TRAPANI, PROVINCIA SEMPRE PIU' POVERA 
di  Nicola Rinaudo 


L'ultimo rapporto dell'INPS sullo stato di salute dell'economia in Provincia di Trapani, indica che il numero dei pensionati e dei disoccupati è pari al 54,86% dell'intera popolazione residente. Quella attiva ai fini previdenziali, invece, costituisce soltanto il 20,92% del totale. Cioè meno di un quarto.

In sostanza oltre i due terzi dei trapanesi "vivono" o "sopravvivono" grazie ai sussidi dello stato sociale (pensioni, assegni familiari, indennità di disoccupazione).

Il sistema sociale ed economico trapanese si fonda sul precariato. Sul lavoro dei precari, presenti in gran quantità nelle piante organiche degli enti pubblici. Poggia sul disagio. Su quello che “subiscono”, tra gli altri, i lavoratori della formazione professionale, da sei mesi senza stipendio.

Le condizioni dell'economia trapanese, dunque, restano gravi. Anzi, peggiorano. Settori trainanti come il marmo, la pesca e i prodotti derivati, registrano il crollo delle esportazioni (-30%; -25%).

In calo vistoso anche la retribuzione media dei lavoratori, passata dagli 11.105 euro del 2002 ai 9.907 euro del 2004.

Eppure l'ISTAT parla di un balzo in avanti dell'occupazione in Provincia di Trapani. Un +6,3% (9.500 - 9.700 nuovi posti di lavoro) che in tutta sincerità facciamo fatica a scorgere. Poi ci si accorge che l'istituto di statistica ha modificato il suo metodo di rilevazione con dati (questi ultimi) assolutamente non comparabili con quelli del passato. Più che di nuova occupazione, quindi, è decisamente più corretto parlare solamente di emersione dal lavoro nero, che è cosa diversa.

La Camera di Commercio, dal canto suo, esulta dopo la personale chiave di lettura fornita sui dati socio - economici del 2004. Non ci sembra "salutare", però, spacciare una crescita, comunque modesta, del numero di imprese trapanesi operanti in qualche settore produttivo, per l'avvio di un processo di ripresa dell'intera economia provinciale. Del resto l'imprenditoria trapanese continua a soffrire del cosiddetto <nanismo d'impresa>. Le aziende, cioè, restano di dimensioni troppo piccole, con una media di tre dipendenti ciascuna. Un dato sul quale comincia a pesare il fenomeno della delocalizzazione industriale. Alcuni imprenditori trapanesi, infatti, hanno esteso la propria attività in nord Africa, dove la mano d'opera e i costi di produzione risultano essere cinque volte inferiori a quelli vigenti in Italia. Il guaio è che si sono portati dietro una parte della forza - lavoro già esistente. Uno sfruttamento in piena regola dei lavoratori. Complimenti! Altro che nuova occupazione.

I conti correnti dei risparmiatori trapanesi, intanto, sono sempre più in rosso e la folle corsa all'indebitamento delle famiglie prosegue senza un minimo accenno di rallentamento.

In questa Provincia, però, si continua a vivere esattamente come si fa in quegli agglomerati urbani dove, effettivamente, allignano benessere sociale e opulenza. In altre parole i trapanesi consumano e spendono per come non dovrebbero e si atteggiano per quello che non sono.

Per il resto solo grandi operazioni di facciata, "millantate" come uniche e irripetibili occasioni di sviluppo di questo territorio. Due su tutte: la "Louis Vuitton" Trapani, la manifestazione velica mondiale in programma a settembre prossimo e la ristrutturazione di una parte del centro storico di Trapani ad opera di quattro mecenati che stanno dando vita ad una "speculazione" senza precedenti.

Più lavoro, meno mafia. Più etica, meno mafia. E se la prima componente non ha mai abbondato, la seconda inizia a renderle la pariglia.

Nell'autunno dello scorso anno la missione a Trapani della Commissione Parlamentare Nazionale Antimafia per dire che "la Provincia di Trapani rappresenta lo zoccolo duro di Cosa Nostra". Grazie del suggerimento, ma ne eravamo a conoscenza già da un bel po'. Potevano anche evitare di scomodarsi. Non è successo niente.

"Mi aspettavo - dice l'on. Giuseppe Lumia, capogruppo dei DS in seno allo stesso organismo parlamentare -, meno polemiche e più attività febbrile. La riscontro solo nella Magistratura e nelle forze dell'ordine. Non ve n'è traccia, invece, negli altri apparati istituzionali.

Matteo Messina Denaro - prosegue Lumia - (superboss latitante di Cosa Nostra ndr) continua a gestire il sistema degli appalti in Provincia di Trapani. C'è ancora un sistema di «colletti bianchi» che interagisce con Cosa Nostra".

E il Consiglio Provinciale di Trapani cosa fa? Approva due distinte mozioni (una del centro sinistra e una del centro destra) in materia di trasparenza e legalità sugli appalti. Della serie: a ciascuno la propria lotta alla mafia.

Già la mafia. La mafia che nessuno vuole (a parole) ma che, in fondo, tutti, dimostriamo d'avere dentro.

"La mafia non esiste"! - esclamò l'allora sindaco di Trapani, Erasmo Garuccio -,  all'indomani della strage di Pizzolungo. L'improvvida esternazione scatenò tutto il talento umoristico di Giorgio Forattini che con una storica vignetta (qui riprodotta) fece ridere della Sicilia e della Provincia di Trapani il Mondo intero.

Eppure, per quell'atto di "coraggio", Garuccio fu premiato. Alle successive elezioni amministrative del 1985, infatti, risultò il primo degli eletti nella lista della Democrazia Cristiana con 2.597 voti contro le 1.394 preferenze del 1980.

E si, perché solo chi difende la comunità che rappresenta, contro e oltre l'evidenza, rende un reale servigio alla collettività medesima. Chi, viceversa, si adopera nella ricerca di briciole di verità, denunciando abusi e soprusi, puntando l'indice, insomma, contro la sua stessa gente, è un mascalzone, un farabutto.

I fatti dei venti anni successivi, dell'ultimo ventennio, hanno rivelato chiaramente l'inattendibilità di quella celebre…sparata.

Erasmo Garuccio che non è da annoverare tra i peggiori sindaci della città, insegnante fantasma di scuola elementare, politico a tempo pieno, fedelissimo di Ciccio Canino (per oltre un trentennio, quest’ultimo, dominatore della scena politica locale ndr), fu di certo il "portabandiera" di una delle legislature più clientelari che la storia repubblicana di questa città ricordi.

L'on. Francesco Canino, (lui come gli altri e lui più degli altri) col metodo della "raccomandazione", "impostò" negli enti pubblici centinaia e centinaia di padri e madri di famiglia, i quali gli giurarono devozione eterna. O quasi.

Lo scotto di questo "scempio" le città di questa Provincia lo stanno pagando ancora oggi. C'è una classe dirigente assolutamente mediocre, inadeguata alle responsabilità del proprio ruolo che, negli anni, non si è mai minimamente preoccupata di colmare le sue lacune. Ma c'è anche l'esercito degli impiegati pubblici che, nel contesto di un tacito e duraturo "patto d'acciaio" con i diretti superiori (tu ti fai i fatti tuoi ed io i miei ndr), detta tempi e modalità d'azione. E per chi non si adegua sono dolori. L'esempio di quel lavoratore dell'ESA di Trapani, l'ente di sviluppo agricolo, uno dei tanti "stipendifici" creati ad arte dalla Regione Siciliana, basta e avanza a far capire il funzionamento dell'ingranaggio. Proveniente dal nord tentò di ribellarsi a "regole" che non gli appartenevano. Che non appartengono alla vera cultura del lavoro. Gli bruciarono l'auto. Dopo gli incendiarono la casa. Poi le minacce alla sua famiglia. Quel lavoratore chiese ed ottenne un nuovo trasferimento al nord. Ci risulta che non sia più tornato a Trapani.

Se questa non vi pare mafia, di sicuro, è cultura mafiosa. Peggio. Molto peggio. Della mafia stessa.

Una logica del lavoro particolare, che possiamo sintetizzare attraverso due passaggi: arretrare, per dare ad intendere al visitatore esterno (l'utente) di essere costantemente schiacciati da un peso insostenibile e, comunque, facendo regolarmente saltare la cosiddetta "scala delle priorità", privilegiare quelle pratiche attraverso le quali si possono ottenere benefici per le proprie tasche (incentivi, indennità speciali, avanzamenti di carriera).

E i giovani? I nostri giovani? Chi può emigra alla volta delle accoglienti e organizzate Università del nord. Gli altri trovano "parcheggio" presso il Polo Didattico Universitario trapanese che lo scorso anno, sotto il suo naso, ha visto Enna diventare il quarto Ateneo Siciliano. Alla faccia nostra!

Il resto della gioventù trapanese si divide tra i "bighelloni", cioè quelli che gravano sulle spalle di mamma e papà e "succhiano" dalla pensione di nonna e nonno e i ragazzi di "buona volontà", cioè quelli che decidono di affrontare le "forche caudine" del lavoro privato, pur sapendo d'andare incontro a sicure mortificazioni della propria persona.

E la scuola? Fa, a modo suo, antimafia. Fino a quando, però, le iniziative proposte continueranno ad avere la caratteristica dell'occasionalità, non serviranno assolutamente a niente.

Già. A niente. Perchè quel simpatico sindaco, vent'anni fa, cosa disse? "La mafia, a Trapani, non esiste"!. E quella strage dove avvenne? A Pizzolungo. E Pizzolungo, territorialmente, a quale comune appartiene? Ad Erice.

Non, quindi, a Trapani. Appunto.

Nicola Rinaudo

 

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