FU IL SENATORE D'ALI' AD ORDINARE DA TRAPANI L'ALLONTANAMENTO DEL PREFETTO SODANO?
di  Enzo Guidotto 


Chi ha fatto trasferire da Trapani il Prefetto Fulvio Sodano? E come mai - stando a quanto ha rilevato la minoranza dell'Antimafia - «imprenditori indagati risultano avere effettuato, tramite le loro aziende, diverse, rilevanti forniture di materiali per le opere pubbliche nel contesto della manifestazione dell'America's Cup»?

Precise risposte arriveranno sicuramente dal nuovo organismo parlamentare e dalla magistratura. Per cercare di capire certe contraddizioni basta però riflettere sulle vicende riguardanti la Calcestruzzi Ericina. Fino a quando Vincenzo Virga è riuscito a controllare il mercato del calcestruzzo, l'azienda è andata bene. Dopo il suo arresto ha cominciato a perdere clienti, “consigliati” dal successore Francesco Pace e dal suo entourage a rifornirsi presso altre imprese “amiche”: la Calcestruzzi Mannina di Enzo Mannina e la Sicilcalcestruzzi della famiglia Occhipinti di Paceco, all'interno della quale operavano uno o due figli dello stesso capo.

A deviare le richieste di forniture non erano però soltanto i mafiosi. Secondo quanto dichiarato in Procura da un amministratore dell'Ericina, il geometra Francesco Nasca, funzionario del Demanio addetto ai beni confiscati,  una volta avrebbe «ricevuto una telefonata dal sen. D'Alì con la quale il medesimo invitava a lasciar spazio ad altri produttori locali di calcestruzzo». E in effetti, una ditta che doveva eseguire certi lavori, dopo alcuni acquisti presso l'Ericina, decise di «rifornirsi altrove in quanto sollecitata in tal senso dal sen. D'Alì». Dove andò? Alla Sicilcalcestruzzi di Paceco. E chi aveva commissionato i lavori? Antonina Bertolino, presente a Partinico, nella campagna elettorale del 94, sul palco del candidato di Forza Italia,  figlia di soggetto indicato negli atti dell'Antimafia come «noto mafioso» amico “ntrìsicu” del più noto Frank Coppola, nonchè cognata di Angelo Siino, braccio destro di Totò Riina nel settore degli appalti.

Il vero obiettivo del piano predisposto dalla cupola imprenditorialmafiosa trapanese era però ben più ambizioso: “L'Ericina era cosa nostra e tale deve tornare”. Il crollo pilotato del fatturato dell'impresa, ormai di proprietà dello Stato, avrebbe dovuto pertanto sfociare da lì a poco nella messa in liquidazione o nella vendita a vil prezzo ad un imprenditore contiguo del settore:  Enzo Mannina, poi indagato per associazione mafiosa.

Per preparare il terreno, sempre il geometra Nasca si era addirittura attivato arbitrariamente per effettuare la valutazione dei mezzi aziendali per cui è stato esonerato dall'incarico e raggiunto da avviso di garanzia.

Non meno sorprendenti le vicende che si svolgevano alla luce del sole. Cosa succedeva? Con lo zelo che lo aveva sempre distinto da quei colleghi che pensano soprattutto al “27” e alla carriera, Fulvio Sodano (Prefetto di Trapani dal dicembre del 2000 al luglio del 2003, ndr) aveva cercato di creare a tutti i costi le condizioni per rilanciare l'attività dell' Ericina agevolando l'allargamento della sua clientela. Come? All'inizio contattando i rappresentanti delle categorie imprenditoriali per incoraggiarli a far acquistare là il calcestruzzo. Ma, paradossalmente, l'Assindustria non accettava l'idea formulando una controproposta: quella della vendita dell'impresa, guarda caso, al solito Enzo Mannina.

Possibile che la stessa persona fosse ritenuta la più indicata sia dalla mafia che da Assindustria? Possibile. D'altra parte è risaputo che a Palermo il presidente dell'Assindustria provinciale e quello di Confindustria regionale sono stati coinvolti personalmente in certe inchieste e si sono dimessi.      

Stando così le cose, il Prefetto Sodano preferisce rivolgersi direttamente ad imprese affidabili. E l'idea va in porto in occasione dell'America's Cup consentendo all'Ericina di evitare il peggio.

La soluzione ostacola seriamente il progetto della cosca e le reazioni, formalmente autonome ma di fatto convergenti, non si fanno attendere.

«U prefettu Sodano è tìntu e sinn'hàvi a gghìri!» dice al telefono Ciccio Pace a un interlocutore. Detto fatto! «Sono stato trasferito – dichiarerà agli inquirenti l'alto funzionario – sebbene avessi chiesto a Roma di non spostarmi per motivi di salute”». Ma detto fatto da chi? Dalla mafia? No: dallo Stato.

Provvedimenti del genere sono emanati dal Presidente della Repubblica su proposta del  ministro dell'Interno, a seguito di deliberazione del Consiglio dei Ministri. Ma il Ministro, si sa, in base all'esperienza storica e alla logica comune non muove foglia senza conoscere il parere, i desideri, gli auspici o le sollecitazioni del referente politico più in vista del posto. E la procedura – spiegano gli esperti del Viminale – diventa molto agevole quando capo del Governo, ministro ed eminenza grigia sottostante sono dello stesso partito.

E allora? La chiave di tutto sta forse nel particolare raccontato in Procura dal prefetto Sodano: «Il sottosegretario D'Alì si lamentò della mia attività a favore della Calcestruzzi Ericina».

Calunnia? La paternità del trasferimento di un funzionario non è certo un reato. Ma se il provvedimento, considerato lo zelo e lo stato di salute del destinatario, è stranamente improvviso, privo di giustificazioni, chiaramente inopportuno e controproducente, diventa legittimo criticare sotto l'aspetto morale e politico chi lo ha fatto emettere. Se, poi è vero, quanto riportato su “La Stampa”, che  analoghi tentativi sono stati messi in atto a vari livelli da “amici degli amici” in direzione delle poltrone del capo della Mobile e della Procura; se è vera anche la notizia secondo la quale un alto funzionario locale tiene alla larga da riunioni informali ma “simboliche” un esponente della polizia e uno della magistratura che hanno sempre operato in modo ineccepibile – peraltro rischiando la pelle - sembra proprio che certi comportamenti siano stati più diffusi di quanto si possa immaginare. Tanto più se si pensa che – si legge nella relazione di minoranza dell'Antimafia e non si legge in quella di maggioranza firmata dal presidente Roberto Centàro, senatore di Forza Italia -, imprenditori oggi indagati per associazione mafiosa, malgrado l'attenta vigilanza, sono riusciti a piazzare forniture per la realizzazione di opere pubbliche. I nomi? Tommaso Coppola, Antonino Birrittella ed Enzo Mannina. Qualcuno di questi, stando a stagionate intercettazioni telefoniche, sarebbe stato talmente sensibile al fascino perverso di Matteo Messina Denaro da chiedergli favori.

E allora, a che gioco giochiamo? Se da una parte è stata dichiarata la massima vigilanza e dall'altra le cose sono andate in un certo modo, tutto lascia pensare che il cambiamento del vento politico, spingerà presto altrove la vela di chi ha predicato bene e razzolato male. Chi vivrà vedrà. Anche perché - ha sottolineato la minoranza dell' Antimafia - negli atti dell'indagine «sono contenuti numerosi spunti» che a parere del magistrato competente «sono forieri di sicuri approfondimenti».

Enzo Guidotto

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