POLITICA, SOLDI E INFORMAZIONE 
di  Aldo Virzì 


Apparentemente distanti, eppure un filo, non proprio sottile, lega due avvenimenti che in questi giorni hanno attirato l'attenzione di alcuni, pochi in verità, osservatori. Di questo vogliamo occuparci.

Anzitutto del consiglio provinciale straordinario e aperto, tenutosi nei giorni scorsi con un tema altrettanto straordinario: il rapporto tra la politica - vista dalle lenti degli enti pubblici - e l'informazione. L'occasione, almeno nelle intenzioni dei promotori, per discutere veramente e realmente del rapporto che c'è tra la politica - sarebbe più corretto dire tra i politici - e l'informazione  sarebbe più corretto  dire i giornalisti. Ma le intenzioni del consigliere Giacomo Tranchida, il capogruppo dell'opposizione alla Provincia, che da tempo si batte per fare un pò di chiarezza nel settore, sono andate abbondantemente deluse. Ed anche le nostre speranze. Bastava il colpo d'occhio sulle presenze tra gli scranni: consiglieri provinciali pochissimi, soprattutto dell'opposizione; ospiti altrettanto, solo Pietro Savona, capogruppo della Margherita a palazzo D'Alì e Nino Oddo, segretario provinciale dello Sdi. I giornalisti erano rappresentati dalla “solita” pattuglia dell'associazione siciliana della stampa che con grande  buona volontà cerca di dare  tono e dignità ad una categoria.

Il dibattito, a cominciare dalla relazione del presidente del consiglio, non poteva che fare seguito al giudizio già anticipato sulle presenze. In generale, per i politici, non esiste un problema informazione, nel senso che sono loro a “comandare” il gioco e poter disporre dei giornali e dei giornalisti secondo le loro volontà; basta essere “amici” degli editori e, magari, in aggiunta, di qualche direttore. Ovviamente questo riguarda soprattutto l'editoria locale, per l'editoria regionale e nazionale sono altri politici (i capi dei politici nostrani) gli interlocutori, sia degli editori che dei direttori dei giornali.

Quale sia il rapporto che intercorre tra la politica e l'informazione lo testimonia un episodio recente, riguardante l'unica testata televisiva rimasta a Trapani. Quasi sotto silenzio è passato il cambio di direzione e  dell'intera redazione di Telesud, eppure si è trattato di un episodio di estrema gravità. Vito Manca - un collega con il quale in altre occasioni, proprio da queste colonne, non siamo stati teneri ed al quale diamo atto della grande dignità con la quale ha onorato la sua tessera professionale - si è dimesso da direttore responsabile dell'emittente dopo essere stato esautorato di fatto dalle sue funzioni dall'editore che ha cancellato, senza neanche sentire il dovere di  informarlo,  la messa in onda di un dibattito sulla situazione politica di Favignana. La motivazione/scusa? I toni troppo alti dei contendenti! Ci sarebbe da ridere se non fosse per la serietà dell'accaduto. In realtà, come, a ragione, sostenuto da più parti,  l'editore - o pseudo tale, atteso che non c'è grande chiarezza all'esterno sulla titolarità dell'emittente da dopo i fasti delle prima gestione D'Alì - avrebbe cancellato la trasmissione perché dal dibattito la maggioranza di centrodestra che guida l'amministrazione comunale di Favignana, cui il sen. D'Alì è particolarmente legato, ne sarebbe uscita  malconcia.

Le sacrosante proteste dell'assostampa provinciale sono cadute nel silenzio. Partiti e rappresentanze politiche provinciali si sono ben guardate dall'intervenire, anche quella parte politica che a Favignana è all'opposizione. Tutti, chi più chi meno, hanno qualcosa da nascondere. Allora meglio il silenzio.

Conviene anche agli editori o pseudo tali, sempre pronti ad elemosinare dietro le porte degli amministratori pubblici contributi sotto forma di pubblicità. Anche qui sono i fatti, più delle parole, a parlare. Lo fanno con le cifre, quelle rese pubbliche, per esempio, dal solito Tranchida e che riguardano i contributi - pardon la pubblicità - commissionata dalla Provincia regionale alle emittenti locali: dal 1998 al 2004 ben  € 1.206.000, pari a circa duemiliarditrecentomilioni delle vecchie lire. Da dividere per ventuno tra emittenti e giornali, ma ad alcuni è andata solo un'elemosina di €162, ad altri anche 437mila o 142mila€. La parte del leone, chissà perché, l'hanno fatta emittenti che gravitano nella zona del marsalese, qualcuna illustre sconosciuta.

E a proposito di informazione e politica ci sarebbe da aprire tutto un capitolo sugli incarichi per uffici stampa che i vari amministratori vanno elargendo.

La conclusione di questo ragionamento è nel secondo avvenimento del quale ci occupiamo e che riguarda Trapani ed il suo porto. Nulla a che vedere con la ormai arcifamosa Coppa America o, per gli esteti, Louiss  Vuitton Cup. L'argomento è la prima vera decisione dell'Autorità portuale, ancora sotto regime commissariale. Dal primo maggio sono scattate le tariffe alle quali dovranno sottostare tutti coloro che, per un qualsiasi motivo, varcheranno il territorio portuale per imbarcarsi su di una nave o di un aliscafo. Non sono cifre da poco, particolarmente per i tanti, turisti e non, che utilizzano l'aliscafo come un autobus. Oltre al prezzo del  biglietto dovranno infatti pagare un ticket all'autorità portuale che va dai 15 centesimi (290 delle vecchie lire) per i residenti  ai 50 centesimi (quasi mille lire) per i non residenti. Per essere più chiari, una famiglia di trapanesi composta da quattro persone che vuole trascorrere una giornata festiva in una delle nostre isole Egadi, dovrà aggiungere al già sostanzioso costo del biglietto altre ottomila lire, da devolvere all'autorità portuale. Una tassa che il commissario Baroncini giustifica “perché ci accingiamo ad offrire una serie di servizi e di conseguenza affronteremo notevoli costi gestionali: le singole tasse portuali sono state stabilite limitandoci allo stretto necessario per le spese”. Francamente vorremmo conoscere quali servizi verranno dati ai tanti - decine di migliaia in un anno, i più vicini dati statistici fanno risalire ad oltre 400mila i passeggeri in partenza in aliscafo dal porto di Trapani, altrettanti in arrivo - che dovranno solo imbarcarsi e sbarcare da un aliscafo, come fanno da quando a Trapani - lontani anni '60 - è stato istituito il servizio di aliscafi.

La notizia che Trapani era diventata sede di autorità portuale venne riportata con grandi titoli e con commenti entusiastici dai giornali, sembrava la grande svolta per l'economia trapanese. Qualche uomo di governo non lesinò parole e aggettivi nei suoi entusiastici commenti.

Adesso la notizia che rischia di mettere  in ginocchio la già povera attività attorno al porto, creare danni al turismo verso le Egadi, impoverire le tasche dei trapanesi, è passata nel quasi più assoluto silenzio. Senza alcun commento degli operatori, un tentativo di analisi. I giornali hanno preferito “nasconderla”. Magari per non disturbare il manovratore.

Aldo Virzì

 

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