IL CUORE DELLA PROVINCIA DI TRAPANI NON E' AZZURRO, MA DEMOCRISTIANO
di  Francesco Genovese 


Si sbagliava e di grosso l'on. "Peppone" Maurici (rimasto escluso dal nuovo parlamento regionale, nonostante i 9.000 e passa voti, ndr) quando affermava ( era il suo slogan elettorale) che "il cuore di Trapani è azzurro".

Il cuore della Sicilia, il cuore della Provincia di Trapani, sono indiscutibilmente democristiani. L'UDC è il primo partito. Cuffaro è stato nuovamente incoronato re della "Trinacria"; nel trapanese, nonostante l'effetto D'Alì, gli inguaribili affezionati della "Balena Bianca" hanno conquistato il gradino più alto del podio. Da oggi in poi, più che nel passato, bisognerà fare i conti con loro.

Il senatore, neo presidente della Provincia, sa perfettamente di non potere disconoscere la forza dei numeri e, attraverso le sue capacità di mediazione, sta già elaborando tutte le più opportune scelte, finalizzate a non  far "innervosire" i "primi della classe", suoi compagni di coalizione.

A scanso d'equivoci va detto subito che i "nipotini locali" dei vari Moro, Andreotti, Zaccagnini, Fanfani, sono nettamente inferiori, sotto il profilo della levatura politica, ai loro antenati. Ed ecco perché le "intese" che si stanno materializzando, più che costituire una garanzia reale per la soluzione delle questioni di merito che soffocano lo sviluppo di questa Provincia, sembrerebbero avere più il sapore di accordi di potere fra "compari".

Il cuore rosso della Provincia, invece, quello che batte a sinistra, continua a presentare preoccupanti anomalie. Non convince. Non ispira fiducia. Non infonde entusiasmo. Non accelera i suoi ritmi neppure sotto sforzo. Non "pompa", al di là di qualche affermazione personale, consensi. In una parola, non sfonda il muro della mediocrità. Per colpa dei suoi uomini. Per colpa delle loro idee.

La partita si gioca sul campo. Con la gente e tra la gente. Non nel chiuso delle segreterie politiche dove comitati ristretti (di che?) decidono tutto per tutti.

Il tentativo di emulare i modelli degli avversari, dunque, appare meschino, sciocco, controproducente. Tanto più se questi modelli tendono, sistematicamente, ad enfatizzare gli eventi, le cose, i protagonisti, collocandoli in una dimensione esattamente opposta a quella reale. Il guaio è che parecchia gente finisce col credere a queste "panzane".

E allora? Allora, occorre allontanarsi in fretta dal "gorgo impazzito" dell'illusione e dell'assuefazione. Come? Attraverso due sole vie: le scelte coraggiose e l'onestà d'intenti. Diversamente da questo, non ci sarà mai partita. 

Francesco Genovese

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