall'arabo “maf" e “mafì”, che significano rispettivamente “nascondere” e “non c'è”: quindi, “nascondere per dare a intendere che il fenomeno non c'è, non esiste”. Per fortuna, però, se ne comincia a parlare nelle scuole, sia pure attraverso input che giungono dall'esterno. Una di queste sollecitazioni è giunta recentemente addirittura dal Nord, ed a quanto pare ha una buona presa. Ci riferiamo alle iniziative promosse in novembre e in febbraio dal prof. Enzo Guidotto, originario di Paceco ma residente nel Trevigiano, presidente dell' “Osservatorio veneto sul fenomeno mafioso” - ma anche consulente della Commissione parlamentare antimafia nazionale - al “Calvino”, “Sciascia”, “Ximenes”, “Fardella” e “Salvo”.

Siamo a una svolta?

“L'esito non poteva essere migliore. Stessi risultati a Paceco, nelle medie ma anche nelle elementari. L'entusiasmo dei più giovani in tema di legalità e giustizia non ha paragoni. Ma anche gli adulti, se invitati a riflettere, superano l'indifferenza e la rassegnazione: intervengono nei dibattiti, manifestano rabbia, si sfogano, applaudono. Quindi partecipano. Speriamo sia la volta buona!

Due anni fa, a Paceco, in occasione del convegno su “Mafia, problema nazionale” - da me proposto, ma organizzato dall'Istituto Scolastico Comprensivo e dalla Banca di Credito Cooperativo “Grammatico” - ho citato la frase di Giuseppe Impastato «la mafia è una montagna di merda». Pensavo di urtare la suscettibilità ed invece ci fu un inaspettato, caloroso e prolungato applauso. Il che non è poco se si pensa che Paceco è un centro ad alta densità mafiosa. 

Anche stavolta, la più contenta era la preside Giuseppa Maria Catalano, una dirigente straordinaria: è stata lei il volano di tutte queste attività, iniziate nel 2002 a Paceco col patrocinio della citata banca e sviluppate poi a Trapani. Senza la  disponibilità dell'una e dell'altra non avrei potuto avviarle, farle conoscere ed andare avanti”.

E gli insegnanti? Come li trova in queste cose? Sensibili, partecipi, indifferenti, apatici? Operano con passione o per il 27? Insomma, collaborano adeguatamente?

“Bisogna riconoscere che da tempo gli insegnanti, un po' dappertutto, sono bersagliati da troppi tentativi di innovazione non sempre validi che piovono dall'alto e che spesso si contraddicono. E comunque gli “onori” per gli oneri in più sono tutt'altro che adeguati. Da ciò une certa disaffezione. C'è chi parla anche di menefreghismo, ma questo atteggiamento, a scuola, lo manifesta solo chi ha sbagliato mestiere e non si preoccupa del fatto che, dando il cattivo esempio ai giovani, rovina la società. Insomma, gli insegnanti menefreghisti sono un pericolo sociale e andrebbero rimossi senza tante storie. Che cambino mestiere!

Per fortuna anche nelle scuole non mancano le “punte avanzate” che cercano di preparare il terreno e di coltivarlo poi coinvolgendo altri: ad esempio la collega Abate allo “Ximenes”, la Pecorella  e la Fiorino al “Fardella”, la Armata al “Salvo”,  Iraci allo “Sciascia”. 

Al “Calvino” c'è stato invece un impegno singolare perché spontaneo ed “istituzionale”: dal preside Liuzza, alla vice Daidone, dalla collega Sanges agli organi collegiali. E' stato realizzato un seminario di studi di carattere piuttosto tecnico sul ruolo dei diplomati dell'Istituto nel mondo del lavoro. In questo contesto, il fenomeno mafioso è stato affrontato nella sua dimensione internazionale, nazionale e locale, con particolare riferimento, ovviamente, all'ambiente economico del trapanese, che negli ultimi tempi è stato caratterizzato dalla presenza di imprenditori mafiosi e di mafiosi imprenditori”.

Lei ha trattato il tema “Mafia, questione nazionale”. Ormai però è un problema internazionale. O no?

“Non internazionale ma transnazionale nel senso che il fenomeno è ormai alimentato da esponenti di organizzazioni italiane e straniere  che operano contemporaneamente in tutti i continenti.

La scelta di questo tema non è però casuale: al Centronord serve per far capire di più e meglio che il problema si pone anche dal Lazio in sù. Nel Sud ed in Sicilia in particolare quel tema si rivela utile per evitare che la gente si senta colpevolizzata. D'altra parte è fuor di dubbio che la “malapianta” si è diffusa anche nel Centronord perché ha trovato terreno fertile in tutta la penisola. Pochi sanno, ad esempio, che a Bardonecchia, in Piemonte, alcuni anni fa è stato sciolto d'autorità il consiglio comunale perché condizionato da organizzazioni di tipo mafioso”.

Dal punto di vista culturale ed educativo queste iniziative sono sicuramente utili. Ma a cosa possono servire nell'immediato sul piano concreto?

“A far conoscere la vera dimensione e la reale pericolosità del fenomeno per la società, l'economia, la democrazia, le istituzioni; ma anche per rendere edotti i futuri cittadini che tutti possiamo contribuire al superamento del problema. Come ? Attraverso un “progetto globale”.

Sotto l'aspetto della repressione è chiaro che non possiamo avere la pretesa di concorrere alla lotta contro tutte le organizzazioni che operano in tutto il mondo. Possiamo però esigere, democraticamente, che almeno in Italia ed in Sicilia in particolare quanti hanno responsabilità politica nella predisposizione di personale e di strumenti  per porre in essere l'azione di contrasto alla criminalità mafiosa operino sul serio. E operare sul serio significa consentire a quanti - nella magistratura e  nelle forze dell'ordine - sono più direttamente impegnati ed esposti  di poter disporre di uomini e mezzi adeguati. I cittadini possono pretendere legittimamente che si punti all'aumento quantitativo, al miglioramento qualitativo, al coordinamento effettivo, razionale e continuativo delle forze di polizia e che si evitino tra le stesse quei corporativismi, quelle gelosie e quello spirito di emulazione che spesso creano solo guai, e non solo in Sicilia”.

Dopo le attività di febbraio, lei dà un arrivederci o un addio a Trapani? Si ferma o continua. Insomma, lascia o raddoppia?

“Non bisogna mollare! Quindi sono portato più che a raddoppiare a triplicare. E le condizioni, a quanto pare, esistono: nel solco della “tradizione” ormai … pluriennale, anche nei prossimi mesi la Banca di Credito Cooperativo di Paceco ha intenzione di patrocinare sul problema  delle iniziative a favore di giovani e adulti.

Ho già fatto presente che in aprile si possono organizzare due incontri con rappresentanze di studenti: uno con Maria Falcone ed uno con Rita Borsellino.

E il presidente dottor Gino  Martorana ha rilanciato subito: in maggio possiamo organizzare anche a Trapani un convegno destinato a giovani e adulti”.

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