CENTOUNIDICI DRAMMI FAMILIARI

di  Nicola Rinaudo 


   

Solo la revoca di sei licenziamenti. Per i restanti centoundici lavoratori della Midial, l'azienda trapanese del gruppo Mucaria, specializzata nella produzione di linee sangue, set per infusione e drenaggio, invece, continua ad essere notte fonda.

 

E' tutta qua, per adesso, la risposta dell'imprenditore valdericino, Filippo Mucaria, all'asfissiante pressing operato nei suoi confronti dalle Istituzioni.

 

Tutti giù, allora, col…sedere per terra. Piangono con entrambi gli occhi i dipendenti della più grossa realtà industriale esistente in questa Provincia. Interi nuclei familiari che, stando così le cose, presto s'aggiungeranno alla già folta schiera dei senza reddito, dei senza lavoro. Un'estate d'angoscia, dunque, per questi ragazzi. Ci sono mogli e madri; mariti e padri; coppie di fidanzati che, negli anni, hanno tentato di programmare il proprio futuro. Impegni assunti da onorare: il matrimonio, la famiglia, la casa. Ma ora, tutto va in  frantumi.

 

Il "padrone", però, non si commuove. Non si scompone. La sua scelta l'ha già fatta. Da un pezzo.

 

In un giorno qualunque di qualche tempo fa, puntando l'indice verso il cielo, si è accorto che il vento era cambiato. Sotto, allora, con la nuova idea. Tanti saluti e un sentito grazie (a sé stesso, ndr), ai progetti del passato e del presente. A lui poco importa quale sarà il prezzo che pagheranno gli altri. La nuova frontiera, la sua nuova frontiera, si chiama impresa turistico - alberghiera. Un versante, per larghi tratti, inesplorato da queste parti. Già da qualche anno a Trapani, in centro storico, Mucaria ha dato forma e vita ad un'elegante struttura ricettiva. Tra non molto, nella sua Valderice, ostacoli burocratici permettendo, dovrebbe portare a termine il progetto che prevede la realizzazione di oltre trenta alloggi (case vacanza) che lo lanceranno definitivamente in questa nuova avventura. I padroni - imprenditori o gli imprenditori - padroni sono fatti così. Più o meno si assomigliano un po' tutti. Quello che pensano oggi, è già “vecchio” il giorno dopo. Per loro conta solo una cosa: il profitto. Fare soldi. E basta.

 

E di soldi Mucaria dal 1988 (data d'inizio della sua scommessa industriale) ad oggi, sembrerebbe essere riuscito a farne tanti. Grazie anche ai sostanziosi finanziamenti statali (la legge 488 sull'imprenditoria, ndr) di cui si è servito per materializzare la maggior parte dei suoi progetti.

 

Ecco perché, ora, ma solo ora, i sindacati e non soltanto loro, lo braccano a vista. Abbaiando - questo si - ma non riuscendo, però, a mordere.

 

"Dov'è - afferma Giovanni Angileri, segretario generale della UIL trapanese -, l'imprenditore che rischia con le proprie tasche? E' troppo comodo, adesso, dopo avere usufruito di tutti questi soldi pubblici, afferrare il malloppo e andare via da qualche altra parte, abbandonando sulla strada oltre cento famiglie. Questo non lo permetteremo mai!".

 

Ma Mucaria - vale il detto "è in una botte di ferro" - sembra ritenersi al riparo da ogni sorpresa.

 

Invitato a più riprese dai suoi interlocutori, si è sempre sottratto ad ogni tipo di confronto pubblico diretto. Ha condensato il suo pensiero in alcune lettere riprese e divulgate dagli organi d'informazione.

 

"Per quanto ancora - riprende Angileri -  vorrà continuare a nascondersi?. Noi lo aspettiamo. Non abbiamo fretta".

 

I sindacati sono solo riusciti a non far passare una sua iniziativa. Chiedeva, attraverso essa, che i suoi siti fossero trasformati in aree commerciali. Richiesta respinta perché la manovra dell'amministratore della Midial avrebbe comportato il superamento della soglia del 10% fissata dall'ASI, proprio per attività commerciali, in un agglomerato esclusivamente industriale.

 

E' intervenuta anche la politica. Due parlamentari regionali, l'alcamese Turano (UDC) e il trapanese Nino Oddo (SDI), hanno fatto intendere di volersi attivare con la proposta di un disegno di legge per elevare la soglia al 20%. Dunque, supportare le esigenze dell'imprenditore ma a condizione che questi salvaguardasse i livelli occupazionali dei lavoratori.

 

Poi, dopo l'invito a rimodulare il proprio piano industriale, la brusca e, per certi versi inaspettata reazione di Mucaria, con l'invio delle lettere di licenziamento.

 

Figlio d'arte, suo padre negli anni '80, a Valderice, avviava la prima clinica privata di dialisi, Filippo Mucaria - è inutile negarlo - nel suo campo, è un tipo che ci sa fare. Scaltro quanto basta, ha sempre pianificato, in modo maniacale, ogni sua scelta.

 

In oltre tre lustri d'attività, scientificamente, ha investito, venduto, riacquistato, ma sempre a sé stesso. Con mosse di alto profilo finanziario, ha giocato, si è divertito, creando un sistema di scatole cinesi praticamente inestricabile. E ancora La fusione fra la Midial e la Deflair, annunciata un paio d'anni fa, secondo stime più o meno attendibili, avrebbe dovuto triplicare (portandolo da 250 a 750) il numero dei dipendenti del gruppo Mucaria e quintuplicare il fatturato annuo. Un volume d'affari vicino ai 150 milioni di euro. Questo nelle intenzioni. In pratica Mucaria, ridimensionando decisamente le sue "manie" di grandezza, ha scelto successivamente la strada della delocalizzazione. Accantonando definitivamente l'area dell'est europeo, è partito alla volta del nord Africa. In Tunisia, dove il costo del lavoro è di cinque volte inferiore a quello dell'Italia, oltre alle valigie si è trascinato dietro anche, fra apprendisti, responsabili di reparto e capi area, una buona rappresentanza di forza - lavoro trapanese. Geniale, no?

 

Ed è lì che i sindacati avrebbero dovuto drizzare le antenne. Ma non lo hanno fatto.

 

Oggi, nell'area industriale di Trapani, ci sono palazzo Europa, palazzo America, palazzo Oceania,  ovvero tre scatoloni vuoti costruiti con i soldi dei cittadini. Oltre, naturalmente, all'immobile sito in Valderice, dove 19 anni fa iniziò la favola della Midial.

 

Ci sono anche i sindacati, la politica, le istituzioni che si aggrappano alla cassa integrazione guadagni ed alla mobilità. Alle imprese che assumono lavoratori in regime di mobilità, infatti, Lo Stato riconosce incentivi e sgravi fiscali. Ma, considerato che il tessuto imprenditoriale trapanese soffre del cosiddetto "nanismo d'impresa", con aziende che nella stragrande maggioranza non superano i tre dipendenti, sarà dura sistemare oltre cento persone.

 

Come finirà? Esattamente come ha deciso che finisca il "padrone del vapore"……

 

Intanto, per il prossimo 23 luglio i dipendenti della Midial, di concerto con i sindacati, hanno programmato un’ulteriore azione di protesta. Il concentramento è fissato nei pressi della Prefettura di Trapani.

 

  Nicola Rinaudo

di Gianluca Fiusco

 

© 2007 - EXTRA

Inizio pagina