TOTO' A COLORI
di  Francesco Paolo D'Amico 


Questa che vi racconteremo di seguito è una storia  che accade in Sicilia , vicenda che ha per protagonista il politico siciliano più opaco e beneamato dai siciliani , Totò Cuffaro .

Con oltre un milione e trecentomila preferenze il medico radiologo ,diventato politico prorompente, è riuscito a rigustare il colore candido della vittoria , riaffermandosi Presidente della Regione Sicilia. Un vittoria aspettata?  Quanta gente che c’era ad accogliere Totò Vasa-Vasa, così soprannominato per via del numero di mani che riesce a stringere e di baci che riesce a porgere durante le sue visite, quella sera dello scorso lunedì 22 maggio alla Villa Margherita a Trapani, in occasione dell’ennesima tappa della sua campagna elettorale. Una notte buia di verità riscaldata dal calore variopinto , di persone eleganti e altre meno, cattolici praticanti e altri meno, sorrisi spontanei e altri meno, applausi elusivi e altri meno, bandiere di partito azzurre e altre meno.

Ma  quanta di questa gente sapeva che il Governatore  è  iscritto nel “libro nero” del registro degli indagati per il reato di "concorso esterno in associazione mafiosa" in seguito alle indagini sulle talpe nella procura di Palermo ?

Le talpe sono niente poco di meno che il maresciallo dei carabinieri del ROS Giorgio Riolo e il maresciallo della DIA  Giuseppe Ciuro, entrambi  componenti dell’équipe di spioni a disposizione dell’ingegnere Michele Aiello, uno degli imprenditori più ricchi e influenti in Sicilia  proprietario di cliniche a Bagheria (tra cui la famosa Villa Santa Teresa ), accusato di associazione mafiosa.

Destino comune, quello di Aiello e quello di Cuffaro, due uomini di successo del settore sanitario. Essi si conoscono, si parlano, si consultano, si vedono; ma dalla primavera 2003, quando decollano le indagini su di loro, smettono di comunicare.  Fino al 31 ottobre 2003, cinque giorni prima dell’arresto di Aiello, quando i due si incontrano in gran segreto in una boutique di Bagheria;  Cuffaro,  semina addirittura la scorta prima di presentarsi all’appuntamento.

Ma  i due di  che cosa parlano?

L’ingegnere, dopo l’arresto,  confessa: “Quel giorno parlammo del tariffario regionale della sanità che a me interessava per i rimborsi delle prestazioni delle mie strutture, ma discutemmo anche delle indagini in corso”.

Ma fino allo scorso 13 giugno, giorno in cui si è svolto il Processo contro le “Talpe”, il Governatore della Sicilia  continua a rispondere ai magistrati che non ha mai rilevato notizie riservate, arroccandosi dietro i suoi “non ricordo”, “non lo escludo”, “è possibile”.

La sua parola contro le intercettazioni telefoniche e ambientali,la sua parola contro le ammissioni dei suoi amici , tutti col camice bianco, ormai coimputati: Mimmo Miceli, medico amico da più di trenta anni, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, in stretti rapporti con Giuseppe Guttadauro , ex primario dell’ospedale civico di Palermo, boss di Brancaccio, già condannato  per la sua affiliazione a Cosa nostra ; Salvatore Aragona, anch’egli medico, grande amico di Guttadauro, già condannato a nove anni per favoreggiamento di Giovanni Brusca, l’uomo che azionò il telecomando contro Giovanni Falcone.

Un perito è stato nominato dai due determinati magistrati di Palermo, Nino Di Matteo e Gaetano Paci, proprio per trascrivere integralmente la conversazione , dove il boss Guttadauro al ritrovamento delle microspie nella sua abitazione, pare affermasse la frase: “Allora Totò aveva ragione..”

Frase che Cuffaro alla fine del processo nei giorni scorsi ha annunciato ai giornalisti che non esiste nelle bobine. Ma come fa ad anticipare l’esito della perizia?

In Sicilia oggi lenzuola bianche non vengono più esposte ai balconi delle case; le strade sono vuote dei colori scuri dell’ indignazione che furono presenti alla morte di Falcone e Borsellino e anche se la nostra terra non si macchia più di rosso del sangue delle stragi resta una Sicilia poco chiara, quasi in bianco e nero. Bianco come è il colore della Mafia oggi. Nero come il colore della rabbia di tutta quella gente in desidera solo onestà.

 

Francesco Paolo D'Amico

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