ARRIVANO I MOSTRI, NO AI QUATTRO INCENERITORI PREVISTI IN SICILIA

di  N.R. 


   

La notizia, accuratamente tenuta nascosta, è che lo scorso 12 giugno il Governo Prodi ha dato il via libera a quello presieduto da Salvatore Cuffaro per la costruzione in Sicilia di quattro inceneritori.

 

Bellolampo, nel palermitano; Casteltermini, nell'agrigentino; Augusta, nel siracusano e Paternò, nel catanese, sono i quattro comuni siciliani destinati ad ospitare questi "mostri".

 

Stiamo parlando di rifiuti. Della loro gestione. Del loro smaltimento. Un affare serio anche nell'isola. Non come in Campania, ma ci manca poco.

 

Un affare da sette miliardi di euro. Un bocconcino appetitoso per le multinazionali del rifiuto. Una ghiotta occasione per l'associazione temporanea d'imprese che si è aggiudicata la costruzione di questi quattro termovalorizzatori, termine nobile del più volgare inceneritore. Un banchetto al quale si è già autoinvitata la mafia. Quanto più grosso è il flusso di denaro, tanto più certa è la presenza della criminalità. E' cosi. Sempre. Insomma, non manca proprio nessuno.

 

Cuffaro, poi, come suo costume, per suggellare l'accordo siglato a Roma, ci ha messo del suo. Ha voluto dare un tocco d'internazionalità al tutto, facendosi consigliare da esperti designer giapponesi per abbellire l'aspetto estetico degli inceneritori.

 

Parlavamo, poc'anzi, di mostri. Vi spieghiamo il perché. Secondo gli esperti, le esalazioni e le polveri sottili che un inceneritore acceso propaga nell'aria, possono arrivare a provocare sull'uomo alterazioni del suo sistema genetico. Un esempio? In un sobborgo alle porte di Parigi, dove sorge un inceneritore, bambini di pochi mesi hanno la leucemia ed il cancro alla vescica.

 

Agenti nocivi che, a prescindere dal luogo di partenza, esercitano la loro azione devastatrice, anche sul sistema eco - ambientale, in un raggio di 300 chilometri. Ecco perché la Sicilia è a rischio. Tutta.

 

Negli anni, la percentuale dei rifiuti smaltiti nelle discariche siciliane, si è abbassata di pochissimo. Oggi, siamo ancora sopra la soglia del 90%. Non va meglio con la raccolta differenziata. Eppure le direttive europee, al riguardo, parlavano chiaro. Entro il 2003 il Governo Cuffaro avrebbe dovuto raggiungere il 35% di raccolta differenziata. Dopo dieci anni dal decreto Ronchi (1997) e dopo sei anni di commissariamento la Sicilia è ancora a livelli ridicoli di raccolta differenziata dei rifiuti. Solo il 5,5%. Livelli che decretano il fallimento dei piano rifiuti regionale.

 

Un fallimento che incide anche sulle nostre tasche. Roberto della Seta e Mimmo Fontana, rispettivamente presidenti nazionale e regionale di Legambiente, non adoperano mezzi termini nel commentare l'accordo siglato a Palazzo Chigi tra il Governo Prodi e il governatore Cuffaro.

 

"Prevedere - dicono - temovalorizzatori di questa portata significa dire addio per sempre ad una seria politica di raccolta differenziata, visto che sarebbe mandata all'incenerimento la quasi totalità dei rifiuti prodotti nell'isola. Poi - proseguono - non è affatto vero che una corretta gestione dei rifiuti comporti un aumento dei costi. Nelle città italiane dove avviene una buona raccolta differenziata, una famiglia paga una tassa di 150 euro all'anno. In Sicilia, invece, si arriva anche a 300 euro. E con gli inceneritori la situazione per le tasche dei cittadini peggiorerà".

 

Ma analizzando meglio i contenuti dell'intesa ci si accorge che essa presenta più di qualche contraddizione. Da una parte, infatti, si autorizza la realizzazione degli impianti aggirando le direttive dell'Unione Europea che prevedono il raggiungimento di livelli ottimali di raccolta differenziata come presupposto per l'incenerimento; dall'altra il Governo nazionale chiede il ridimensionamento delle emissioni ma non degli impianti, cioè dell'unico vero presupposto per riuscire a contenere la quantità di particelle nocive.

 

Dunque, autorizzare gli impianti sulla base della promessa d'incrementare la raccolta differenziata è come accettare una cambiale in bianco sulla pelle dei cittadini da parte di chi, con i fatti, sta dimostrando di non essere credibile.

 

E' chiaro, quindi, che raccolta differenziata e inceneritori di grossa portata come quelli progettati in Sicilia, non sono conciliabili. A meno che il disegno strategico non preveda anche d'importare rifiuti provenienti da altre regioni.

 

E a mantenere bassa la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti in Sicilia, contribuisce anche Trapani. L'impianto di stoccaggio che sorge sul lungomare "Dante Alighieri", i cui lavori sono stati ultimati a gennaio del 2005, attende ancora d'entrare in funzione. Dopo oltre due anni e mezzo pare che la ditta costruttrice non abbia provveduto a rilasciare il certificato di regolarità dell'impianto elettrico. Il comune di Trapani, per parte sua, si era detto pronto a chiedere alla Regione l'assegnazione della struttura ai fini della gestione e dell'utilizzazione. In questi 30 mesi, però, un po' d'impegni a Palazzo D'Alì ce li hanno avuti. Prima ci sono stati gli atti della Louis Vouitton Cup; poi le elezioni; Adesso si torna a parlare di coppa America. Insomma, il centro di raccolta differenziata continua a non dare segnali di vita. Evidentemente a Trapani, così come in altri comuni della Provincia, la gestione, lo smaltimento e la raccolta differenziata dei rifiuti, stentano ad arrivare in cima alla classifica delle priorità.

 

Ma il problema, come abbiamo visto, sembra essere stato risolto. Perché dove non arrivano gli altri, arriva sempre, invece, il nostro Totò Cuffaro. I mostri - inceneritori sono serviti.

 

E allora, a nostro avviso, ce n'è abbastanza per lanciare l'allarme. Per dire no agli inceneritori in Sicilia! Occorre dirlo agli altri: A tutti. Dappertutto: dal parrucchiere, dal macellaio, dal notaio, in biblioteca, dal panettiere, dal pescivendolo, dall'estetista, al supermercato, per strada, al cinema, a teatro, dal dentista. Bisogna passare parola per informare chi non ne sa niente.

 

Ora, se lo scrittore Camilleri, con il decisivo apporto di un noto quotidiano nazionale, ha raccolto 80.000 firme riuscendo a fermare le trivelle di una società texana nella Val di Noto (anche se di recente con una sentenza a sorpresa il TAR ha accolto il ricorso presentato dalla società texana), pensate che la gente di Sicilia, opportunamente mobilitata, non sia in grado di scongiurare l'ennesimo tentativo d'omicidio collettivo legalizzato?.

 

N.R.

di Gianluca Fiusco

 

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