PROVINCIA SOTTO SALE 
di  Nicola Rinaudo 


Per colpa di un pugno di voti che non hanno seguìto, lo scorso 9 aprile, l'indicazione di svoltare a destra, ci ritroviamo oggi con un senatore della Repubblica “impossessatosi”, senza troppi affanni, della poltrona di Presidente della Provincia Regionale di Trapani. E' il medesimo scranno appartenuto nei precedenti sette anni a Giulia Adamo, fiondata a furor di popolo lo scorso 28 maggio (oltre 15.000 voti e prima degli eletti fra i sette parlamentari trapanesi finiti a Palermo, ndr) ad occupare uno dei posti del nuovo Parlamento regionale.

Per colpa di 24.000 voti che, giunti ad un bivio, hanno deciso di svoltare, invece, a sinistra, Antonio D'Alì non solo ha perso la seggiola di sottosegretario ma, cosa ben più importante, ha visto sfumare sotto il suo naso un sogno che stava quasi per mate-rializzarsi: quello di essere promosso a  Ministro del Governo Berlusconi.

Non tutti i mali, però, vengono per nuocere. Fare solo il senatore, del resto, sarebbe stato assolutamente riduttivo. E allora, quale migliore occasione per ritornare ad occuparsi in prima persona, più da vicino, di quanto succede da queste parti allungando, non certo casualmente, le mani sulla Provincia di Trapani?. Detto. Fatto. Casa delle Libertà in tripudio per una vittoria già sicura, ancor prima di giocare la partita (ma la partita non si è mai giocata, ndr); centro sinistra col sangue raggelato per una sconfitta certa, ancor prima di scendere in campo. Pronostico ovviamente rispettato, con l'ex banchiere che ha praticamente sbriciolato ogni velleità del suo antagonista (l'onorevole Massimo Grillo, ndr) nei collegi di Trapani, di Mazara - Castelvetrano e di Alcamo. Nella roccaforte della Margherita di Papania si è registrato l'esito più imprevedibile della tornata elettorale. D'Alì, infatti, ha rifilato un divario di quindici punti percentuali allo sfidante.

Paradossalmente, a tentare di rendere un tantino più incerto l'esito della sfida, ci hanno provato (senza successo) gli stessi esponenti di Forza Italia. Nel comizio conclusivo della campagna elettorale del senatore, tenutosi a Marsala, sul palco ha preso la parola anche un "pupillo" del neo Presidente. In un passaggio del suo intervento avrebbe detto incautamente: "basta con questi presidenti marsalesi". E mentre D'Alì pare stia meditando di mandare a scuola di stile, ma anche di etica questo suo amico poco accorto, i marsalesi, soprannominati "asineddi", non hanno avuto neppure la forza di indignarsi. Grillo si è imposto nel collegio di casa, ma con uno scarto decisamente meno ampio di quanto fosse lecito attendersi.

E così l'ex sottosegretario di Stato, che da oltre un decennio non fallisce un solo colpo ad ogni appuntamento elettorale, potrà dirigere ed amministrare in tutta tranquillità le città della sua Provincia. Così, con disarmante facilità, l'aristocratico Tonino si prende ciò che vuole. Così, col suo "fare morbido", mai gridato, si è già messo al lavoro. Così, applicando (sarà vero?) il metodo della "meritocrazia", intende ridisegnare gli assetti burocratico - manageriali - amministrativi dell'Ente Provincia. Così, non deflettendo - a suo dire - da oculate scelte di buon senso, fatte in assoluta armonia con i partiti della coalizione che lo sostengono, intende allestire una compagine assessoriale di primissimo ordine. Già definiti i sette dodicesimi della stessa: Giuseppe Parrino, Giacomo Centonze, Renato Curcio, Giuseppe Poma (Forza Italia); Giuseppe Scalia (Alleanza Nazionale); Francesco Paolo Lucchese (UDC); Pietro Rao (Movimento per l'autonomia).

E se qualcosa, ogni tanto, non dovesse filare per il verso giusto, l'uomo e il politico dalle amicizie importanti potrà sempre far ricorso alle parole magiche: Louis Vuitton Cup e Coppa America. Vere e proprie "apriscatole" di tutte le situazioni, anche delle più sconvenienti.

L'effetto "narcotizzante" che producono sui trapanesi è evidente. Anche di fronte al lavoro che non c'è; anche di fronte ad un'economia stagnante; anche di fronte ad una sanità che non funziona; anche di fronte ad un controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine sempre più risibile; anche di fronte ad una micro criminalità sempre più invadente; anche di fronte a tasse sempre più alte in contropartita di servizi, talvolta, neppure resi. Anche di fronte ai sessanta milioni di euro ancora non spesi, facenti parte di quei famosi cento complessivi, destinati dall'Unione Europea a copertura del pacchetto di opere strutturali e infrastrutturali da completare dopo l'evento velico internazionale.

Al massimo, per il senatore, qualche problemino potrebbe nascere dalle pressioni esercitate dai partiti per la distribuzione degli incarichi di sottogoverno e, in misura minore, dagli esponenti dell'opposizione (Tranchida in testa a tutti) che già lo incalzano sulle priorità da rispettare.

Intendiamoci, la Provincia di Tonino sarà tutta un'altra cosa rispetto a quella della mai amata Giulia.

Qualcosa ci dice che sarà una "Provincia sotto sale". Almeno per i prossimi cinque anni.

 Nicola Rinaudo

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