POLITICA TRAPANESE,MISERE LITI TRA AMICI 
di  Aldo Virzì 


Ma, a Trapani, che fine ha fatto la politica, quella con la P maiuscola?  C'è da chiederselo assistendo, anche da semplice spettatore, a quanto avviene nei palazzi della politica che non sono più, come era una volta, quelli delle segreterie dei partiti. Oggi la politica (con la p minuscola) si fa dentro i palazzi del potere, cioè negli enti pubblici e loro assimilati.

E a quale spettacolo assistiamo seguendo le cronache della Provincia regionale dove unicamente per beghe molto interne, senza alcuna distinzione ideologica, di linea politica o cose simili, è praticamente scomparso il gruppo di Forza Italia, cioè del partito che aveva stravinto le elezioni? Basta un nonnulla, una richiesta di favore respinta, uno sgarbo,  per attuare la nuova moda di lasciare il gruppo e dichiararsi indipendenti, magari pronti se accontentati a tornare “a casa”, come se nulla fosse accaduto. Ad onor del vero è rimasta anche la vecchia moda della prima repubblica di cambiare partito, qualcuno in pochissimo tempo ne ha già cambiato tre, forse quattro. Anche i cronisti politici hanno perso il conto e qualcuno ci ha confessato di avere preso un grosso mal di testa nel tentare di seguire tutti i movimenti che hanno, nel tempo, interessato Giunta e Consiglio. Di stabile è rimasta la sola Presidentissima, la preside di ferro Giulia Adamo che ha dimostrato di saperci fare con la politica ed il potere. Tanto di cappello!

Anche al neo presidente Maurizio Sinatra, brillante avvocato, ma anche politico accorto. Sembrava tagliato fuori, unico rappresentante in consiglio di un mini partito senza truppe; insieme all'amico di sempre, il segretario provinciale del Pri (versione La Malfa) Livio Daidone, ha saputo tessere la tela e si è ritrovato Presidente del Consiglio Provinciale. Certo questo ha causato la clamorosa rottura dentro Forza Italia, e qualcuno se ne ricorderà a tempo debito. Intanto dovrà definitivamente accantonare qualunque sogno di candidatura a Sindaco di Erice. Un avversario in meno per  l'avv. Massimo Zaccarini che partito da lontano, con costanza, ha saputo superare ostacoli interni ed esterni ed appare avviato ad essere il candidato più credibile, non soltanto nel centro sinistra, a succedere ad un Ignazio Sanges sempre più in declino, sia come amministratore del comune della vetta che come responsabile della politica di Forza Italia. Né Sanges potrà sperare di ribaltare il giudizio dei suoi cittadini annettendosi il merito dell'inaugurazione della funivia Trapani-Erice. Non lo consentirebbe, soprattutto, Giulia Adamo che tagliata fuori dal sen. D'Alì sulla “Coppa America” cercherà, anche in vista delle elezioni del prossimo anno, di intestarsi più meriti possibili.

Sul centrosinistra e sulla sua necessità di litigare all'interno si è gia detto tutto o quasi. Le cronache aggiornate riferiscono della lite tra il solito Giacomo  Tranchida e Lucia Titone, rappresentante di Rifondazione comunista, sembravano un duo indissolubile ed invece…….

Un capitolo a parte merita l'Udc. Gli ex democristiani -ritornati tali, particolarmente dopo il flop laico sul referendum nazionale sulla procreazione assistita- hanno riscoperto il sapore delle correnti e se ne infischiano dei capi partito. Così il commissario Grillo può parlare al vento ed al vento dare indicazioni. Loro, ubbidiscono solo ai capicorrente. Risultato: litigano anche loro, ovviamente su questioni di potere e poltrone. Vanno in ordine sparso.

E la politica? Continua a non esistere, anche perché si avvicina la Coppa America di vela, per tanti più importante di qualunque cosa. Per esempio per il sen. D'Alì, sottosegretario agli interni. I suoi colleghi ministeriali sono alle prese con l'aumento dei reati, la mafia, la droga, l'immigrazione clandestina etc. Il nostro rappresentante di governo fa invece la spola con la Svizzera, Valencia, Trapani adoperandosi perché “l'evento” possa disputarsi.

Toccherà, probabilmente a D'Alì mediare con Bartolo Pellegrino e Nuova Sicilia che da quando hanno abbandonato il Sindaco Fazio, e le poltrone che aveva loro concesso, sono diventati i più fieri oppositori dell'amministrazione, ma anche i primi oppositori “dell'evento”, forse insieme a qualche protagonista che siede nelle principali poltrone del palazzo della Provincia.

Un gruppo di cittadini con l'avallo di un giovane, rampante, editore e di alcuni politici (a cominciare dall'onnipresente, a Trapani, sen. D'Alì, ma anche dell'ex sindaco Buscaino, insomma trasversale) ha riscoperto la necessità di rettificare i confini tra Trapani ed Erice. Se ne parla da sempre, ma questa volta sembra si voglia fare sul serio. C'è un progetto, sempre perfettibile, e soprattutto la volontà, tradotta nell'organizzazione della raccolta delle firme per l'indizione di un referendum:siano i cittadini trapanesi ed ericini a decidere. Apriti cielo! La politica, quella con la p minuscola, soprattutto quella che ha sede nel palazzo municipale ericino, ma non solo, trasversale e quasi unanime,  si è scatenata alzando barriere di ogni tipo. Sono in molti a vedere minacciato il cadreghino sul quale siedono immeritatamente e dal quale ricevono misere prebende. E' probabile, anzi probabilissimo, che tra gli organizzatori del referendum e dell'ipotesi di unificazione dei due comuni ci sia qualcuno mosso da interessi non proprio civici. Bisognerà vigilare perché questo non accada e denunziare pubblicamente eventuali progetti speculativi, ma il processo di unificazione del territorio -non solo Trapani-Erice, ormai tra l'abitato del capoluogo e quello di  Paceco lungo l'asse della strada statale  ci sono solo poche decine di metri a separarlo- appare inarrestabile.

Sulla e della Coppa America su queste colonne abbiamo già scritto e detto, piuttosto da cronisti siamo rimasti stupiti dall'incredibile polemica, con tanto di annunciate querele, innescate dal rampante editore ( il passato di questa città ne ha conosciuto qualche altro ) a proposito di pochissime righe scritte da un giornalista nel contesto di un lungo articolo sulla Coppa America. Avere solo accennato, anche con errore, all'arresto di un tecnico, per il giovane editore alla ricerca di spazi e ruoli ha significato “una schifezza, in una sola riga è stata umiliata l'intera città. Un colpo basso”e via discettando. Ovviamente ha subito trovato un lungo codazzo di laudatori feriti nel loro orgoglio di trapanesi. Cito ancora l'editore, la sua chiusura: “siamo stanchi di tanta disonestà intellettuale, proviamo ad alzare la testa ed a mostrare il nostro orgoglio di siciliani e di trapanesi” (cos'è, una categoria speciale ndr?). E' anche giusto polemizzare, ma le cose dette e scritte mi sembrano veramente esagerate. Tanto ardore mi ha fatto ricordare il Sindaco Garuccio e la copertina dello scorso numero di questo giornale. Fui involontario testimone e semiprotagonista della filippica del buon Garuccio che alla collega inviata del giornale “L'Ora”, che accompagnavo, tentò di spiegare che a Trapani la mafia non esisteva per il semplice fatto che Pizzolungo (luogo della strage) era in territorio di Erice.  E lo diceva accorato, difendendo “con orgoglio” la città ed i suoi abitanti. La cosa finì sul giornale scatenando le polemiche e la vignetta di Forattini.

 "Non so se è inutile ribadire che bisogna cercare le cause anche di questi apparenti luoghi comuni. Se la mafia è cresciuta e sviluppata è perché il sistema politico non ha saputo e voluto ribellarsi, i cittadini -certo, non tutti- non hanno saputo ribellarsi. Non è certo un'invenzione dei magistrati l'affermazione che c'è un sistema mafioso che governa e regna in Sicilia. In altre parti c'è la delinquenza organizzata, ci sono molte forme di accaparramento di denaro pubblico, ma non è il sistema”.

A chi vuole meglio comprendere di cosa si parla  si può consigliare la lettura di un istruttivo libro della editori Riuniti, scritto da Francesco Forgione: “Amici come prima”.

Un altro episodio però è ancora più preoccupante della solita tiritera di orgoglio trapanese. L'editore nel chiedere agli amministratori comunali di avanzare un'azione risarcitoria per la grave offesa arrecata al popolo trapanese (a proposito, rifacendoci a Erasmo Garuccio suggeriamo agli offesi di chiarire che il tecnico arrestato è nativo di un paesino del Belice e che risiede in un comune contiguo a Trapani) aggiunge e suggerisce agli amministratori pubblici che ai giornali che criticano, che fanno riferimento alla mafia non bisogna dare pubblicità istituzionale. Ma il rampante editore è cosciente della gravità delle cose scritte? Sa che sta attaccando uno dei principi fondamentali della libertà di stampa? Sono buoni solo i giornali (le gazzette) che scrivono quello che vogliono lor signori! Questo rampante editore conosce giornalisti o velinari (giro la domanda anche ad quel suo anonimo -ma non tanto- collaboratore che si firma “penne all'arrabbiata”, anche a proposito di contratti di lavoro)? Ed infine, c'è qualche interesse di bottega in quella affermazione?

Un ricordo personale del quale mi scuso anticipatamente. Ho iniziato, in anni molto lontani, la mia attività di giornalista nel quotidiano palermitano “L'Ora”. Si è interrotta poco tempo prima della chiusura definitiva di quello storico giornale. Per i pochi, soprattutto giovani, che ignorano, era il giornale -forse l'unico- che della lotta alla mafia aveva fatto la sua ragione di vita. Uno dei principali motivi della chiusura di quel giornale fu la questione economica, si sa che un giornale senza pubblicità non vive. Il giornale “l'Ora” non ne aveva, il sistema politico mafioso che, particolarmente in quegli anni, regnava in Sicilia non consentiva che al giornale venisse data pubblicità. Meno che mai da parte delle istituzioni. Il giornale “L'Ora” fu costretto a chiudere. La mafia aveva vinto.

Aldo Virzì

 

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