BURGARELLA SI CONGEDA DAGLI EDILI 
di  Nicola Rinaudo 


IDopo diciannove anni filati, dei quali gli ultimi sei nelle vesti di segretario provinciale trapanese della Fillea CGIL, il sindacato dei lavoratori delle costruzioni, Giovanni Burgarella cambia…mestiere e si accomoda sulla poltrona di responsabile provinciale trapanese del dipartimento per il settore produttivo della CGIL.

Esultano gli uomini di cosa nostra: "un cane…da guardia in meno"; sconfortati, i suoi…amici operai, ammettono: "l'antimafia sloggia dai cantieri".

Insomma, vincitore o vinto? Magari tutti e due, anche se per vincere la guerra occorre ben altro.

"Occorre - afferma Burgarella - che per debellare il cancro (la mafia), lo Stato, attraverso i suoi apparati istituzionali, decida una volta per tutte di dichiarare totalmente guerra a Cosa Nostra. Fino ad oggi non è stato così. E fin tanto che non si riverserà sul campo tutta la reale volontà politica di   combattere la mafia, ci ritroveremo più di prima a lottare solo e sempre contro i mulini a vento".

Eppure il focoso uomo della CGIL non si è mai tirato indietro nelle numerose battaglie intraprese. L'etichetta di sindacalista scomodo se l'era appiccicata da solo già venticinque anni fa, quando diede luogo ad una clamorosa azione di protesta. "La ditta per la quale lavoravamo - rievoca Burgarella - eravamo impegnati nei lavori di edificazione della diga Baiata di Paceco (che ancora oggi attende d'entrare in funzione ndr), aveva in dotazione sei pulmini che dovevano servire al trasporto di noi operai. Sul luogo di lavoro, invece, ci accompagnavano a bordo di un camion risalente alla seconda guerra mondiale, stipati come bestie. Convinsi un numeroso gruppo di operai a protestare e per ventidue giorni inscenammo una sorta di sciopero bianco: ci recavamo al lavoro e, successivamente alla pausa pranzo, a piedi, perdendo per strada tempo prezioso. Per questo motivo i signorotti della ditta mi seque-strarono, anche se per sole venti-quattro ore. Alla fine, però, riuscimmo ad ottenere il riconoscimento di un nostro sacrosanto diritto: il trasporto con i pulmini".

Questo è soltanto un episodio dell'intensa attività sindacale di un uomo semplice. Di un uomo da sempre nel mirino della mafia. Di un uomo oggetto di numerosi e pesanti attentati intimidatori. Di un uomo che, dopo cinque mesi dall'assegnazione della scorta, ha chiesto e ottenuto la revoca del provvedimento. Ma allora, perché Burgarella ha deciso di mollare la presa? Forse, ha capito che stava tirando troppo la corda? Forse, ha capito che…"Ho capito - ribatte prontamente - che dopo vent'anni era giunto il momento di andare alla ricerca di nuovi stimoli. Non bisogna mai fossilizzarsi. Credo di essermi mosso, chiaramente, sulla strada dell'antimafia. Adesso, sotto a chi tocca. Adesso, che siano gli altri a portare il loro contributo di idee".

Burgarella lascia al suo successore (si vocifera Franco Colomba ndr), un'eredità tanto preziosa, quanto delicata. Un'eredità che contempla una lotta ed un impegno costanti all'illegalità, in nome della trasparenza e della dignità dei lavoratori. Ne sono esempi tangibili, tra i tanti, la denuncia sulle anomalie dei lavori di ristrutturazione del baglio Basile, in contrada Strasatti, nel marsalese, l'anno scorso, (cinquantasei lavoratori, di cui quarantuno in nero) e quelle relative alla costruzione di diciotto alloggi di edilizia popolare a San Vito Lo Capo, nel 2003, (venti lavoratori impiegati, di cui quindici in nero). Sugli appalti - conclude Burgarella- e, in particolare, sulle opere che si stanno realizzando in vista della Louis Vuitton Cup, non è vero che la CGIL rema contro. Noi, come sindacato, abbiamo un compito prioritario: quello della difesa dei lavoratori. Offriamo tutta la nostra collaborazione, ma a condizione che nessuno, per nessun motivo, si permetta di scavalcarci o, peggio ancora, di ignorarci". 

Nicola Rinaudo

 

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