QUELLA COMMISSIONE PIU' POLITICA CHE ANTIMAFIA
di  Nicola Rinaudo
 


  Sui motivi che hanno indotto la Commissione Nazionale Antimafia ad annullare all'ultimo momento la visita a Trapani (tre, quattro e cinque maggio) rimangono, ancora oggi, diversi perché e nessuna certezza. La versione ufficiale resa, parla di concomitanti impegni parlamentari della maggior parte dei suoi componenti, ma anche della volontà (da parte della commissione) di non strumentalizzare una fase di campagna elettorale in vista delle elezioni europee del dodici e tredici giugno. Esiste anche una versione non ufficiale. Verosimilmente è la più credibile. La recente operazione contro le cosche mafiose marsalesi, sfociata negli arresti di alcuni dei componenti più in vista di quelle "famiglie" e dell'ex senatore Pietro Pizzo, sommata a tanta altra roba "delicata" che bolle in pentola,  avrebbe spinto i più stretti collaboratori del presidente Roberto Centàro a suggerirgli di postergare a dopo l'estate la visita in città della Commissione Antimafia. E Centàro, siciliano di Siracusa, magistrato giudicante, figlio di magistrato giudicante, evidentemente, vista la supposta mancanza di un clima di tranquillità, avrebbe risposto signor si ai capi del partito nel quale egli stesso milita: Forza Italia. Ecco, il punto è proprio questo: tentare di capire e spiegare, al di là delle motivazioni intrinseche, quali siano le reali logiche che determinano, nel suo complesso, l'operato della Commissione Nazionale Antimafia.

La Commissione Antimafia è un organismo parlamentare, quindi, politico. La sua composizione riflette, nel più rigoroso rispetto dei rapporti numerici, l'attuale Governo in carica. Dunque la maggioranza dei suoi cinquanta componenti è costituita da senatori e deputati del centro destra; mentre la minoranza da senatori e deputati del centro sinistra.

All'interno della Commissione Nazionale Antimafia sarebbe prassi consolidata, quella di si litigare, sulla presunta colorazione politica che assumerebbero determinate inchieste della Magistratura a carico di personaggi della politica. Se il procedimento riguarda esponenti del centro destra, allora si dice che il tutto è stato fagocitato dall'opposizione; se, viceversa, ad essere coinvolti sono esponenti politici del centro sinistra, l'indice lo si punta contro i rappresentanti della maggioranza.

Il concetto, in apparenza, potrebbe sembrare banale, scontato. Ma se ad affermarlo, con un eloquente silenzio, che vale più di una piena confessione, è Sergio Lari, già Procuratore a Trapani ai tempi delle inchieste su mafia, massoneria e servizi segreti deviati, oggi Procuratore aggiunto presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, il significato dell'esternazione assume una notevole rilevanza. Lari che, nel contesto della sua attività si occupa anche di traffico internazionale di droga, è un Magistrato che sull'asse mafia - antimafia opera da sempre. In altre parole sa sempre quello che dice. Anche quando tiene la bocca chiusa. Fino a prova contraria.

Esiste, dunque, all'interno della Commissione Nazionale Antimafia, un'area trasversale che non è quella prevalente se, ovviamente, si fa riferimento ai componenti parlamentari del centro sinistra.

Tuttavia anche all'interno della stessa maggioranza non tutto fila sempre liscio. Dopo la recente visita della Commissione a Palermo e successivamente all'audizione dell'attuale presidente della Regione Siciliana, Totò Cuffaro, candidato per il Polo alle prossime elezioni europee, Angela Napoli, componente della Commissione Antimafia medesima, rappresentante di Alleanza Nazionale, si è così espressa: "Cuffaro - dice la Napoli - dovrebbe autosospendersi da qualunque carica in omaggio alla questione morale". Immediata la replica di Alleanza Nazionale: "Angela Napoli ha fatto dichiarazioni a titolo esclusivamente personale". Secca la contro replica della parlamentare: "Io non mi faccio intimidire da nessuno e confermo il principio enunciato".

Dunque un chiaro giudizio politico espresso dalla Napoli circa la compatibilità o meno di presunti rapporti con mafiosi, da parte di chi svolge una funzione pubblica, siano essi ministri, sottosegretari, presidenti di regioni e province, sindaci, assessori, consiglieri, ma anche funzionari e impiegati dello Stato a tutti i livelli, non solo negli enti pubblici.

La Commissione Nazionale Antimafia nei suoi  tre giorni di permanenza a Trapani avrebbe dovuto ascoltare, in un fitto programma di audizioni, il Prefetto, il Questore, i comandanti di Carabinieri e Guardia di Finanza, il Procuratore di Palermo, Pietro Grasso, i componenti della Direzione Distrettuale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia, il Presidente della Provincia di Trapani, Giulia Adamo, il sindaco del capoluogo, Girolamo Fazio e anche qualche sindacalista, "osservato speciale" dalla mafia.

In agenda, oltre l'ufficialità, anche un fuori programma, che avrebbe previsto altri interessanti incontri ravvicinati.  Intanto  con il Vescovo della Diocesi di Trapani, Francesco Miccichè. Probabilmente il presidente Centàro e i suoi collaboratori si sarebbero recati in Vescovado per disquisire, magari sorseggiando una tazzina di caffè, di mafia, massoneria, politica, chiesa. Insomma dell'intreccio perverso fra poteri forti e occulti. Robetta che piace al Vescovo e alla quale il prelato della Chiesa trapanese fa riferimento ad ogni occasione pubblica.

Un altro incontro, ancora più riservato, si sarebbe dovuto svolgere con il capo della Squadra Mobile di Trapani, Giuseppe Linares. Pare che il giovane e brillante dirigente della polizia sia in procinto d'essere trasferito. I successi investigativi ottenuti, ricordiamo, fra gli altri, la cattura del boss trapanese Virga e la recentissima operazione "Peronospera due", avrebbero fruttato a Linares una tanto gratificante, quanto puntuale promozione. Linares, in maniera alquanto sommessa, dice "che si tratta solo ed esclusivamente di chiacchiere da bar".

Il punto è che, fino ad oggi, né il Ministro degli Interni, né il sottosegretario agli Interni, senatore Antonio D'Alì, si sono preoccupati di smentire ufficialmente l'indiscrezione.

Nicola Rinaudo

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