LINARES, POLIZIOTTO D'ASSALTO
di  Nicola Rinaudo
 


  Rifiuta, ma senza particolari esternazioni di dissenso, l'etichetta di "prodotto da laboratorio", attribuitagli da qualcuno. Dice di non essere una persona attaccata alla poltrona, benchè su quella di capo della Squadra Mobile di Trapani vi sia seduto, ormai, da nove anni. A questi vanno sommati altri quattro anni con i gradi di vice. Afferma di non pensare alla carriera, ma di badare al lavoro. Solo al lavoro. Smentisce ancora una volta e, sempre con la medesima frase, le indiscrezioni che lo vorrebbero vicinissimo ad un trasferimento: "sono solo chiacchiere da bar. Niente di più e niente di meno che semplici chiacchiere da bar".

Sul conto di Giuseppe Linares, marsalese di nascita, nipote di Mons. Linares, dipinto ai suoi tempi come una "potenza ecumenica", le voci si rincorrono, si accavallano. Le ultime sirene parlano, addirittura, di altolocati esponenti della Massoneria che, attraverso propri fiduciari, avrebbero proposto al giovane poliziotto una clamorosa (ma non meglio specificata) promozione.

"L'ipotesi - risponde un sorpreso Linares - mi sembra a dir poco fantomatica. La Massoneria non ha la forza (siamo proprio sicuri? ndr) di decidere un trasferimento. Questo è solo millantato credito. Registriamo, comunque, non posso negarlo, un certo livore nei nostri confronti, da parte di qualcuno. Ciò non fa altro che alimentare le aspettative della mafia. Di trasferimenti, però, almeno nell'immediato, non ce ne saranno. State tranquilli. Certo, è pur vero che qualche sorpresa potrebbe sempre arrivare, magari all'improvviso. Non fraintendetemi. Non sono uno attaccato alla poltrona, anche perché questa è una poltrona, ve lo assicuro, decisamente scomoda. Sia chiaro di offerte di trasferimento ne ho ricevute e continuo a riceverne. L'attuale Prefetto di Trapani, Giovanni Finazzo, già Questore di questa città, quando s'insediò a Milano, mi propose di seguirlo. Ma io, in testa, ho solo una cosa: continuare a sviluppare un progetto che, sotto la mia direzione, va avanti dal 1995. Un progetto, un laboratorio, chiamatelo come vi pare, avviato da dirigenti come Germanà e Malafarina. Oggi abbiamo coperto solo il 20% del percorso totale. La strada è ancora lunga. I risultati ottenuti negli ultimi dieci anni - continua Linares - sono per certi versi straordinari. La cattura di boss come Virga, Mangiaracina, Sinacori, Bonafede, Milazzo, le varie fasi delle operazioni <Peronospera> e <Rino>, solo per citarne alcune, non sono altro che il frutto della grande e preziosa eredità lasciataci da magistrati come Falcone e Borsellino: il concetto del pool. Magistrati, investigatori, forze dell'ordine, tutti assieme, a formare un'unica squadra, i cui componenti si scambiano in continuazione informazioni, per perseguire obiettivi comuni. Ma attenzione, non è tutto oro quello che luccica. Questa Provincia, la Provincia di Trapani, continua ad  essere lasciata allo sbando da parte dell'autorità centrale di Governo. I nostri organici sono fermi al 1990. Abbiamo urgente bisogno di ulteriori uomini e mezzi, ma ogni volta ci rispondono che gli organici vanno bene così. Certo di fronte a questi risultati investigativi chi oserebbe dire il contrario? I nostri superiori - prosegue uno scatenato Linares - ci dicono di correre come se tra le mani avessimo una Ferrari. In realtà ci ritroviamo, a mala pena, alla guida di una cinquecento che, comunque, dobbiamo coccolare, accudire con le stesse attenzioni che si dedicano ad un neonato. Perché se si rompe la cinquecento rimaniamo tutti e, definitivamente, a piedi. La Provincia di Trapani, vi prego di credermi, merita di più. Molto di più. Lo Stato, a condizione che lo voglia veramente, può tranquillamente, nonostante tutto, avere partita vinta sulla mafia. La politica e, soprattutto i politici, purtroppo, non hanno idee. Non ci sono uomini nuovi che riescono a farci uscire da una situazione di perenne emergenza. Siamo in stato d'assedio, costretti a combattere una guerra contro una mafia che, attraverso la nuova strategia dell'invisibilità, si sta riorganizzando. La mafia sta ritornando nelle campagne. Usciti dal carcere, i figli dei vecchi boss eleggono il proprio domicilio nei centri rurali, lontano da occhi indiscreti. S'incontrano, parlano, programmano con i componenti delle varie famiglie di riferimento, dando vita, indisturbati, al fenomeno dell'associazione mafiosa. Stiamo studiando le contro mosse da adottare, ma la nostra azione di controllo e prevenzione è ostacolata non poco anche da tempi burocratici decisamente lunghi".

Linares, insomma, le cui dichiarazioni, in larga parte, risalgono alla conferenza stampa indetta per illustrare gli esiti dell'operazione "Peronospera due", traccia con grande lucidità un quadro preoccupante, ma non irreversibile. La carica che ha addosso questo giovanotto che da tre anni non va in ferie, praticamente insieme a tutta la sua squadra, è qualcosa di stupefacente. C'è chi lo rimprovera di far ricorso, quasi esclusivamente, a metodi repressivi e lui contrattacca dicendo che, considerato tutto, "non si può che reiterare, come unico ed efficace antidoto contro il male (la mafia e l'immigrazione clandestina ndr) una forte terapia d'urto". Ma il giovane funzionario di polizia criminale tiene a sottolineare di non essere soltanto un inquisitore. "Sono una persona - dice - aperta al dialogo. Con tutti. E sarei davvero felice - continua - se altri imprenditori, ma anche sindacalisti e politici decidessero, una buona volta per tutte, di lasciarsi andare, facendo crollare quei muri di omertà che ancora ci separano. Sarebbe davvero un bel passo in avanti".

E a proposito di chiacchiere serie, non da bar, fa timidamente capolino una voce in base alla quale Linares e compagni, recentemente, sarebbero stati ad un passo dalla cattura di Matteo Messina Denaro, uno dei due capi indiscussi, l'altro è Bernardo Provenzano, di Cosa Nostra, ma che il suggerimento di qualche "confidente" avrebbe indotto i poliziotti trapanesi a sospendere le manovre, perché ancora non sarebbero maturati i tempi giusti. "Matteo Messina Denaro - risponde un Linares quasi stizzito - sarà preso. Se queste voci avessero un fondo di verità avrei chiesto, immediatamente, la mia radiazione dai quadri della polizia. Chi è quel pazzo che, avendo di fronte Matteo Messina Denaro, gli dice: per ora vada, la prendo la prossima volta! Se qualcuno ha agito così in passato, soprattutto nei riguardi di Provenzano, non possiamo non parlare di un atto di gravissima inadempienza. Nel caso di Messina Denaro, attenzione, stiamo parlando non di un mafioso qualunque, ma del capo dei capi di Cosa Nostra. Di un soggetto che, all'interno dell'organizzazione mafiosa, è venerato alla stregua di una divinità. Può contare, dunque, su una protezione assoluta. Gli elementi in nostro possesso ci inducono a pensare che non si nasconda in Provincia di Trapani, ma che vi faccia periodicamente ritorno per supervisionare l'andamento delle cose dalle parti di casa sua".

Dunque, il concetto di mafia insuperabile, riemerge prepotentemente. Linares, tuttavia, non è d'accordo, anche se l'inadeguatezza di uomini e mezzi nell'azione di contrasto al potere mafioso - criminale ( salvo dirci di avere fatto soltanto un brutto sogno ndr) l'ha denunciata lui, in maniera netta ed inequivocabile. Per quanto riguarda, invece, il capitolo dell'assenza praticamente totale di una mobilitazione civile, il capo della Squadra Mobile di Trapani, così conclude: "i trapanesi non riescono ad affrancarsi da metodi e sistemi risalenti all'età del Feudalesimo. Sono persone abituate ad obbedire. Solo ad obbedire".

Nicola Rinaudo

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