ATTENTI AL LUPO
di  Nicola Rinaudo 


Il vento non è cambiato. Il politico, neppure. L'uomo ha solo qualche anno in più e qualche capello in meno. Bartolo Pellegrino, l'onorevole, da oltre un quarantennio protagonista della scena politica siciliana, cavalca con sicurezza ed eleganza il suo…puledro.

L'attualità, la stretta attualità di questi giorni, racconta dell'avvenuto passaggio di consegne per acclamazione (deciso, cioè, da Pellegrino) fra l'uscente segretario di "Nuova Sicilia" Mistretta e il subentrante Castiglione (suo fedelissimo insieme ad Augugliaro). Il rito è stato celebrato nella sede trapanese del partito, in via Fardella, piena in ogni ordine di posti. Un'adunata indetta per salutare l'evento ma, soprattutto, per acclamare Lui, il padre - padrone. Il capo indiscusso. Colui che decide tutto. Per tutti. "L'animale" - politico s'intende - che non ama il contraddittorio, nei cui confronti i suoi accòliti si rapportano con rispettosa soggezione.

L'attualità, sempre quella di prima, narra anche del suo intenso peregrinare attraverso la Sicilia.

“Il leone di Guarrato" è, più che mai, in piena campagna elettorale. Si accinge a definire le liste in vista delle prossime elezioni regionali. Già, di quella Regione Siciliana tanto cara a Lui che, come ha scritto su "Antimafia 2000" Claudio Fava, "da assessore dell'Ulivo in quota Dini (Rinnovamento Italiano ndr), si vendette al polo consegnandogli il Governo della Regione chiavi in mano (il ribaltone che decretò la caduta del Governo Capodicasa e l'elezione a Presidente della Regione di Vincenzo Leanza ndr), in cambio di un po' d'elemosine elettorali per sé e per i suoi compari".

Un carrozzone (la Regione) dal quale il presidente di "Nuova Sicilia" non ha mai messo giù le mani. Neppure quando si è dimesso, non prima, però, d'aver sistemato nei punti chiave i suoi uomini, a seguito di quell'inchiesta della Magistratura che ha inferto un duro colpo alla cosca di Monreale.

E quella intercettazione ambientale nella quale - scrive ancora Fava - "Pellegrino avrebbe suggerito a tre suoi amici di partito, finiti poi in galera per mafia, come si fa a recuperare un terreno confiscato alla mafia, a chi intestarlo, attraverso quale società, come ottenere i finanziamenti della Regione…, nel contesto della quale Pellegrino avrebbe usato i termini di infame e sbirri…", che fine ha fatto? E' stato solo un abbaglio degli inquirenti? Amplificato dalla stampa?.

"Io - risponde un po' seccato Pellegrino- non sono mai stato indagato per questa vicenda. Sono stato semplicemente ascoltato dai Magistrati come persona informata sui fatti. La decisione di dimettermi è un fatto strettamente personale. Per me il problema è chiuso".

Una mossa d'alta strategia politica. Un colpo da "fuoriclasse". Una "giocata sopraffina" esclusa, ad esempio, tanto dall'attuale presidente della Regione Salvatore Cuffaro, quanto dall'attuale sindaco di Trapani Girolamo Fazio. Entrambi,  benchè sotto procedimento penale, in due distinti processi, e con capi d'imputazione decisamente diversi, continuano a rimanere tranquillamente ai loro posti.

"Ognuno- replica un corrucciato Pellegrino - risolve i problemi in ragione dei suoi interessi politici".

Forse, si tratta degli stessi…interessi (quali?) sui cui si basa l'ultima diatriba in atto fra i Magistrati e Bartolo Pellegrino. Al centro della storia alcuni incontri fra un fantomatico personaggio, non meglio specificato, e l'esponente politico trapanese.

"Io, questo signore, l'ho incontrato - sostiene Pellegrino - soltanto due volte. I Magistrati, invece, affermano che gli incontri sono stati tre".

Siamo all'assurdo. Al ridicolo. Pellegrino vorrebbe somministrarci la storiella di quello che ha rubato una sola volta e non cento volte. Ma fra una e cento volte dove sta la differenza? Il reato di furto lo si commette ugualmente. In altre parole Pellegrino, da raffinato comunicatore, vuole farci intendere che i giudici non hanno tra le mani un bel niente per incastrarlo. Si stanno arrampicando faticosamente sugli specchi, tentando di aprire finalmente un procedimento a suo carico, con l'accusa di falsa testimonianza.

Questo è il Pellegrino di oggi. Uguale al Pellegrino di domani. Copia identica del Pellegrino di ieri.

Ha resistito, finora, a tutte le tempeste. Ha assistito impassibile alla fine ingloriosa di Pietro Pizzo e Francesco Canino, due personaggi che, insieme a Pellegrino stesso, da amici e da avversari, hanno scritto, nel bene e nel male, trent'anni di storia politica trapanese.

"La mia - spiega appena compiaciuto il numero uno di Nuova Sicilia - è una storia che si è sviluppata all'interno della politica. Pizzo e Canino, secondo il mio parere, hanno dato un contri-buto positivo alla politica trapa-nese. L'accani-mento che stanno subendo oggi, mi sembra esagerato".

Magari si tratta dello stesso accanimento con il quale il centro sinistra ha dipinto il progetto di sanatoria edilizia varato da Pellegrino ai tempi in cui era assessore regionale al territorio, definendolo come "il più osceno progetto di sanatoria a memoria repubblicana, con case e alberghi abusivi anche in riva al mare, proprio come a Copacabana…".

"Questa sinistra - ribatte Pellegrino - non conosce il significato del termine osceno. Quel disegno di legge aveva avuto anche il consenso degli ambientalisti. Quel decreto conteneva soluzioni in grado di assestare il fenomeno dell'abusivismo su condizioni migliori e diverse. Era prevista una reale pianificazione del territorio. Oggi, invece, siamo nelle mani sbagliate: quelle degli sportelli unici".

Il nostro istinto di cronisti ci suggerisce, ora, di alzare il tono della chiacchierata. Tentiamo l'affondo, ricordando a Pellegrino che lui sarebbe stato socio in affari con Francesco D'Angelo che, nei rapporti degli investigatori, è descritto come un esponente di spicco della "vecchia onorata società" di Paceco. L'attività che avrebbe legato in affari Pellegrino e D'Angelo, era una cava, a San Vito Lo Capo, per lo sfruttamento del marmo. L'ex parlamentare regionale siciliano, d'improvviso, si fa scuro in volto. S'irrigidisce. La domanda non è di suo gradimento ma, soprattutto, detesta parlare del suo passato…remoto.

"Io - ammonisce -  non sono mai stato socio in affari con Francesco D'Angelo. Gli atti che ho compiuto sono alla luce del sole. Lei mi parla di cose che risalgono a quasi cinquant'anni fa".

Ci riproviamo. Non più col passato…remoto che tanto lo turba, ma con il passato…prossimo, quello più recente. Le nostre speranze, però, s'infrangono contro un muro di granito quando gli facciamo rilevare che nella sua segreteria politica avrebbero trovato dimora, per un certo tempo, come collaboratori, persone condannate per mafia e parenti di primo o di secondo grado di mafiosi. L’indiscrezione riguarderebbe  "Mommino" Coppola, fratello di Filippo, entrato in galera, quest'ultimo, da docente di scuola media e uscitone con la nomina a Preside di una scuola privata.

"Se lei pensa - risponde stizzito - di scoprire chissà quali verità, di fare del sensazionalismo giornalistico, le dico che ha sbagliato persona. Parlare di queste cose non m'interessa e non credo che lei e il giornale che rappresenta ne trarreste vantaggio".

Poi, senza preavviso, esclama!: "chi l'ha mandata?".

Un interrogativo identico ci fu posto nel 1991 da un collega giornalista (cosa decisamente più grave), immediatamente dopo aver realizzato un servizio televisivo che documentò, attraverso immagini inequivocabili lo stato d'abbandono, unitamente al conseguente immane sperpero di denaro pubblico, in cui versava la casa albergo per anziani del comune di Valderice -retto all’epoca dal Sindaco Cristoforo Grammatico, imprenditore marmifero a Custonaci- mai entrata in funzione come tale.

Oggi, come allora, abbiamo risposto alla stessa maniera. Cioè, non abbiamo risposto. Non ce n'è bisogno.

Una cosa, però, egregio Pellegrino, desideriamo dirgliela. Il quesito con il quale Lei si è proposto a noi, oltre a denotare una certa ineleganza e, peggio ancora, una scarsa, scarsissima conoscenza del suo interlocutore, almeno sul piano etico - professionale, è la prova provata - lo dicevamo in principio d'articolo - che il suo modo di pensare e di agire è esattamente uguale a quello di quarant'anni fa. E poi Lei ci dice che "la mafia in Sicilia si può battere modificando il sistema". Se questo è il suo concetto di modifica del sistema, ci permetta di nutrire qualche ragionevole dubbio. In ogni caso, complimenti per avere fatto scuola non solo in politica ma, a quanto pare, anche in altri campi dove, in teoria, voi politici non dovreste neanche ficcarci il naso.

Le parole che Pellegrino non ci ha detto, difficilmente le ascolteremo altrove. Meno che mai nei suoi abituali monologhi televisivi, inscenati presso l'emittente che lo ospita. In realtà il padrone di casa è Lui, con il povero conduttore di turno che, a fatica, riesce a farlo stare zitto solo quando deve lanciare la pubblicità. I suoi più recenti soliloqui hanno riguardato la sua personale idea sul progetto autonomistico - federativo della Sicilia, la strategia di risparmio da parte della Regione sulla spesa sanitaria nell'isola. Certo, sentir parlare Pellegrino di risparmio, fa un certo effetto.

In passato qualche problemino con la giustizia, per emissione di assegni a vuoto, forse per scelleratezza, forse per eccessiva generosità, lo ha avuto.

"E allora? - Ha sempre spiegato, angelico - questi sono fatti privati. Altra cosa è la mia vita pubblica".

E allora, pubblicamente, snocciola cifre, indica soluzioni su come e dove risparmiare, disegna strategie sulla sanità siciliana. Fa anche, in verità, "esercizio di alto dottorato scientifico" in merito alla vicenda relativa alle poltrone di direttore sanitario e di direttore amministrativo in seno all'azienda sanitaria locale numero nove di Trapani. Si richiama alla teoria della "discontinuità" che, tradotta dal politichese significa, ad occhio e croce, che quei due professionisti "non dovevano essere riconfermati in ruoli he occupano già da tempo".

E da buon "scienziato"…della politica sorride, invece, alla nomina di Gaetano D'Antoni (uomo “vicino” al Gover-natore Cuffaro), a direttore generale della AUSL trapanese, in luogo dell'avvocato Manno, dirottato a Ragusa.

Signori, attenti al lupo!.

 

 

Nicola Rinaudo

 

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